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Inizia il nuovo anno: speranze o delusioni in vista?

di Israel De Benedetti

 

L’incontro al Palazzo di vetro tra Obama, Netanyahu e Abu Mazen non è stato altro che un fotogramma, dove nessuno dei tre partecipanti sembrava particolarmente soddisfatto. I commentatori politici di Israele (o almeno alcuni di loro) sostengono che la foto deve intendersi come un punto di partenza per l’inizio delle trattative e quindi un fatto positivo. Oggi, 29 settembre, la radio annuncia incontri di emissari di Bibi con il senatore Mitchell per preparare la sua venuta in zona quanto prima. Viene anche detto che Obama chiede riposte chiare (e cioè che le due parti si impegnino a iniziare le trattative) entro il 15 ottobre. Le avrà queste risposte?

Oggi come oggi le due parti si sono arroccate su posizioni contrastanti: da una parte Bibi dichiara di essere pronto in qualsiasi giorno, in qualsiasi posto a iniziare le trattative…senza condizioni preliminari, dall’altra Abu Mazen sostiene o che si ricominci da dove il Governo Olmert era arrivato o che Netanyahu dichiari apertamente di sospendere (per lo meno) ogni tipo di edilizia nei territori e a Gerusalemme e riconfermi la decisione di riconoscere due stati per due popoli.

Indubbiamente la posizione di Abu Mazen sembra la più logica: in un conflitto che dura da 100 anni, e a sedici anni dalle prime trattative iniziate nel 1993, non si può pretendere dai palestinesi che ogni volta che cambia il governo in Israele si ricominci tutto da capo. Non solo, ma in vista delle prossime elezioni nell’Autonomia Palestinese, Abu Mazen sa che se non potrà mostrare un minimo di successo nelle trattative, Hamas continuerà ad avanzare e a rafforzarsi, e non solo a Gaza.

Da parte sua Bibi continua a temere l’opposizione della sua coalizione o per lo meno di una parte di essa, compresi ministri e membri della Kenesset del suo partito. Bibi non è Beghin, che ha avuto il coraggio politico di firmare la pace con l’Egitto fidando più sull’appoggio della sinistra all’opposizione che del suo partito al governo. Bibi è ossessionato dalla paura che la sua coalizione si sfasci e si vada a nuove elezioni.

Il fattore tempo dovrebbe preoccupare più Israele che i palestinesi: con il passare degli anni si incancrenisce il problema degli insediamenti, primo ostacolo per ottenere una vera pace; gli arabi possono invece contare sui dati demografici tutti a loro favore.

Se Obama vorrà imporsi sul serio, minacciando ritorsioni, forse anche Netanyahu e Abu Mazen troveranno la strada per scendere dall’albero dove si sono arroccati, consci del fatto che a lungo termine tutti e due hanno necessità di dimostrare ai loro paesi che la strada della trattativa è la sola che possa portare al benessere delle popolazioni da una parte e dall’altra della linea verde (o se volete, del muro).

Il problema dell’Iran, dopo la vittoria elettorale di Ahmadinejad – seppure seguita per la prima volta da forti dimostrazioni di protesta – e dopo le ultime rivelazioni sul potenziale missilistico e atomico del paese, preoccupa evidentemente non solo Israele ma anche vari altri paesi nell’area islamica moderata. Sarà una montatura propagandistica o una realtà dettata dalla volontà di cercare la strada per imporre alla zona un nuovo imperialismo iraniano?

Israele si prepara al peggio e ogni giorno si sente parlare di esercitazioni, di piani strategici, ecc. Tuttavia non credo che nel prossimo futuro verrà decisa un’azione militare, della quale si può conoscere l’inizio ma non la conclusione. Israele è un paese troppo piccolo, mentre l’Iran può permettersi nella sua estensione uno o forse più bombardamenti di qualsiasi tipo.

A Bibi il pericolo iraniano serve per giustificare tante cose sbagliate del suo governo, ma credo che in definitiva oggi l’obiettivo della politica israeliana sia quello di premere sulle potenze occidentali per attuare sanzioni concrete contro Teheran.

Unica piccola luce che accompagna l’inizio del nuovo anno, è la sensazione che l’economia del paese sia sulla via della ripresa. Il tasso di disoccupazione è fermo e non si intravedono tendenze alla crescita, la gente ricomincia a comprare, anche una parte della esportazione industriale è in rialzo.

Auguriamoci che questo governo sappia trovare la strada della moderazione, strada che è desiderata dalla maggioranza assoluta della popolazione, e che sappia contenere a dovere i fanatici estremisti della destra nostrana.

Israel De Benedetti

Kibbuz Ruchama, 1/10/2009