Storia

 

Come eravamo: ebrei nel vecchio Piemonte

 di Liliana Treves Pennacini

 

Nel XVII e nel XVIII secolo il territorio del Piemonte era soggetto a giurisdizioni diverse: lo stato sardo, il marchesato di Saluzzo, il ducato di Milano, la repubblica di Genova.

Ne deriva una difficile ricostruzione della dinamica demografica dell’intero nucleo ebraico a causa dell’aleatorietà dei confini statali e comunali, del permanente turn over della popolazione ebraica all’interno degli stessi confini geopolitici, delle diverse dinamiche interne dei singoli centri, allo scopo di tentare di riportare il piccolo mondo ebraico piemontese entro un disegno demografico coerente e unitario.

Storicamente il Piemonte, politicamente inteso, costituì uno dei territori italiani favorevoli all’immigrazione ebraica “di breve e medio raggio” per l’esistenza di spazi economici interstiziali praticabili (i banchi, il commercio al dettaglio, la raccolta degli stracci, le attività sartoriali e del rammendo, e infine la pratica medica e la professione didattica), immigrazione a flusso lento ma continuo soprattutto dalle aree confinanti di lingua e cultura francese, o dall’area germanica attraverso il ducato di Milano, raramente dagli stati centrali. Peraltro, nell’ambito delle grandi migrazioni internazionali dall’Europa orientale, né il Piemonte, né il resto d’Italia (eccetto forse Milano) costituirono un forte centro internazionale di attrazione ebraica.

Con Emanuele Filiberto si consolidò una tollerante politica di apertura verso l’insediamento ebraico nel Piemonte dei Savoia che culminerà, tra alterne vicende, nell’emancipazione concessa dallo Statuto albertino del 1848.

Una ricostruzione della popolazione ebraica nel Piemonte sardo nel periodo anteriore alla emancipazione, fondata sui Censimenti degli Stati sardi, attribuisce una entità quasi costante attestata nell’intorno di 6800 ebrei residenti nel 1839 e nel 1848, un’esigua entità della popolazione totale residente. Queste cifre testimoniano della ridotta consistenza numerica delle “università” censite (per autodichiarazione), della forte mobilità geografica endogena e della altrettanto forte, e forzata, dispersione geografica in piccolissime comunità distribuite sull’intero territorio piemontese:

Il rapporto fra popolazione ebraica, comunque registrata, è incommensurabile rispetto alla popolazione residente dell’area di riferimento, pari allo 1,6-1,4 per mille, rapporto di poco inferiore alla presenza ebraica nell’Italia nel suo complesso 1,6/1,9 per mille (circa 34-35.000 valore da cui non si discosterà significativamente nei 150 anni successivi). Presenza costante, di minima entità, ma di peso socio-economico complessivamente superiore alla sua incidenza numerica.

L’Italia settentrionale, in particolare i tolleranti regni sardi, avevano costituito una attraente meta delle correnti migratorie degli ebrei dalla Francia, dalla Provenza, dalla Germania, in ragione delle opportunità economiche e culturali esistenti, come attesta l’onomastica che riflette l’origine territoriale degli immigrati ancor privi di nomi di famiglia (Foa, Cavaglion, Fubini, Treves, Tedeschi, ecc).

I circa 7mila ebrei piemontesi erano dispersi in molte piccole comunità, il principale insediamento era Torino, seguito da Casale con Moncalvo, Vercelli, Cuneo, Acqui ecc. comunità oggi quasi tutte pressoché estinte.

Lo scarso dinamismo demografico dell’ebraismo piemontese (e di quello italiano) si spiegano alla luce della ridotta attrattività di un paese a scarso livello di sviluppo economico, esportatore e non attrattore di manodopera, mentre dal processo di emancipazione scaturirà una vivace mobilità socioeconomica del nucleo ebraico che sempre più si indirizza verso i maggiori centri di sviluppo (Milano e Roma) e successivamente (col 1938) alla ricerca di opportunità di lavoro e di sopravvivenza, generando la rapida estinzione delle comunità minori. Così Torino diventa il polo di gravitazione interna dei flussi in fuga dai centri piemontesi minori, e altrettanto Genova e Milano in una gara di diverse opportunità.

