Brasile

 

 

Succede in Brasile
 

Radici sradicate

di Raphael Castilho Bokehi

 

Aprile 2019: il Presidente della Repubblica del Brasile, Jair Bolsonaro, ha pubblicato sul suo account personale di Twitter la nuova nomina per il posto di Ministro della Pubblica Istruzione, dopo le dimissioni di Ricardo Vélez. Quest’ultimo aveva infatti portato conflitti tra l'ala militare e l'ala ideologica del governo, nonché una manciata di scandali, come la richiesta a scuole e studenti di registrare un video al suono dell'inno nazionale e inviarlo al Ministero della Pubblica Istruzione (MEC).

Come sostituto il nome annunciato fu sorprendentemente quello del segretario esecutivo della Casa Civil, Abraham Bragança de Vasconcellos Weintraub. Laureato in economia e professore all'Università Federale di San Paolo, che fin dall'inizio del suo incarico al MEC, ha segnato la storia del Paese con parole e azioni fortemente estreme e controverse, fino a sconfinare nel tragicomico. Portavoce principale dell'ala ideologica e grande ammiratore del guru Olavo de Carvalho, ha attaccato in ogni modo possibile e immaginabile l'onore, la struttura e la libertà delle università federali del paese, rinomati centri di democrazia, sviluppo scientifico, inclusione ed eccellenza nella formazione scolastica. Ha lanciato false accuse in relazione a presunte piantagioni di marijuana nei campus, ha minacciato di ridurre di oltre 30% il budget delle università in cui ”regnava il caos", ha chiamato i professori "buoi grassi", ha soppresso tanti corsi tra cui quelli di scienze umane pagati dallo Stato e fatto tanto altro danno. Nei suoi 14 mesi di lavoro, è riuscito contemporaneamente non solo a rappresentare la mancanza di governo e il tentativo di distruggere le istituzioni pubbliche brasiliane, ma anche a mancare di rispetto a tutto ciò che la diversità del paese rappresenta. Tuttavia, il peggior attacco che l'ex ministro ha fatto alla comunità ebraica, già così ferita politicamente a causa dell'invito fatto da uno dei suoi club a Bolsonaro, anche prima delle elezioni, è stato la banalizzazione dell'identità ebraica e aver favorito l’appropriazione simbolica della bandiera di Israele.

Abraham, come dice lui stesso, è il nipote di un ebreo sopravvissuto alla Shoah, ma né si sente ebreo né pretende di essere considerato tale. Lui e suo fratello, in realtà eccezionali evangelisti, all'inizio del loro mandato, erano stati erroneamente assimilati a simboli di sostegno della società ebraica al governo di Bolsonaro.

In Brasile, come mostrano lo studioso Michel Gherman e il Gruppo di Studio Interdisciplinare, la costruzione di un immaginario Israele e di un immaginario popolo ebraico è un fenomeno contemporaneo derivante sia dal bolsonarismo che dall'estrema sinistra brasiliana. Entrambe le correnti ideologiche hanno immaginato come ideali giudaico-sionisti il conservatorismo, il moralismo, la corsa alle armi e una ortodossia a tali principi. In molti casi, la condizione di essere o non essere ebreo si è basata più su queste posizioni politiche che sulla reale identificazione o esperienza degli individui. Weintraub è passato da fedele membro delle comunità evangeliche a simbolo di una comunità ebraica di cui non è membro, con la stessa facilità con cui il giornalista e avvocato progressista Glenn Greenwald in altre occasioni ha ignorato il suo background ebraico. Questo fenomeno, molto complesso ed elaborato, ha le sue origini sia nella crescita delle correnti di un cristianesimo messianico che riprende e salva simboli ebraici, sia in un cieco allineamento a Israele con il sostegno degli Stati Uniti e, soprattutto, di Donald Trump. Questa costruzione è così forte e ovvia per la maggior parte della popolazione che, nella manifestazione contro i tagli all'istruzione del già ministro Weintraub, sono state bruciate le bandiere di Israele e degli Stati Uniti. E non è solo attraverso l'opposizione che l’appropriazione simbolica ha luogo, poiché lo stesso presidente, nelle sue manifestazioni anti-isolamento in quarantena e anti-democrazia, non aveva la bandiera brasiliana alle spalle, ma le bandiere di questi due paesi.

Tale dirottamento di simboli e voci è stato inizialmente tollerato dalle federazioni ebraiche, ma ha lentamente generato agitazione in istituzioni come l'Istituto Brasile-Israele e alcune tnuot (movimenti giovanili) sionisti come l’Hashomer Hatzair. Queste istituzioni hanno iniziato poi a manifestare pubblicamente ed opporsi all'appropriazione scorretta che i funzionari governativi stavano attuando. All'inizio dell'anno, infatti, il pietoso annuncio dell'allora segretario della cultura, in chiara imitazione del discorso del ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels ha costituito la goccia che ha fatto traboccare il vaso generando l'attuale crisi  aperta tra il governo dei grandi bolsonaristi e la comunità ebraica. Successivamente ha suscitato indignazione una serie di discorsi di funzionari governativi che paragonavano istituzioni democratiche al nazismo: lo stesso Weintraub è stato smentito nel corso di un dibattito sulla televisione nazionale, sia dal collettivo Jewish for Democracy che dal Comitato ebraico americano, per aver equiparato le azioni della polizia federale, andata a sequestrare documenti nelle case dei sostenitori del presidente alle nefandezze della Kristalnacht.

Abraham Weintraub è stato licenziato dalla carica di ministro non solo per questa serie di atti discutibili, ma anche per un'inchiesta aperta il 23 giugno contro di lui per minacce verso i giudici della Corte Suprema. Il suo nome, tuttavia, è comparso proprio in quei giorni come candidato suggerito dal presidente per una posizione prestigiosa alla Banca mondiale. Nonostante tutto ciò, il giorno seguente Weintraub è volato negli Stati Uniti con il suo passaporto ministeriale, che gli ha permesso di entrare in Nord America, mentre il presidente Trump vietava ai viaggiatori brasiliani di entrare nel paese. All'epoca, l'ex ministro ha dichiarato di essere stato il primo esiliato politico degli ultimi decenni, pur avendo avuto un ruolo da forte sostenitore del governo. Weintraub si è unito, infatti, alla lista di oltre cinque ministri brasiliani rimossi dall’incarico durante la pandemia di coronavirus. Tutti questi fatti hanno messo la comunità ebraica brasiliana in una posizione ambigua: rimane ancora una parte di sostegno al governo di Bolsonaro, ma allo stesso tempo c’è sempre maggior mobilitazione nella direzione contraria.

 

 Raphael Castilho Bokehi, Rio De Janeiro
Traduzione di Emilio, Fiorella e Beatrice Hirsch

 

 

Daniele Portaleone, Mattinata al lago, Candia Canavese, olio su tela

 

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