Natura, unità e dialettica

 

 

L’Universo in rete

di Davì

 

È un organismo, altro che società nazista! Da ragazzo osservavo con mio zio la ripartizione miracolosa di compiti all’interno di un alveare. C’erano le operaie, che, mi aveva spiegato, scambiavano tra loro con gli odori e la danza le informazioni sull’itinerario da seguire e sulle cose da fare. C’erano i maschi che morivano subito dopo aver fatto certe cose, e poi le balie, le api-ventilatore, e le colf addette alla pulizia e la regina, che stava al centro dell’alveare e non comandava nessuno ma non faceva altro che uova tutta la vita. Ecco, avevo detto, questa è la società ideale che voleva Hitler. E mio zio mi aveva spiegato che l’alveare era come il corpo di un qualsiasi essere vivente, ove ogni cellula ha un compito preciso. Nel corpo umano, per esempio, c’è un turbinio vorticoso di comunicazioni tra le cellule: correnti elettriche, ormoni, batteri, anticorpi, liquidi, composti chimici che come porta-ordini danno informazioni e disposizioni sul comportamento che ciascuna parte del corpo deve seguire rigorosamente. Ma allora, gli avevo chiesto, in natura non c’è solo la lotta per la sopravvivenza, che vince il più adatto! C’è anche la collaborazione… Certo, mi aveva risposto, e non solo c’è collaborazione all’interno dell’alveare e dentro al nostro corpo, ma anche tra esseri viventi di specie diverse, e anche nel mondo vegetale. Ma questo fa parte di un’altra lezione…

Sarà perché sono ebreo, che da bambino mi hanno insegnato il Dio unico, ma l’idea dell’unità mi ha sempre affascinato. Unità di relazioni, reti unitarie di collegamenti. E allora ho fantasticato dell’unità della mia vita con quella dei miei avi, che si sono trasmessi l’un l’altro le informazioni genetiche per costruire i nostri corpi per milioni di anni, dai tempi dei dinosauri e ancora prima, dalle prime cellule in avanti. Ma poi mi sono chiesto: Non è che per caso tra me e il mondo che mi circonda ora ci sia un’unità? E allora ho scoperto l’ecologia, non quella della pubblicità, ma la scienza dei rapporti tra gli esseri viventi ed il loro ambiente. E di colpo mi sono trovato in una ragnatela di strettissime relazioni col mondo che mi fornisce cibo, acqua, aria, informazioni, valori… E ho scoperto che queste reti ci collegano tutti, viventi e nature morte, che morte poi non lo sono tanto.

E le stelle? Le stelle stanno a guardare?

Ma dove vivi? Risponderebbe un astro-biologo. È ormai dimostrato che sulle comete e sulle meteoriti ci sono tracce di vita vissuta, e pertanto non è azzardato pensare che sugli altri pianeti del sistema solare e di altri sistemi simili al nostro la vita ci sia, eccome! A questo punto, dico io, i fili della nostra ragnatela si allungano di alcuni milioni di anni luce, e l’età del nostro universo diventa di qualche miliardo (miliardo!) di anni. Reso orgoglioso dall’aver constatato l’estensione spazio-temporale del mio mondo e delle mie relazioni, ma perplesso sull’estensione dei buchi neri e sulle mie relazioni con gli stessi, chiudo l’argomento precipitevolissimevolmente.

 Davì

 


 

Monarchia e compromessi

di a.s.

 

Per deformazione professionale non posso fare a meno di ricordare che Virgilio nel quarto libro delle Georgiche propone proprio le api come esempio di società ideale: un mondo pacifico, in cui ciascuna ha il proprio ruolo e tutte obbediscono al re (sì, proprio così, gli antichi erano convinti che fosse un maschio). Interessante confrontare quest’utopia con quella immaginata da Primo Levi nel racconto “Pieno impiego” in Storie naturali, in cui la collaborazione tra uomo e insetti porta enormi vantaggi a entrambe le parti: gli insetti possono compiere in pochi minuti imprese che per l’uomo sarebbero difficilissime e dispendiose, e in compenso l’uomo può provvedere con spese irrisorie al loro nutrimento. Niente di simile (neanche come metafora) all’idea di un organismo unitario: la collaborazione (o, almeno, nel caso delle zanzare, la non belligeranza, che in questi giorni estivi ci appare già un risultato straordinario) si ottiene attraverso il dialogo e lunghe trattative. Virgilio aveva in mente probabilmente la Roma di Augusto che dopo le guerre civili trovava la pace rassegnandosi alla monarchia; Primo Levi sognava un mondo possibile ma non ancora realizzato, e infatti la conclusione del racconto non sarà pienamente positiva. Resta comunque affascinante l’immagine del grande congresso in cui ogni animale illustra le proprie esigenze e si cerca di trovare soluzioni accettabili per tutti; soluzioni che in fin dei conti si rivelano non troppo complicate da realizzare.

a.s.

 

Leo Contini, coppia vs baguette


 

Errata corrige

L’articolo di Israel De Benedetti pubblicato sul numero scorso di Ha Keillah terminava: “In questo rigurgito di neofascismo nel mondo, non ci resta che sperare che prima o poi l'elettorato nostro si renda conto dei pericoli cui si va incontro. E speriamo che questo accada più tardi che mai.” Ovviamente si tratta di un refuso, che abbiamo corretto nell’edizione di Ha Keillah on line e di cui ci scusiamo con l’autore: si intende, naturalmente, il più presto possibile.

 

 

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