Israele

 

 

Canale 1, 1965-2017

di Osnat Leon-Safrai e Nadav Munk

 

Martedì, 9 maggio 2017, notiziario principale sul primo canale. Gheula Even, conduttrice ufficiale, scoppia a piangere in diretta. Circa un’ora prima dell’inizio della diretta è stato diffuso un comunicato ufficiale in base al quale, quello in programma sarebbe stato l’ultimo notiziario presentato nel contesto dell’attività del canale pubblico.

Questo notiziario così drammatico ed emozionante ha segnato la fine delle attività della “Rashut ha-tzibur” (Autorità pubblica per le comunicazioni) dello Stato d’Israele e l’inizio di un nuovo network: “Kan”.

La Rashut ha-tzibur è stata l’autorità responsabile del funzionamento del primo e di altri canali in televisione, alla radio e su internet. Fino agli anni ’90 del secolo scorso, quest’autorità è stata l’unica a gestire un canale televisivo e di gran lunga l’organo principale nel settore dei canali radio. La popolarità in questo periodo era al suo massimo ed il canale televisivo operava in regime di monopolio, praticamente senza competizione. Il finanziamento di questo canale avveniva attraverso un canone pagato da tutte le case in cui c’era un televisore, da programmi a pagamento e da fondi provenienti dallo Stato.

Da quel periodo, sono stati introdotti molti altri canali e la Rashut si è trovata ad operare come un canale tra i tanti, in forte competizione con i canali commerciali. L’audience del canale è diminuita in modo evidente soprattutto rispetto ai risultati ottenuti da tutti gli altri canali commerciali.

Nel corso degli anni, si è registrata una diminuzione preoccupante nel livello e nell’attività della Rashut ha-tzibur. I diversi consulenti e commissioni statali che hanno analizzato la situazione hanno stabilito che era causata dall’alto numero di dipendenti, dalle elevate retribuzioni, dalla rigidità dei contratti di lavoro e dalla legge che rendeva complicato dirigere l’Autorità con professionalità.

Nel 2007 il governo ha varato un progetto alternativo volto al cambiamento della Rashut. Il progetto ha portato al pensionamento di 700 dipendenti, ma i cambiamenti necessari erano ancora lontani da venire. La discussione sulla qualità dell’Autorità, la sua utilità ed efficienza finanziaria è continuata.

Tra i principali sostenitori del processo c’era il ministro degli interni (ex ministro per le comunicazioni) Ghilad Erdan, membro del partito del primo ministro (Likud); questi aveva proposto la cancellazione dell’Autorità per le comunicazioni e la creazione di una nuova azienda pubblica [Taaghid, ndt]. Il primo ministro ha appoggiato pubblicamente questa posizione ed in un paio di occasioni, si è anche espresso contro l’Autorità per le comunicazioni. Durante la propaganda elettorale delle ultime elezioni del 2015, in un video ha persino paragonato i dipendenti dell’Autorità ai terroristi di Hamas. In seguito alle critiche, il primo ministro si è dovuto scusare spiegando che non era sua intenzione. Ma oramai il danno era fatto.

Quando la nuova azienda incominciava a prendere forma, Netanyahu ha iniziato a temere di non avere sufficiente controllo della stessa Taaghid e dei suoi contenuti. Secondo il suo punto di vista era composta da troppi dipendenti critici nei confronti suoi e del suo governo. Per questo motivo ha iniziato ad attaccarla in ogni contesto possibile ed a dichiarare che non c’era alcun bisogno di essa.

Tutta la discussione intorno alla chiusura della Rashut ha-tzibur avrebbe potuto essere un soggetto di una serie televisiva drammatica piena di politica, istinti e storie personali toccanti. Né il programma nucleare iraniano, né il terrorismo palestinese né questioni economiche fondamentali hanno occupato il sistema politico israeliano come questa vicenda. Giochi di potere e di ego, controllo politico sui media, scontro sui valori democratici, accuse di razzismo e discriminazione e molto altro ancora hanno accompagnato la chiusura della Rashut e la costituzione della nuova Taaghid.

I contrari alla chiusura della Rashut ha-tzibur sostenevano il bisogno di avere un canale pubblico in grado di dar voce a tutte le componenti della società, di risparmiare soldi pubblici ed essere sotto il controllo del governo che avrebbe dovuto fungere da garante. “A cosa serve un’azienda se noi non la controlliamo? Noi mettiamo i soldi e loro faranno i programmi come vogliono?”. Questa dichiarazione è stata fatta dal Ministro per l’Istruzione in persona, Miri Regev, nel luglio 2016, durante la seduta del Consiglio dei ministri che ha posticipato l’inizio dell’attività della Taaghid.

 

Nel corso della medesima riunione burrascosa, il ministro degli Interni, Ariè Deri, ha dichiarato: “Io sono il presidente del partito dei charedim [ultraortodossi, ndr] sefarditi e rappresento gli abitanti delle periferie. Questa popolazione si sente come un corpo estraneo rispetto alla comunicazione… Il pubblico che io rappresento non è parte in alcun modo della comunicazione israeliana: ne è staccato del tutto”.