Di Torino città esiste una documentata e puntuale rilevazione disponibile attraverso l’Archivio Storico Comunale, a partire dal 1758 e fino al 1858 denominato Stato delle anime della città, borghi e territorio di Torino e dei Censimenti ridotti dal 1702 al 1758 città di Torino. Dunque una puntigliosa serie storica di ben 157 anni, pres­soché ininterrotta (con l’eccezione del periodo napoleonico in cui l’identità ebraica era stata ignorata) che testimonia della crescita lenta e costante del nucleo ebraico del contesto urbano torinese, che per grandi linee si configura in questi valori di sintesi:

In questo ultimo anno la rilevazione è di tipo censuario, attesta l’esistenza di 3758 ebrei residenti (di cui 184 stranieri), una minoranza (46,5%) nella minoranza degli acattolici (8071), che costituivano ancora il 6 per mille della popolazione presente della città. La struttura economica della popolazione “di religione ebraica” censita nell’anno ne riflette l’accresciuta mobilità sociale dopo l’emancipazione con posizioni non irrilevanti nei settori dell’industria (7,5% della popolazione secondo la professione del capofamiglia), delle professioni liberali (13,6%), dei proprietari benestanti (9,4%), e il permanere di quello zoccolo duro (45%) delle attività tradizionali del commercio e dell’attività impiegatizia privata e nella pubblica amministrazione. Negli ultimi 80 anni si era verificato un forte impulso alla istruzione e all’acquisizione di una più variegata stratificazione professionale, impulso dovuto alla scelta di realizzare attraverso l’investimento culturale una promozione sociale di una piccola minoranza all’interno della più grande società urbana.

Dunque nel lungo periodo la popolazione ebraica di Torino crebbe in misura costante, più per saldi migratori positivi che per saldi naturali, a causa della ristretta vita del ghetto e della forte morbilità giovanile, senza diventare mai un vero nucleo metropolitano, costituendo l’1,7 per mille della popolazione territoriale nel 1758, quasi il 2 per mille nell’era della libertà napoleonica, e l’1,08 per mille nel 1848, per crescere successivamente fino a oltre 2000 unità negli anni anteriori alla prima guerra mondiale e a 3758 nel 1931.

Con l’emancipazione tende a mutare la morfologia della famiglia, crescono i matrimoni misti per effetto di una naturale tendenza matrimoniale esogamica, si avvia un concomitante controllo della natalità compensato da un contemporaneo aumento del livello sanitario, una riduzione della dimensione tradizionale dei nuclei familiari.

Alla vigilia della seconda guerra mondiale, la rilevazione fatta il 22 agosto del 1938 in occasione della legge sulla difesa della razza (D.L. 1728) indica per Torino una consistenza a geometria variabile, contro il dato certo di 3786 di iscritti alla Comunità, (in Italia circa 47.000), valori drasticamente ridotti nel corso della guerra per effetto dello sterminio, delle conversioni, delle emigrazioni. La ricostruzione del numero degli appartenenti censiti come appartenenti alla “razza ebraica” è stata oggetto di accurato studio da Fabio Levi in L’ebreo in oggetto e del contributo di Giuseppe Genovese Profilo quantitativo del gruppo ebraico torinese nel1938 (Zamorani,1991) che danno conto delle difficoltà di definire un universo dai contorni incerti per gli incerti criteri univoci di appartenenza razziale ( i non iscritti, i figli di matrimoni misti, gli stranieri in transito, ecc) e della non reperibilità (autodistruzione) di tale Censimento. Gli estensori di tale studio presentano una forbice di valori che da un massimo di oltre 6mila, soggetti in qualche misura coinvolti dalle leggi razziali, scendono a minimi attestati su una ragionevole cifra di oltre 3600 unità.

