Libri

 

 

 

Ricette e precetti

 

di Anna Segre

 

Sono nata a Gerusalemme e cresciuta a Milano in una famiglia di ebrei italiani da sempre osservanti dei precetti della Torà. Non ho mai appreso le regole alimentari ebraiche (kasherut): le ho succhiate con il latte materno (che - per inciso - è considerato kasher solo per i lattanti cui è destinato, casomai ve lo foste mai domandato), assieme alla consapevolezza del fatto che non tutto ciò che è in questo mondo è a nostra disposizione perché stendiamo la mano e ce lo prendiamo, ma che mangiare è un atto naturale e spirituale al tempo stesso …

Il nucleo originario di questo libro è una rubrica tenuta da Miriam Camerini su Jesus, rivista mensile delle Edizioni San Paolo, che riuniva racconti, aneddoti, curiosità, spiegazioni, legati appunto al tema del rapporto tra cibo e religioni. Ad esso si sono aggiunte le illustrazioni di Jean Blanchaert e le ricette di Benedetta Jasmine Guetta e Manuel Kanah, così che ogni testo di Miriam Camerini è illuminato da una figura ad esso ispirata e seguito da una ricetta legata a una certa festività, tradizione, luogo, ingrediente, ecc. Le ricette sono tutte fornite in versione kasher, persino l’amatriciana.

Miriam, regista, attrice, cantante, studiosa di ebraismo, non si limita ad alternare in par condicio ebrei, cristiani e musulmani: i suoi brevi testi sono pervasi dal gusto per gli incontri tra culture, le contaminazioni, i passaggi di uno stesso cibo da un continente all’altro, da una cultura all’altra, e c’è anche, nelle spiegazioni, un certo gusto per il politically correct che di questi tempi non mi pare affatto superfluo; per esempio nel descrivere la città vecchia di Gerusalemme soprattutto come un luogo di incontro tra culture e religioni diverse; oppure - dopo aver descritto una questione aperta tra palestinesi e autorità israeliane sullo za’atar (issopo) - nell’auspicare che questo sia portato a una tavola, possibilmente, in un giorno non troppo lontano, finalmente condivisa.

Lo sguardo con cui si osserva e si analizza dettagliatamente il rapporto tra cibo e religioni, scavando nella storia e nelle tradizioni di molti popoli e cercando di risalire all’origine di determinate usanze, mi sembra tipicamente ebraico (ed è inevitabile che sia così, data l’identità dell’autrice), eppure leggendo il libro mi sono resa conto come non mai di quanto anche in altre religioni ci si ponga il problema “Questo cibo che noi mangiamo perché lo mangiamo?”. Per esempio, non avevo mai pensato (come viene spiegato a proposito dei cristiani ortodossi) che il guscio dell’uovo di Pasqua rappresenta la tomba sigillata e la sua rottura la resurrezione; in effetti, confesso di non essermi mai posta il problema di cosa significasse, nella pigra e un po’ presuntuosa convinzione che l’uovo di Pasqua fosse solo un’imitazione del nostro uovo di Pesach.

Quando si tratta degli ebrei e di usanze che molti di noi conoscono benissimo fin dall’infanzia (fino a un certo punto, peraltro, perché ci sono significative differenze tra ebrei askenaziti, sefarditi e italiani), la curiosità forse non sta tanto nella spiegazione quanto nel vedere come farà Miriam a concentrare in una o due pagine tutta la storia della festa, le usanze e magari anche qualche informazione sul libro biblico che ne parla o su qualche midrash. Devo riconoscere che se la cava in modo magistrale, per esempio scegliendo con nonchalance le strofe più simpatiche della canzone Daienu e glissando sulle altre.

Occorre anche dire che le illustrazioni sono molto belle e le ricette sono assai sfiziose, per quanto naturalmente non possano competere con le usanze di casa nostra (piselli nel Daienu? Ma quando mai? Nella mia famiglia non si sono mai visti). In effetti, a mio parere, le ricette più interessanti e intriganti (almeno a leggerle; provare a metterle in pratica è un altro discorso, ma certo moltissimi lettori di Ha Keillah saranno più abili di me) sono quelle più lontane da noi, culturalmente e geograficamente. Nessuno tradirebbe il proprio charoset di famiglia per una ricetta letta in un libro: è risaputo che ogni ebreo o ebrea considera il charoset della propria mamma il migliore che esista sulla faccia della terra, e a mio parere si sbagliano tutti perché il migliore è ovviamente il charoset della mia mamma.

Infine è interessante osservare (come è stato anche rilevato nella presentazione del libro a cui ho assistito) come le ricette e le tradizioni più interessanti nascano spesso da vincoli: cibi proibiti o proibiti in determinati periodi (e dunque Pesach è la festa che scatena più di tutte la nostra creatività), digiuni e cibi adatti a romperli. Chissà, forse un giorno o l’altro varrebbe la pena di sperimentare a fine Kippur o Tisha Be Av le dolcissime e caloricissime ricette per il Ramadan, che mi hanno fatto venire l’acquolina in bocca solo a leggerle.

Anna Segre

Miriam Camerini, Ricette e precetti, illustrazioni di Jean Blanchaert, ricette di Benedetta Jasmine Guetta e Manuel Kanah, prefazione di Paolo Rumiz, Giuntina 2019, pp.220, € 18

 

 

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