Ricordi

 

 

 

Pia Segre Cavaglion

 

di Emanuele Azzità

 

 

"Ossuti e verdi come ramarri", come scrisse Cesare Pavese, tremila soldati tedeschi occuparono Torino. Era il 10 settembre 1943, le truppe d'occupazione ben equipaggiate e dedite a una sfrenata violenza provenivano dal fronte russo.

Pia Segre Cavaglion era alloggiata, ma sarebbe meglio dire nascosta, in un appartamento tra quelle strade ripide e strette che dietro la Gran Madre salgono verso la collina.

Il padre di Pia, Aristide Segre, fino allo scoppio della guerra aveva un negozio di stoffe a Vercelli, in piazza Massimo D’Azeglio, vicino a Piazza Cavour, appena fuori dal Ghetto. La mamma, Emma Ancona, era la nipote di Augusto Cingoli, rabbino di Vercelli. Pia, figlia unica nata il 30 gennaio 1930, frequentò la scuola ebraica. Poi arrivarono le leggi razziali. Per sfuggire alla deportazione la sua famiglia cambiò alcune località. Alla fine, un bancario siciliano la cui famiglia era lontana in un'Italia fratturata dalla Linea Gotica accolse quegli ebrei vercellesi presentandoli come se fossero i suoi familiari. Ovviamente era meglio non fare imprudenze e stare nascosti, ma Pia qualche volta usciva ugualmente per fare qualche commissione. Terminata la guerra ritornò a vivere a Vercelli dove, a diciannove anni, nel 1949 si diplomò ragioniera.

Il matrimonio con Enzo Cavaglion fu celebrato nel1954 nella sinagoga di Vercelli. Anche Enzo aveva un negozio di stoffe sito sotto i vecchi portici in via Roma a Cuneo.

Con Enzo, che con il fratello Riccardo, aveva costituito il Gruppo dei Dodici di Duccio Galimberti, Pia formerà un'unione che durerà fino alla scomparsa del quasi centeneraio marito, nel gennaio del 2019.

Dalla loro unione sono nati Alberto e Davide. Alberto Cavaglion sarà Docente all’Università di Firenze, oltre che in una Scuola Superiore di Torino. Davide invece prese in mano l’azienda paterna, incrementandola nel ramo dei tappeti orientali, dapprima con l’aiuto del padre e poi da solo. A Davide si deve anche la ristrutturazione del Tempio di Cuneo.

Insieme al marito Enzo, Pia era sempre presente alle varie commemorazioni partigiane, e a quelle che si tenevano spesso anche a Borgo San Dalmazzo, in ricordo dei deportati.

Accoglieva nella sua bella casa di Cuneo gli americani che si erano salvati attraversando le Alpi dalla Francia occupata, e che dopo tanti anni, tornavano in Italia a rivedere i luoghi della loro gioventù travagliata. 

Quello che ricordiamo di Lei è soprattutto la grande apertura verso il prossimo con tutti i problemi che ciò comporta. La sua grande disponibilità all’ascolto e la sua partecipazione ai casi altrui. La sua generosità nell’assistere tra gli altri la cugina Laura Lattes, sorella del pittore Marco e brava pianista, vissuta assai a lungo e da sola. 

La signora Gianna Calcagno oggi ottantatreenne, vicina di casa, ha lontani e nitidi ricordi.

La famiglia di mio padre Bernardo Calcagno detto Nadin, ha avuto una lunga storia di amicizia con i Cavaglion risalente ai primi decenni del secolo scorso. Mio padre Bernardo, che era nato nel 1909, lavorava come garzone nel negozio di stoffe del papà di Enzo, che si chiamava Giuseppe Cavaglion, e aveva ereditato a sua volta dal padre un negozio di stoffe sotto i vecchi portici di via Roma che risale al 1860. La mia mamma, - dice la Signora Gianna - che si chiamava Paola Fenoglio, era figlia della proprietaria di una cartoleria proprio accanto al negozio dei Cavaglion. La giovinetta Paola Fenoglio andava avanti e indietro tra i due negozi con ogni scusa, essendo innamorata di Nadin. Al che la moglie di Giuseppe Cavaglion, Evelina De Benedetti, soleva dire: “Povero disgraziato colui che sposa questa ragazza, perché dovrà mantenerle tutti questi vestiti” Ma l’astrologo non ebbe ragione. I due si sposarono e vissero insieme felici per più di cinquant’anni avendo una prole tuttora vivente. 

La signora Gianna, anni or sono, ebbe a presentare a Enzo Cavaglion il Parroco Don Romano Marchisio. Anche con il supporto di Davide Cavaglion, che aveva ereditato l’attività del padre Enzo, ne nacque l’Amicizia Ebraico Cristiana, che portò i Cavaglion a farsi amici del Parroco e a radunare accoliti. Purtroppo il buon Parroco Romano Marchisio doveva perire a soli 58 anni nel 2001 a causa di un incidente stradale. 

Tra i numerosi amici della famiglia cuneese, come ricorda la professoressa Caterina Ricci Vigna, c'era Primo Levi che con Enzo condivideva la passione per la montagna.

Alla Pia piaceva fare due chiacchiere con le amiche ed era molto affabile quando ci si incontrava per le strade di Cuneo.

Ci sono persone che si muovono attraverso la storia senza lasciarsi prendere dagli avvenimenti. Pia Segre Cavaglion seppe muoversi per tutta la vita prodigandosi verso tutti coloro che le stavano intorno con grande disponibilità, sostenuta da un'incrollabile e silenziosa fede.

Emanuele Azzità

 

 

Pia Segre Cavaglion

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