Al contrario, i sostenitori della formazione della Taaghid hanno continuato a ribadire l’importanza di una comunicazione indipendente, che rappresenti tutta la società e libera dal controllo del governo. “Una comunicazione libera è la base portante fondamentale di una democrazia sana. Nello stesso modo in cui il partito Kulanu ha protetto lo status dei tribunali ed ha frenato l’emanazione di leggi che avrebbero potuto danneggiare la democrazia, anche in questo caso, ci assicureremo che lo status della nuova azienda pubblica sia forte ed indipendente. Propongo a tutti i politici, di smettere di intromettersi nella gestione dei media e concentrarsi sul bene pubblico sociale che è lo scopo per cui sono stati eletti”. Questa la dichiarazione del deputato Roy Folkman, presidente di Kulanu, il partito del Ministro del Tesoro Moshè Kahlon, che ha molto spinto per la creazione della Taaghid.

Ad un certo punto, dopo diversi tentativi di annullarla e quando il primo ministro aveva capito che il treno era ormai uscito dalla stazione, ha cercato di limitare i danni in ogni modo. Ha persino minacciato di indire elezioni anticipate ed alla luce della storia dello Stato di Israele non era certo impensabile che si potesse arrivare ad elezioni per un tema simile. Per esempio, molti commentatori politici sostengono che l’anticipazione delle elezioni nel 2013 da parte dello stesso Netanyahu era dovuta alla volontà di bloccare la legge “Israel haYom”. Israel haYom è il quotidiano gratuito più diffuso in Israele e c’è chi lo chiama “bibiton” [da iton, giornale, ndt]. Questo quotidiano è sotto il controllo del miliardario americano Sheldon Hadelson, buon amico e sostenitore del primo ministro da diversi anni. Fin dal primo giorno della sua pubblicazione, sostiene in modo acritico e senza dubbio alcuno la linea di Bibi. Quando la Knesset ha cercato di limitare il potere di questo giornale ed i danni causati al mercato dei quotidiani in Israele, lo Stato di Israele, proprio per  decisione di Bibi, è andato ad elezioni anticipate. Infatti la legge è decaduta.

Dopo un periodo di forti turbolenze nel sistema politico, alla fine di marzo 2017, il primo ministro ed il ministro del Tesoro hanno raggiunto un compromesso, che prevedeva la chiusura della Rashut ha-tzibur come programmato con la contestuale costituzione di un nuovo network per le notizie e l’attualità diviso e distinto dall’azienda per le comunicazioni pubblica “Kan”.

Il consiglio della Taaghid ha esposto la sua totale contrarietà a questo compromesso. Questa manovra ha fatto sì che fino a quando non sarà fondata la nuova società di notizie, la direzione della Rashut ha-tzibur, considerata vicina a Netanyahu, rimarrà in carica. Il timore della Taaghid è che questo accordo momentaneo diventi definitivo nel tempo.

Inoltre, secondo questo nuovo accordo, una parte dei dipendenti della Rashut ha-tzibur sarà assunta al posto dei dipendenti della Taaghid, molti dei quali saranno licenziati.

Il capo della coalizione di governo, il deputato David Biton, in seguito al nuovo accordo, ha dichiarato che “la sezione attualità della nuova azienda sarà composta per la maggior parte da dipendenti della Rashut ha-tzibur.

Vi sono molte voci che sostengono che a riorganizzazione terminata, la nuova società per le notizie continuerà ad esser sotto pressione ed influenza del mondo politico; in questo modo, nonostante la creazione del nuovo network, l’obbiettivo principale - l’allontanamento della politica dal mondo delle comunicazioni - non è stato raggiunto.

La direzione della Taaghid ha risposto che si oppone totalmente all’accordo tra il primo ministro ed il ministro del Tesoro. Il significato di questo accordo è la costituzione di un soggetto “sdoppiato” che non può unire variabili in modo efficace ed economicamente vantaggioso come programmato e l’unico risultato sarà di sprecare inutilmente fondi pubblici. Noi invitiamo tutti i soggetti, i consulenti legali del Governo e la magistratura ad intervenire e proteggere l’interesse pubblico e i diritti dei lavoratori.

Il 15 maggio 2017 i giudici del Bada”tz [Corte Suprema, ndr] hanno emesso una sentenza che almeno per un mese, impedisce lo sdoppiamento dell’azienda in due soggetti, obbligando lo Stato a rispondere entro un mese. Lo Stato dovrà spiegare come, pur sdoppiando l’azienda, non verranno danneggiati la libertà di parola del pubblico, i diritti dei lavoratori, i diritti dei giornalisti ed in generale, la democrazia.

Il significato pratico, al momento, è che fino a quando tutta la questione non verrà trattata della Corte Suprema e non ci sarà una sentenza, qualunque essa sia, la programmazione delle notizie continuerà ad essere una sezione della Taaghid e non diventerà una società separata, come invece desidera il primo ministro.

Adesso, quindi, non rimane altro che aspettare la sentenza del Bada”tz e constatare come finirà questa vicenda che, negli ultimi tempi, tanto turba ed agita il sistema politico e sociale israeliano.

Osnat Leon-Safrai e Nadav Munk

(traduzione di Edoardo Segre)

 

 

Leo Contini, lattina di birra schiacciata, 2002

 

Leo Contini, Forme, anascultura