La documentazione del trend demografico negli anni postbellici diventa assai difficile non costituendo l’appartenenza religiosa una variabile rilevata nei censimenti centrali e locali, dovendosi ricorrere a stime fortemente aleatorie anche in ragione della crescente assimilazione e dell’incerta coscienza dell’appartenenza. A Torino si stima che a fine conflitto gli ebrei torinesi iscritti fossero circa 950, oltre agli ebrei stranieri in larga misura profughi in transito (circa 220), agli ebrei “misti” (circa 1200), ad un numero elevato (oltre 800) di “non si sa”; in quell’anno in Italia gli ebrei erano stimati in 28mila unità rispetto ai 45mila del 1938 (62%). A fine conflitto la popolazione ebraica di Torino si era attestata su entità paragonabili a quelle dei tempi del ghetto, nell’intorno del primo ventennio del ’700, pur avendo assorbito gli ebrei espulsi dalle comunità piemontesi non metropolitane. Negli anni successivi si verificò una moderata crescita, come ci rivela il bellissimo contributo di Sergio Della Pergola in La popolazione ebraica in Italia nel contesto ebraico globale, Einaudi, 1997.

 In sintesi, lo stato della popolazione ebraica torinese riflette il più generale paradigma dell’ebraismo italiano, avviato (salvo fattori di ripresa oggi non prevedibili) verso una tendenziale flessione demografica attraverso il crescente inserimento nel contesto generale nazionale e la crescita dei matrimoni misti con distacco dei figli dalle pratiche religiose e dallo stesso senso di appartenenza all’ebraismo. Se gli ebrei italiani, e quelli torinesi, hanno sempre costituito un’esigua minoranza nelle rispettive comunità di appartenenza, questa condizione tende a permanere e forse ad aggravarsi in futuro, salvo accadimenti imprevisti e non auspicabili. “I meccanismi della sopravvivenza passata non appaiono più sufficienti a garantire il futuro sulla base delle sole forze disponibili localmente” (S. Della Pergola, cit., p. 936).

Liliana Treves Pennacini

 

 
ANNO 1839 ANNO 1848
MASCHI FEMMINE TOTALE MASCHI FEMMINE TOTALE
TORINO CITTA' 729 752 1481 728 763 1491
Pinerolo - Susa 183 171 354 181 188 369
Carmagnola       (78) (89) (167)
Chieri - Chivasso       (100) (95) (195)
Ivrea 74 77 151 87 86 173
TORINO PROVINCIA 257 248 505 268 274 542
TORINO CITTA' + PROVINCIA 986 1000 1986 996 1037 2033
BIELLA 27 29 56 31 32 63
CUNEO 299 312 611 257 270 527
ALBA 6 7 13 2 0 2
MONDOVI' 109 113 222 142 119 261
SALUZZO 163 198 361 181 217 398
ALESSANDRIA 229 271 500 287 279 566
ACQUI 309 296 605 301 290 591
ASTI 164 206 370 181 220 401
CASALE       378 370 748
MONCALVO       123 122 245
CASALE + MONCALVO 477 505 982 501 492 993
NOVARA 3 7 10 8 5 13
LOMELLINA 5 4 9 4 4 8
VERCELLI 291 296 587 311 283 594
TRINO       45 57 102
NIZZA 151 171 322 145 156 301
GENOVA CITTA' 77 75 152 203 129 332
SAVONA 12 2 14      
             

TOTALE EBREI
[nelle sole città in cui sono presenti, comprese le province francesi di Annecy e Chambery, con piccoli numeri]

3.308 3.492 6.800 3.773 3.774 7.547
TOTALE POPOLAZIONE
Piemonte e Stati Savoiardi
2.072.707 2.053.028 4.125.735 - - 4.916.084

 

ANNI EBREI RESIDENTI
1702 774
1720 1006
1740 1216
1755 1320
1790 1489
1814 1653
Fine periodo napoleonico
1816 1472
1821 1506
1835 1514
1848 1491
1858 1767
[in Italia ca. 39.000]
1911 2011
1931 3758