Lettere

 

Ospiti

 

Ai gentili componenti la Redazione di Ha Keillah

Come si sa il mese scorso la Serracchiani, a proposito di un tentativo di stupro subìto da una minorenne a Trieste da parte di un cittadino iracheno richiedente asilo, rilasciò in qualità di Governatore della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, una dichiarazione ufficiale: “La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese": tale dichiarazione è stata fatta propria da migliaia di potenziali elettori, politici, giornalisti, fra i quali ultimi Michele Serra (“Noooo! Michele Serra, stai scherzando?” “No, pare proprio di no.”) Dunque se un tentativo di stupro analogo a quello perpetrato a Trieste fosse stato fatto non da un nostro ospite temporaneo, ma, dico il primo nome che mi viene in mente, dall’On. Mario Borghezio (Torino, 3/12/1947), italianissimo e per di più padanissimo), la cosa sarebbe stata “più accettabile”? È solo una domanda.

Secondo Il Vocabolario Treccani il termine ospite ha “tutti e due i significati fondamentali, in quanto la parola alludeva soprattutto ai reciproci doveri dell’ospitalità”.

Se le cose stanno così il problema a mio avviso diventa squisitamente grammaticale.

 

Gli immigrati ospiti del CARA di Isola di Capo Rizzuto, uno dei più affollati d’Italia, secondo il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, hanno ricevuto fino a poco tempo fa un trattamento di questo tipo: cibo appena sufficiente a sfamare settanta persone che però veniva ripartito fra cento “ospiti”; qualità del cibo: “da maiali”. Era giusto o no? Non vorrei prendere una decisione avventata, chiederò a Serra/Serracchiani .

Durante la seconda guerra mondiale - quella reclamata a gran voce da milioni di italiani nelle piazze (“Volete burro o cannoni?” “Cannoni!”) - le autorità greche segnalarono stupri di massa ad opera di soldati italiani. Il comando tedesco in Macedonia arrivò a protestare con gli italiani per il ripetersi delle violenze contro i civili. È storia di ieri. Ma anche qui: gli italiani erano ospiti oppure ospiti?

Lo stesso quesito si può porre per i negri che non del tutto spontaneamente ricevettero “ospitalità” in America. Sembrano fatti avvenuti nella notte dei tempi, ma chiedete a un afro-americano preso a caso - anziché al duo Serra/Serracchiani - cosa pensa della propria condizione attuale rispetto a quella dei bianchi, specie in relazione ai tanti ragazzi di colore che recentemente solo in base a vaghi sospetti sono stati uccisi a colpi di pistola da poliziotti bianchi.

Faccetta nera, bell’abissina, aspetta e spera che già l’ora si avvicina…

La canzone, rimasta famosa, nei versi successivi dichiara che gli Italiani con la guerra d’Africa intendevano portare laggiù la libertà e la civiltà, ma c’è un ma, il solito maledettissimo ma, legato al significato rimasto ancora incerto del termine “ospite”. Tanto per chiarire le cose, “gli italiani” non erano solo Mussolini o Ciano, erano molti dei nostri nonni, i nostri cari nonnini, che riempivano piazza Venezia per inneggiare al Duce, al Re e all’”impresa”, quell’impresa che costò anche a loro lacrime e sangue, e per la quale ancora oggi paghiamo un’accisa sulla benzina; lo sapevate?

L’atteggiamento degli italiani relativamente alle donne abissine, almeno fino al momento della conquista dell’Etiopia, era in linea con la “porno-tropics tradition” (McClintock, 1995). Alla donna nera veniva riconosciuta come unica identità quella sessuale. Ne derivava una sorta di “harem coloniale” (Alloula, 1986; si veda anche Gautier, 2003) che aveva la funzione di rendere desiderabile ai lavoratori italiani il trasferimento nelle colonie (copia e incolla da Wikipedia).

Durante la guerra d’Africa, gli Italiani commisero a più riprese crimini di guerra, in particolare facendo uso di gas tossici vietati dalle convenzioni internazionali, e bombardando ospedali della Croce Rossa, ma i loro capi, e in particolare Badoglio e Graziani, se la cavarono alla grande.

Nel corso della repressione della guerriglia abissina (1935-1937) nella sola cittadina di Cufra, considerata "centro di raccolta di tutto il fuoriuscitismo libico", 17 capi senussiti furono impiccati, 35 indigeni evirati e lasciati morire dissanguati, 50 donne stuprate … a donne incinte venne squartato il ventre e i feti infilzati, giovani indigene violentate e sodomizzate (ad alcune infisse candele di sego in vagina e nel retto), teste e testicoli mozzati e portati in giro come trofei; torture anche su bambini (3 immersi in calderoni di acqua bollente) e vecchi (ad alcuni estirpati unghie e occhi).

E infine: che dire degli ebrei della Diaspora e in particolare di quelli che da secoli vivono nel “nostro” Paese, e nei cui confronti il 44% degli (altri) italiani manifesta opinioni ostili (sono, queste, le conclusioni di una indagine parlamentare di qualche anno fa, ma sembrerebbe che nel frattempo tale percentuale sia salita e tenda ancora a crescere)? Capace che fra qualche anno scopriremo che a raggiungere nuovi record hanno contribuito i signori Serracchiani/Serra. “Michele Serra? Dai, stai scherzando!”

Grazie per l’ospitalità

Federigo De Benedetti

 

 

Share |