Israele

 

Israele vs Iran

 di Gustavo Jona

 

Il problema iraniano rispetto a Israele è chiaramente diviso in tre fattori principali: il pericolo di azioni di guerra dirette da parte dell’Iran, prima di tutto verso Israele, come l’uso dell’atomica o di armi convenzionali a lunga portata, il costante ed enorme aiuto militare iraniano agli Hezbollah e a Hamas (nella zona di Gaza e nella Cisgiordania) ed infine il profondo antisemitismo (che nella versione moderna è diventato antiisraelianismo) rivolto verso Israele e quanto rappresenta.

Il pericolo di attacchi iraniani è una realtà che probabilmente solo la forza militare israeliana riesce a contenere, perlomeno per ora. Naturalmente sullo sfondo c’è anche l’armamento nucleare israeliano, che, a detta di fonti estere (in Israele l’argomento è tabù e non se ne parla), potrebbe dare un’immediata risposta ad un attacco iraniano atomico o condotto con armi convenzionali. Israele comunque prepara, con la collaborazione degli Stati Uniti, mezzi anti missili che le permettano di distruggere i missili ben lontani dal territorio nazionale.

Le due basi della difesa sono le batterie antimissili e le forze aeree, che hanno già dimostrato in passato di essere capaci di lunghi raid di bombardamento. La difesa è basata esclusivamente sulle capacità locali e se all’occasione ci fosse anche un aiuto esterno tanto meglio, però il motto è sempre stato e sarà sempre aiutati che Dio ti aiuta.

Limitare l’aiuto fornito dall’Iran è un problema che comporta enormi difficoltà e la ricerca di fonti d’informazione nelle zone costiere del mar Rosso, zone nelle quali Israele non è certo ben visto e l’aiuto locale è infimo. Ciò nonostante, sempre secondo fonti straniere, Israele ha ed ha avuto non pochi successi, tra l’affondamento di navi che trasportavano mezzi bellici ed attacchi a carovane. A proposito delle capacità israeliane, si dice che l’attacco da parte di “pirati” alla nave russa sia avvenuto in seguito ad informazione che Israele ha passato ai russi.

Ultimo e non meno importante obiettivo è contrastare le espressioni di antisemitismo da parte dei massimi rappresentanti iraniani; il punto è che l’antisemitismo è talmente inculcato nel mondo che queste posizioni sono accettate da molti, con considerevoli danni, per esempio l’articolo sul giornale svedese, l’embargo delle università inglesi ed i tentativi di embargo sui prodotti israeliani da parte di paesi nordici. Sono da considerare anche le posizioni di alcuni (?) membri del clero, più o meno smentite dal Vaticano.

Io personalmente non ho mai capito e probabilmente non riuscirò mai a capire la posizione della sinistra europea, e di non pochi rappresentanti nella sinistra italiana, nei confronti d’Israele e della sua lotta per la sopravvivenza da oltre cento anni.

L’antisemitismo è un fenomeno difficile da osteggiare e chiaramente impossibile da sradicare; finche è un hobby o una passione di pochi vada, ma quando capi religiosi musulmani ne fanno uso, possono trascinarsi dietro centinaia di milioni di adepti, con conseguenze sensibili in tutti i campi della vita. Con un vero possibile pericolo che dall’antisemitismo si passi all’anticristianesimo e così via.

I cittadini israeliani sono consci di tutti e tre gli ordini di pericoli sopracitati, però senza avere alcuna possibilità di difendersi; l’unico “scampo” è la costruzione negli appartamenti/case di camere di sicurezza, contro i vari tipi di attacchi convenzionali e chimici, inutili però in caso di attacchi atomici. I rifugi di cui sono rifornite molte case, ma non tutte, sono quasi irraggiungibili nei limiti di tempo definiti dal comando delle retrovie: ad esempio a Haifa in caso di un attacco dal Libano si hanno 60” (sì, sì, 60 secondi) per raggiungere il rifugio; su scala nazionale si va dall’entrata immediata a un massimo di tre minuti (che vale solo per il Negev, come ben si sa affollatissimo). I dati sono calcolati sia per lanci dal Libano che per lanci da Gaza, ambedue ben rifornite da missili, come no, iraniani!

L’unica vera speranza e che il mondo capisca che il pericolo iraniano non è un privilegio israeliano, bensì un pericolo per tutto il mondo occidentale: oramai l’Iran ha missili che possono colpire non solo il Medio Oriente ma anche l’Europa e non pochi interessi americani.

La tendenza di Obama a trattare con l’Iran è forse dovuta ad un tentativo di non aprire un altro fronte, però a mio parere darà pochi risultati o nessuno, viste poi le posizioni della Cina e della Russia.

Sarebbe poi paradossale se l’unico risultato si ottenesse nell’infamare Ahmadinejad accusandolo di essere un musulmano convertito dal giudaismo, che sia vero o meno. Se la cosa desse dei risultati si potrebbe chiaramente definirla una punizione divina, nel suo doppio significato.

Gustavo Jona

Hol ha moed 6 ottobre 2009

Haifa