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Roma, comunità non sempre di tutti

 

di Davide Jona Falco

 

 

Abbiamo chiesto a Davide Jona Falco un breve resoconto sulle elezioni di domenica 16 giugno per il rinnovo del Consiglio della Comunità Ebraica di Roma e della Consulta della stessa CER.

 

Alcuni dati salienti hanno caratterizzato queste elezioni:

-    l'elevato numero di candidati al Consiglio: ben 135 candidati distribuiti in sei liste, di cui due nuove;

-    un calo nell’affluenza (dal 36,11% con 3.931 votanti nel 2015 al 34,46% con 3.510 votanti nel 2019), che resta comunque bassa: vota circa un terzo degli aventi diritto;

-    il ritardo della consegna dei certificati elettorali, in alcuni casi non pervenuti affatto;

-    il mancato invio nelle case degli iscritti del tradizionale materiale informativo sulle elezioni curato dalla redazione di Shalom (le uniche informazioni sono state scambiate attraverso social network o rese disponibili on line).

Il risultato del voto per il Consiglio ha premiato la lista Per Israele guidata dalla presidente in carica, Ruth Dureghello, che si riconferma in tal modo alla guida della principale comunità ebraica italiana, avendo ottenuto il 48,5 % dei voti: il superamento della soglia del 45% le consente infatti di usufruire del premio di maggioranza e di poter governare anche da sola con 14 consiglieri su 27, se vorrà farlo.

Alle precedenti elezioni, viceversa, Dureghello mancò di poco tale obiettivo, ciò che la costrinse ad un governo di coalizione, che consentì tra l'altro di affrontare in modo unitario una grave crisi economica, causata anzitutto dallo scandalo dell'Ospedale Israelitico, scoppiato soli pochi mesi dopo l'entrata in carica del Consiglio.

Negli ultimi quattro anni di consigliatura unitaria il bilancio è stato oggetto di attenta revisione ed è stato raggiunto un sostanziale pareggio grazie anche al sostanziale contributo ottenuto per la Scuola Ebraica tramite la Fondazione Graziadio Isaia Ascoli, promossa dall'UCEI e che coinvolge le altre Comunità dotate di scuole ebraiche.

La seconda lista più votata è risultata Menorah, storico gruppo che in passato ha fatto riferimento all'esperienza di Martin Buber Gruppo ebrei per la pace ed a Hazak, con il 15,82% dei consensi, che è passata da sei a quattro consiglieri.

Importante, anche se inferiore alle attese generali, il risultato ottenuto da Dor va Dor, nuova lista di riferimento degli ebrei tripolini, con il 14,39% e quattro consiglieri.

Binah Is Real, erede di Binah, protagonista della prima esperienza elettorale rosa nella comunità romana che ha portato tra l'altro nel 2016 alla nomina di Noemi Di Segni alla Presidenza dell'UCEI, ha visto confermare il numero di tre consiglieri.

Quinta posizione per Ebrei per Roma, con il 6,24% e due consiglieri: si tratta anche in questo caso di una nuova lista, che ha manifestato pubblicamente sui media non ebraici posizioni politiche vicine alla Lega di Salvini e si è posta l'obiettivo di sostenere la posizione dei venditori ambulanti di souvenir; i “peromanti” o “urtisti” romani rappresentano una storica categoria, già nell’800 autorizzati al commercio da una Bolla papale: a seguito del loro allontanamento dai principali monumenti di Roma deciso dall’amministrazione capitolina, più di un centinaio di famiglie si trova oggi senza mezzi di sussistenza.

Infine, la lista Maghen David, storicamente vicina alla presidente, che alle precedenti elezioni presentava Fiamma Nirenstein come leader ed aveva ottenuto il 22,97% dei voti con sei consiglieri, non ha superato lo sbarramento del 5% e quindi non ottiene questa volta alcun consigliere.

In occasione della prima riunione di Consiglio, la Presidente Dureghello ha scelto di allargare la composizione della Giunta esclusivamente ad alcuni membri della lista Dor va Dor, escludendo le altre liste.

Per quanto riguarda infine la Consulta, la lista Per Israele ha ottenuto il 45,8% dei voti, aggiudicandosi 23 seggi, Dor va Dor il 19,5% con 10 seggi, Menorah il 18,4% con 9 seggi e Binah Is Real il 16,1% con 8 seggi.

Concludo formulando qualche analisi personale.

Ruth Dureghello è stata premiata per aver condotto negli ultimi quattro anni una giunta di coalizione, dove erano presenti tutte le liste: la Comunità così unita ha saputo superare una profonda crisi economica ed ha avviato un processo di risanamento gestionale, da tutti ritenuto ineludibile.

Siamo però soltanto all’inizio di un percorso, che mi auguro possa proseguire con la dovuta condivisione, tenacia e trasparenza: non sempre le scelte compiute unilateralmente o in assenza di criteri di trasparenza e competenza sono risultate premianti, e la scelta iniziale di questa Presidenza di escludere alcune liste dalla Giunta, ignorando alcune professionalità e competenze, non fa ben sperare.

La critica che mi sento di muovere all’attuale sistema di governance comunitario consiste nell’incapacità di coinvolgere quegli ebrei lontani o comunque diversi rispetto ad un presunto modello comunitario, nel non riuscire ad organizzare attività accoglienti e stimolanti per la maggior parte dei nostri ragazzi, sin dall’epoca del bar mitzvà, nell’accettare o comunque non contrastare a dovere un sistema secondo cui chi non è allineato ad un “pensiero ufficiale” non merita di essere accolto o ascoltato, anzi può facilmente essere insultato, deriso ed in qualche caso anche pubblicamente minacciato, nell’indifferenza generale.

Credo sia interesse di tutti, e non di qualche singola lista, lavorare per migliorare il clima all’interno della CER, creare spazi di confronto, di approfondimento e di studio: soltanto la reciproca conoscenza tra le tante anime comunitarie può favorire la crescita comune,

Chi oggi propone un modello alternativo di gestione comunitaria, basato su trasparenza e condivisione, pluralismo e rispetto, non è stato premiato dagli elettori della CER: in particolare, la sobria pacatezza espressa da Binah ha solamente consentito di confermare le precedenti preferenze, che restano comunque minoritarie, mentre la maggior intraprendenza posta in atto da Menorah è stata in parte penalizzata dal voto, avendo visto ridotto il numero dei propri consiglieri, nonostante una buona lista di candidati.

Parlando quindi di queste due sole liste, che vantano elettorati assai contigui, resta da valutare, per il futuro, se non valga la pena mettere da parte protagonismi personali e puntare alla creazione di un unico, valido modello alternativo di gestione della maggior comunità italiana.

Esistono, ovviamente, divergenze, di forma e di sostanza, ma ciò non esclude che non si possa lavorare insieme, nell’interesse dell’ebraismo romano (e nazionale).

D’altronde, un raduno primaverile della FGEI dei primi anni ’90 recava nel titolo il seguente motto: 2 ebrei, 3 opinioni … 1 keilà!!

Davide Jona Falco

Roma, 30 giugno 2019

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