Israele

 

Amiconi

di Alessandro Treves

 

Le convulsioni generate dall’incauta decisione di indire elezioni anticipate, da parte del Premier britannico Theresa May, passeranno presto in secondo piano rispetto alla questione più preoccupante del futuro della Gran Bretagna dopo Brexit. Un’immagine però mi è rimasta impressa, solo indirettamente collegata all’esito delle elezioni. Ritrae due signori piuttosto anziani che ridono beati, stretti spalla a spalla, i vestiti e le cravatte molto simili (una col nodo storto, l’altra increspata nell’esplodere della risata) quasi a suggerire, se non una parentela, una lunga consuetudine. L’immagine di un’amicizia di cui è difficile scorgere invece la benché minima traccia nella fotografia qui sotto, che ritrae il Premier israeliano Netanyahu col Presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas.

Ian Paisley e Martin McGuinness

 

Mahmoud Abbas e Bibi Netanyahu

La sostanziale mancanza di simpatia, ed evidentemente di empatia, fra i due leader necessariamente riflette quella, reciproca, di buona parte della popolazione in Israele e in Palestina. Da politici consumati, e sensibili agli umori soprattutto di quelle componenti da cui ritengono dipenda la propria sopravvivenza, ben sanno quanto possa essere pericoloso essere sorpresi a sorridere col nemico. E non potrebbero bastare i sorrisi e nemmeno le risate a sciacquar via la narrativa dei palestinesi terroristi e la narrativa degli israeliani predatori ed oppressori; due narrative che si basano sulle esperienze concretamente vissute da tre generazioni, e che perdureranno per almeno altrettante.

D’altra parte, una forma strutturata di riconciliazione emotiva fra i due popoli sembra essere un ingrediente indispensabile di un qualsiasi futuro accordo di pace, accanto alla riduzione della conflittualità e alla rimozione di gran parte degli insediamenti. Non è chiaro come impostarlo efficamente, questo processo di riconciliazione. Non ci sono modelli particolarmente calzanti. Si fa spesso riferimento alla Commissione per la Verità e la Riconciliazione, che ha operato con discreto successo in Sud Africa, ma spesso proprio per sottolineare le forti differenze fra i due contesti. Secondo le recenti dichiarazioni dell’ex Primo Ministro Ehud Barak, la dinamica israelo-palestinese è sulla “scivolosa strada” verso l’apartheid, ma potrebbe non arrivarci, ed approdare invece ad una situazione di guerra civile. Allegra alternativa. Ed in Sud Africa le vittime vere e proprie sono state quasi esclusivamente di una parte, quelle dell’altra erano sostanzialmente solo potenziali vittime future di perdita d’identità e di beni materiali. È possibile istradare un processo di riconciliazione in un contesto più bilanciato sul piano delle sofferenze e delle recriminazioni, e che segua un processo di equipartizione piuttosto che di ribaltamento del potere politico?

È questa domanda che ci può spingere a ricostruire la storia dei signori ridenti della prima fotografia. Quello più giovane e più composto è Martin McGuinness, ex comandante dell’Esercito Repubblicano Irlandese, ed in seguito politico del Sinn Féin, negoziatore capo per i cattolici degli accordi del Venerdì Santo che hanno posto fine al conflitto con i protestanti, ed infine vice Primo Ministro dell’Irlanda del Nord. L’altro è il Reverendo Ian Paisley, pastore evangelico dall’età di vent’anni, fiero predicatore contro il cattolicesimo, l’ecumenismo e l’omosessualità, fondatore della Libera Chiesa Presbiteriana dell’Ulster nel 1951 e del Partito Democratico Unionista (DUP) nel 1971, dopo l’inizio dei “Troubles”, come sono stati eufemisticamente chiamati i trent’anni di violenze in Irlanda del Nord. Violenze cui Paisley ha almeno moralmente contribuito sia come organizzatore di movimenti paramilitari fra i protestanti, sia come principale volto pubblico dell’intransigenza unionista. E invece dopo l’iniziale rifiuto da parte del DUP degli accordi del Venerdì Santo, coi successivi accordi di St Andrews Paisley ed il suo partito accettano di condividere il potere con i cattolici, e diventa Primo Ministro, con McGuinness come suo vice. Col quale sviluppa una tale affinità, nonostante i 24 anni di differenza e la passata militanza su sponde ferocemente contrapposte, da guadagnarsi insieme il soprannome di Chuckle Brothers, dal nome d’arte di una coppia di comici inglesi, ma traducibile come i “fratelli ridanciani”. Per un certo periodo è stato come se in quella fratellanza ridanciana fra gli ex-nemici si fossero dissolte ostilità un tempo pensate come insanabili. Adesso la situazione è meno rosea. Al momento di scrivere queste note, l’Irlanda del Nord non ha ancora un governo, ed il DUP è tornato su posizioni così retrive da mettere in forte imbarazzo gli stessi Conservatori, che dopo le elezioni andate male hanno bisogno dell’appoggio esterno del DUP per il governo della Gran Bretagna. Paisley e McGuinness sono morti. Ma come avranno fatto a fare tanta amicizia? Da approfondire.

 

Alessandro Treves,
Trieste e Tel Aviv

 

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