Israele

 

 

Due pesi, due misure, zero critiche

di Anna Segre

 

Abbiamo sempre pensato che la forza di Israele sia nella sua democrazia, nella vitalità e libertà del suo dibattito politico interno. Per questo due mesi fa sono rimasta un po’ perplessa nel leggere che Netanyahu aveva cancellato un incontro previsto con il ministro degli esteri tedesco Sigmar Gabriel perché quest’ultimo intendeva incontrare anche gli esponenti di due ONG israeliane, Breaking the  silence (in ebraico Shovrim Shtika) e B'tselem. Una presa di posizione che sarebbe stata logica se si fosse trattato di organizzazioni terroriste, o che negavano il diritto all’esistenza dello Stato di Israele, ma qui si trattava di israeliani, ex militari, persone che hanno rischiato la propria vita per difendere Israele.

Uno stato circondato da nemici non può permettersi critiche troppo dure al proprio governo? A parte il fatto che se le permette felicemente da 69 anni, è anche opportuno ricordare che certamente Netanyahu non pensava nulla del genere quando era all’opposizione: tutti noi lo abbiamo visto nei filmati di ventidue anni fa arringare una folla che gridava “Morte a Rabin!” Perché denunciare violazioni dei diritti umani  da parte del proprio Paese è considerato un tradimento tale da non essere reputati degni neppure di incontrare un esponente politico straniero, mentre invocare a gran voce l’assassinio del proprio primo ministro (assassinio poi puntualmente realizzato, tanto per chiarire che non si trattava di esagerazioni retoriche) è considerata una normale e accettabile espressione di dissenso politico?

Va bene, si sa che i politici dicono cose diverse quando sono all’opposizione e quando sono al governo. Purtroppo, però, questa diffidenza verso le critiche sembra influenzare anche la diaspora (tant’è che questo articoletto non era nato originariamente per Ha Keillah, ma è stato giudicato troppo divisivo per trovar spazio sui media ebraici istituzionali).  Ma se anche nelle nostre Comunità si potesse dare spazio solo alle organizzazioni favorevoli al governo israeliano in carica, cosa si dovrebbe fare quando cambia il governo? Negare l’accesso agli uni per darlo esclusivamente agli altri?

Anna Segre

Leo Contini, Ferrara, città biciclica