Storia

 

 

 

1923: Einstein a Gerusalemme

 

di Davide SIlvera

 

 

Febbraio 1923: grande  emozione a Gerusalemme, scriveva il quotidiano Haaretz. Albert Einstein, l'uomo più famoso del mondo, era in città.

La visita faceva parte della campagna promossa da Haim Weizmann, allora capo dell'Organizzazione Sionistica Mondiale, per realizzare il sogno di un’Università Ebraica a Gerusalemme.

Sbarcati dalla nave a Port Said (Egitto), Einstein e la moglie Elsa viaggiarono in treno fino a Lydda (attuale Lod) e da lì a Gerusalemme.

Dal momento in cui arrivò a Gerusalemme, Einstein venne trascinato da un ricevimento all'altro, da festa a festa, da cerimonia a cerimonia (Tom Segev in One Palestine, Complete: Jews and Arabs Under the British Mandate).

Fu anche costretto ad ascoltare lunghi discorsi in ebraico, lingua che non conosceva. I Sionisti volevano addirittura convincerlo a stabilirsi a Gerusalemme, mostrandogli il nuovissimo quartiere giardino di Bet Hakerem. "il cuore vorrebbe" scrisse Einstein nel suo diario "ma la ragione dice di no."

Einstein tenne una conferenza sulla teoria della relatività in una delle aule dell'unico edificio della futura Università, ufficialmente inaugurata nel 1925, sul Monte Scopus. L'aula era assolutamente sovraffollata, con la presenza delle massime autorità locali inglesi, quali Herbert Samuel, l'Alto Commissario, e Ronald Storrs, il governatore militare.

Einstein non sapeva l'inglese, quindi parlò in francese. Disse al pubblico che la cosa conveniva a tutti, perché avrebbero poi potuto sostenere che avrebbero capito la relatività se il francese del conferenziere non fosse stato così scarso. Aggiunse anche che, date le sue deficienze mentali, non c'era alcuna probabilità che potesse mai imparare l'ebraico. La sua introduzione in ebraico, letta con molta difficoltà da un testo trascritto in caratteri latini, lo mise quasi in ridicolo, scrisse uno dei presenti.

Stando ad Haaretz, nonostante gli sforzi del conferenziere, che si avvalse anche di diagrammi, assai pochi dei presenti furono in grado di afferrare la nuova prodigiosa teoria.

Nonostante tutto, Einstein si ritenne soddisfatto della sua visita in Palestina, che durò dodici giorni, molto lusingato dall'accoglienza che gli fu riservata ovunque andasse. L'unica nota negativa fu per lui la vista degli ebrei che pregavano al Muro Occidentale. Per lui erano persone ferme nel passato, completamente avulse dalla realtà. 

Quella che lasciò nel fisico l’impressione più forte fu Tel Aviv, nata appena quattordici anni prima della sua visita. “Quello che gli ebrei sono riusciti a compiere qui è degno della massima ammirazione. Una moderna città ebraica nata dalla sabbia, con una ricca vita commerciale e intellettuale.

Anche la visita al primo kibbutz, Degania, fu per Einstein un’esperienza incredibile: “Una colonia comunista” fu il suo commento. Il loro comunismo non durerà a lungo - predisse - ma nel frattempo stanno crescendo una nuova generazione.

Nel 1923 i rapporti tra ebrei ed arabi in Palestina si erano già deteriorati, e gli anni a venire avrebbero soltanto peggiorato le cose. Einstein non rimase insensibile al problema. In un’intervista concessa nel 1929 al Parizer haynt (Parigi oggi), un quotidiano in Yiddish pubblicato a Parigi, disse: “ Il problema più grande che noi (Ebrei) dobbiamo affrontare è la questione araba. Fino ad ora ci siamo comportati come se vivessimo nel vuoto, senza prestare attenzione in maniera onesta a quello che succedeva tra gli Arabi.

Il nostro attuale compito è quello di cercare un modo di coesisistere con gli Arabi di Palestina.

È anche importante chiarire alle nostre masse (sic!) ebraiche che non possiamo portare avanti una politica ultra-nazionalistica simile a quelle nazionalistiche-chauviniste di altri paesi. Un nostro estremo nazionalismo in Palestina potrà essere contrastato dall’altra parte solo con altrettanto estremo nazionalismo, cosa che purtroppo siamo già riusciti ad ottenere.

Fu la prima e unica visita di Einstein nella terra dei suoi padri. Non vi ritornò più...

Nel 1952, l’allora ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite, Abba Eban, propose ufficialmente ad Einstein, a nome del primo ministro David Ben Gurion, di diventare il secondo presidente dello Stato d’Israele.

Einstein rispose alla lusinghiera offerta con una lettera: “Sono profondamente emozionato dalla proposta del nostro Stato di Israele, ma nel contempo sono triste, dal momento che sono impossibilitato ad accettarla. Ho trascorso tutta la mia vita ad occuparmi di problemi oggettivi, al punto che scarseggiano in me la naturale attitudine e l’esperienza per affrontare opportunamente le persone ed esercitare funzioni ufficiali(…)”.

Davide Silvera

dragoman@zahav.net.il

 

 

 


 

 Piazza Albert Einstein a Gerusalemme, scultura di Robert Berks

 

 

 

 

Invito alla conferenza di Einstein del 1923

 

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