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Zev Sternhell

di Claudio Vercelli

 

È sorprendente la scarsa considerazione con la quale è stato accolto e raccontato, fuori d’Israele, l’attentato nel quale il 25 settembre è rimasto ferito Zeev Sternhell, studioso di scienze sociali che alla storia di quel paese - che è anche la sua patria d’acquisizione, essendo nato nel 1935 in Polonia - non meno che alle sue culture politiche, ha dedicato alcune tra le migliori riflessioni esistenti sul mercato degli studi universitari. Non a caso proprio nel 2008 è stato insignito dell’ambito e prestigioso "premio Israele", assegnatogli dalle pubbliche istituzioni per i suoi lavori di scienza politica. Pur appartenendo di diritto a quella vulgata che, a torto o a ragione, viene definita "revisionista" (meglio sarebbe dire dei "nuovi storici"), ovvero ispirata ad una rilettura critica del passato recente della storia d’Israele e del sionismo, Sternhell è infatti un autore poliedrico, che si è sempre contraddistinto per l’originalità dei suoi approcci ai fenomeni politici e culturali del Novecento. Non meno che ad Israele, infatti, egli ha dedicato pagine sagaci allo studio del fascismo, in particolare di quello francese. La drammatica vicenda del suo ferimento, riscontravamo, pare essere stata frettolosamente consegnata, fin da subito, all’archivio della memoria, invero assai claudicante. In Italia, a parte qualche rimando di cronaca e un affettuoso richiamo, a mo’ di elzeviro, comparso su l’Europa, a firma di Janiki Cingoli, ben poco d’altro è passato. Diciamo allora che la questione ci riguarda poiché non è una vicenda privata bensì uno degli indici della crisi della politica, in terra d’Israele come in altri paesi. Quando si tocca il grado zero del confronto si passa alle vie di fatto, colpendo quello che si reputa essere, nel medesimo tempo, l’anello più fragile (poiché indifeso) e più forte (poiché in possesso di argomentazioni robuste, irritanti per chi non ha nulla da controbattervi). Sternhell, infatti, è tutto fuorché un accademico geloso delle sue prerogative. Del pari a molti suoi colleghi, ha sempre pensato che all’impegno intellettuale dovesse accompagnarsi quello politico e, se così la si vuol chiamare, la testimonianza morale. Quest’ultima è essenzialmente lo sforzo per raccontare e comprendere quello che per i tedeschi è Zeitgeist, lo spirito del tempo corrente. Lo storico di professione fa questo, in fondo. Il punto di congiunzione tra le diverse anime del suo lavoro è la pubblicistica che, in Israele più ancora che in altri paesi, implica il prendere costantemente posizione attraverso la stampa periodica e i quotidiani. Sternhell, tra i fondatori del movimento Shalom Achshav, è conosciuto dal grande pubblico israeliano come notista per il quotidiano Ha’aretz. Ci permettiamo di chiosare sul fatto che solo uno sguardo pregiudizialmente disattento può indurre nell’osservatore quella miopia di giudizio per la quale non si coglie quanto sia ampia in Israele la discussione su di sé e sugli altri, ovvero sulla propria identità (la cui natura artificiale, ancorché non artificiosa, ovvero il suo essere un costrutto eminentemente storico, è acclarata) come su quella degli interlocutori e degli antagonisti.

Non è un caso, quindi, se proprio lui - o per meglio dire la sua figura di intellettuale - sia stato fatto oggetto della violenza terroristica. Il fatto che non ne sia perito non attenua la gravità del gesto, ricordando, infatti, quello ancora più clamoroso che nel novembre del 1995 comportò la morte dell’allora Primo ministro Rabin. Zeev Sternhell si è ripetutamente pronunciato contro la politica di costruzione degli insediamenti ebraici nei Territori palestinesi, così come non ha mai lesinato sulle ipotesi di un accordo quadro con la controparte palestinese in Cisgiordania e a Gaza. Anche in ragione di ciò la polizia israeliana ha da subito accreditato la pista di un’azione terroristica da parte di elementi di quel piccolo ma pericoloso milieu di razzisti e ultranazionalisti che alligna in alcune "colonie". Già da tempo, infatti, alcuni di loro avevano emesso una taglia contro i militanti di Pace adesso, promettendo come premio un milione di shekalim a chi avesse ucciso un esponente di rilievo del movimento pacifista.

Il silenzio con il quale è stata accolta la violenza da lui subita fa il pari con la cacofonica campagna, più volte ripresa anche nei mesi scorsi, per il boicottaggio delle università israeliane. Ci si rende conto che se tale scempiaggine fosse passata ora, a essere posti nella condizione di non potere comunicare al di fuori della cerchia scientifica, intellettuale e politica del proprio paese ci sarebbero proprio uomini come Sternhell?

 

Claudio Vercelli

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