Israele

 

Qiryat Arba: ma sappiamo di che cosa parliamo?

 di Sergio Tezza

 

Abbiamo chiesto a Sergio Tezza, torinese, già allievo della Scuola Ebraica di Torino, da molti anni abitante  nella cittadina di Qiryat Arba, di raccontarci, oltre alla sua storia personale, i caratteri e le vicende di una terra discussa, situata ad un passo da Hebron, ricca di contraddizioni e di contrasti ideologici e politici, ma poco ai più conosciuta.

 

Poco più di quindici anni e mezzo fa, qualche mese dopo il mio ritorno in Erets Israel, decisi di andare a farmi un giro in un posto di cui tutti parlano e spesso in termini non lusinghieri. Volevo vedere da me stesso il posto in cui sarebbero concentrati buona parte dei “pazzi fanatici” d’Israele.

Presi uno dei trentasei autobus, linea 160, che dalla stazione centrale di Gerusalemme partono per Qiryat Arba tutti i giorni a ogni ora, e dopo meno di un’ora passata attraversando zone scarsamente abitate e molto suggestive in termini paesaggistici, arrivai ad uno yishuv di montagna. Una delle cose che ben pochi sanno è che Qiryat Arba si trova a circa 1000 metri sul livello del mare: lo yishuv più alto d’Israele, più alto di Majd El Shams alle pendici del Hermon.

Ne approfitto per dare un po’ di statistiche e “fatterelli” sul posto.

Qiryat Arba è una “mo’atsà meqomith”, un livello di popolazione più basso di una città (per essere città ci vo­glio­no almeno 20.000 abitanti), ma più alto di una moshavà come Even Yehuda. Ci vivono circa 7.000 ebrei; il 60% è in vario modo osservante: perlopiù del tipo “moderno”, i cosiddetti“sionisti religiosi”, molto multicolor (i “neri”, i charedim, non sono più di dieci) e variegato anche in termini “etnici” e di provenienza - non mancano etiopi, in­diani, sudamericani; il 40% non è osservante, e vi sono anche non ebrei, arrivati con l’immigrazione massiccia dal­l’Ex Unione Sovietica. Devo sottolineare che non esistono problemi di convivenza fra osservanti e meno o non: il rispetto reciproco è una costante. Ai 7.000 di Qiryat Arba si devono aggiungere i circa 1.000 ebrei che abi­tano a Hebron, separata da Qiryat Arba da una camminata di cinque minuti. Essendovi poi due grossi collegi rab­bini­ci, yeshivoth hesder (giovani osservanti che fanno cinque anni di servizio militare alternato a studi religiosi), la Yeshivat Nir (la più grossa d’Israele) a Qiryat Arba stessa, con oltre 1500 studenti e la Yeshivat Shave’ Hebron, a Hebron, con circa un altro migliaio, si arriva a una popolazione ebraica locale di oltre 10.000: SOLO dieci volte più della Comunità di Torino, tanto per dare un’idea. Qiryat Arba ha 18 scuole e asili, più o meno altrettante sinagoghe, e da molti anni il locale liceo religioso per ragazze, Ulpenat Qiryat Arba, è il liceo israeliano col più alto tasso di successo negli esami di maturità: oltre il 95%, e vince da anni il premio della miglior scuola d’Israele. Qiryat Arba è poi il posto con la più alta percentuale d’arruolamento nell’esercito di tutta Israele, oltre il 97%, con altissima percentuale di truppe d’elite di tutti i corpi, anche piloti, e un numero alquanto impressionante di militari e ufficiali decorati al valore con le più alte decorazioni.

Qiryat Arba è stata fondata nel 1970 da Shimon Peres su terreni demaniali, le cosiddette “terre del sultano”, il più vicino possibile a Hebron, dopo che il governo laburista aveva rifiutato di concedere agli ebrei di ristabilirsi a Hebron stessa, vicino alla Me’arat HaMakhpelà (l’edificio ebraico più imponente e antico al mondo: costruito dallo stesso architetto che sotto Erode ristrutturò il Secondo Tempio nella sua magnificenza, e con le stesse pietre con cui furono costruiti il Bet HaMiqdash e il Kotel, chiamato dai cristiani il Muro del Pianto, come si può notare dalle stesse pietre gigantesche). La Me’arà, che non è affatto una caverna (quelle stanno alcuni metri sottoterra sotto la struttura cubica), è il luogo di sepoltura dei nostri Patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe e delle nostre Matriarche Sara, Rivka, e Leah, luogo scelto da Abramo perché luogo di sepoltura di Adamo ed Eva, e dove furono portati anche Moshé Rabbenu e Tsippora, secondo l’antico “Midrash Qiryat Arba”, attribuito a Rabbi Ishmael, Cohen Gadol.

La Comunità Ebraica aveva vissuto senza soluzione di continuità per circa tremilacinquecento anni nel quartiere costruito adiacente la Me’arà, e il Re Davide vi aveva stabilito la prima capitale del Regno d’Israele, con un imponente palazzo, di cui si vedono ancora a Admot Ishai (Tel Rumeida in arabo) le mura maestose, accanto a quelle Cananee più piccole, a un centinaio di metri dalla tomba di Ruth, nonna di Re Davide, e quella di Ishai.

Da Hebron gli ebrei furono cacciati dagli inglesi in seguito al pogrom del 1929 in cui furono assassinati dagli arabi locali 67 ebrei e ne furono feriti 135; vedere <http://www.hebron.com/english/articles.php?cat_id=92> e <http://www.hebron.org.il/hebrew/articles.php?cat_id=55>

Gli inglesi non trovarono nulla di meglio da fare che cacciare le vittime della barbarie araba, anziché assicurare l’incolumità degli ebrei, che, credendo nel buon vicinato, avevano persino rifiutato le armi offerte dall’Hagganà prima del pogrom, organizzato dal nazista Haj Amin Al Husseini, Mufti di Gerusalemme, e zio di Feisal Husseini ed Arafat. Posero così fine, con la chiusura del quartiere ebraico e delle yeshivot, poi occupati dagli arabi - che assassinarono ed ereditarono - ad una permanenza plurisecolare ebraica. Vi rimase solo un ebreo come abitante, fino al 1948, quando dovette andarsene pure lui. 19 anni dopo, con la liberazione di Hebron avvenuta il giorno dopo la liberazione di Gerusalemme, gli ebrei cominciarono a ritornare.

La popolazione di Qiryat Arba è perlopiù povera: Qiryat Arba è la seconda città per povertà d’Israele. Gli ebrei locali vivono modestamente d’ogni tipo di lavoro: da piccoli imprenditori in ditte a conduzione familiare, ad agricoltura, a lavoro dipendente, svolto quasi sempre, non essendoci che due fabbriche, in altre città: da Gerusalemme a Tel Aviv, fino a Haifa! Ricordo ancora, in occasione del mio primo lavoro come guardia nelle scuole locali, i tanti bambini senza scarpe e sempre coi soliti vestiti lisi (non certo una scelta di ogni mamma ebrea) che semi addormentati, sognanti, bellissimi ed evidentemente poveri, arrivavano all’asilo al mattino tra le 7:30 e le 8, nell’aria fresca e pura di montagna, che d’inverno vede molte precipitazioni, anche nevose: sì da noi c’è neve tutti gli anni!

Arrivato a Qiryat Arba con l’autobus, cominciai a “esplorare” il posto, trovandoci perloppiù, fino a sera, ragazzini che giocavano nei vari giardini e donne con carrozzine: un clima ben diverso da quello che mi aspettavo.

M’innamorai a prima vista e primo respiro del posto e dell’aria, e nonostante la durezza e semplicità della vita locale, che non offre di certo gli “svaghi” di tanti altri posti (specialmente paragonandolo a Parigi, Los Angeles e S. Monica, dove avevo vissuto nei quindici anni precedenti), me ne innamorai e in breve tempo divenne “casa”.

Troppa gente, anche in Israele, parla di cose che non conosce, nonostante la Me’arat HaMakhpelà sia il secondo sito più visitato d’Israele con punte fino a quasi mezzo milione di visitatori l’anno. Non ho mai trovato, infatti, una dicotomia più marcata fra quello che dice e crede di sapere tanta gente e la realtà trovata in loco. Io paragono spesso la reputazione di Qiryat Arba e dei suoi ebrei, di cui faccio parte con orgoglio da quasi sedici anni, alla reputazione degli ebrei presso troppi gentili: dico spesso che noi siamo “gli ebrei degli ebrei”.

SergioTezza