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Vite in transito

 di Bruna Laudi

 

Un giorno, mentre percorrevo la strada principale, fui assalita dalla gioia. In lontananza vidi mia madre che camminava nella mia direzione. Avrei riconosciuto quel vestito grigio ovunque. Gliel’avevo cucito io stessa con le mie mani. Presa dall’eccitazione corsi verso di lei urlando: “Mamma, mamma!” Purtroppo quella donna non era mia madre, ma una delle nostre vecchie vicine ungheresi. Evidentemente si era servita nel guardaroba di mia madre. La sua espressione sorpresa si trasformò ben presto in un atteggiamento d’odio; disse: “Che peccato, non hanno finito il lavoro con voi Ebrei!” Iniziai a piangere e corsi via giurando a me stessa che non avrei mai più messo piede in quel luogo.

Il luogo è Szerencs, in Ungheria, e chi parla è Judith Schwarcz Rubinstein, sopravvissuta ad Auschwitz – Birkenau, che, dopo la liberazione, cerca di tornare a casa, nella speranza di trovare qualche famigliare ancora in vita, ma trova la casa occupata e l’accoglienza che ci racconta con parole drammatiche.

Judith ed alcuni parenti, dopo mille peregrinazioni, si stabiliranno a Grugliasco dal 1946 al 1949. Nel campo profughi Judith ha sposato Bill, che a Torino ha imparato la tecnica del pellicciaio, ed è nato il loro figlio, Eli. Emigreranno in Canada nel ’49, dove avvieranno una attività di taglio e confezione pellicce.

La tesi di laurea di Sara Vinçon, pubblicata da Zamorani, ha come epicentro l’ex manicomio femminile di Grugliasco, diventato campo di raccolta di Ebrei originari dell’Europa dell’Est e sopravvissuti ai campi di sterminio, e si sviluppa attorno ad una serie di interrogativi, che l’autrice esplicita nella parte finale del suo racconto, la Nota sulle fonti:

Da dove provenivano i Jewish Displaced Persons, com’erano sopravvissuti alla Shoah, perché erano arrivati a Torino, chi li aveva aiutati, come si procuravano i mezzi di sostentamento, dove vivevano, quali legami erano riusciti ad instaurare con la popolazione locale e, soprattutto, dove erano emigrati?

La ricerca si snoda quindi seguendo alcuni filoni fondamentali:

– l’organizzazione del soccorso dopo la liberazione dai campi nazisti ed, in particolare, le  organizzazioni di soccorso ebraiche;

– le peregrinazioni degli Ebrei dopo la liberazione ed il dramma di chi non può tornare nei paesi d’origine, dove l’antisemitismo è ancora molto forte;

– i campi profughi in Italia;

– il campo di Grugliasco, ex ospedale psichiatrico femminile;

– i rapporti con la Comunità Ebraica di Torino;

– la storia di Judith Shwarcz Rubinstein e della sua famiglia.

Il progetto si è sviluppato sotto la guida del prof. Fabio Levi e grazie al contributo del Ministero degli Affari Esteri israeliano, che ha concesso a Sara una borsa di studio estiva a Haifa, del Gruppo di Studi Ebraici che le ha assegnato una borsa di studio per i 30 anni di Ha Keillah, del Comitato per il concorso Daniele Levi, e della Commissione giudicatrice per il Premio Anna Segre.

È un lavoro di ampio respiro, molto dettagliato nella ricerca delle fonti e ricco di riferimenti a documenti di archivio (Archivio Ebraico Terracini di Torino, Archivio Storico del Comune di Grugliasco, Archivio Storico del Comune di Torino, Archivio Storico della Provincia di Torino).

Ciò che però colpisce il lettore è l’accostamento tra la rigorosa analisi scientifica della prima parte e l’impatto emotivo che traspare dall’intervista a Judith Rubinstein, nonostante lo sforzo dell’autrice di rimanere nell’ambito prefissato dalla ricerca, cioè il soggiorno a Grugliasco.

Chi legge prova una grande emozione ed il desiderio di conoscere Judith, di capire come è nato e come si è sviluppato l’incontro tra la giovane ricercatrice torinese e l’anziana signora, ma soprattutto, desidera sapere di più su di lei, sulla sua vita, le sue emozioni ed il suo coraggio.

Da qui nasce l’auspicio che Sara non si fermi, ci racconti in un altro libro i primi contatti con la famiglia Rubinstein, il soggiorno in Canada, dove ora abitano e dove l’hanno ospitata, e, nel rispetto della riservatezza, l’intimità che si è creata tra lei e Judith.

Bruna Laudi

 

Sara Vinçon, Vite in transito. Gli Ebrei nel campo profughi di Grugliasco (1945-1949), Silvio Zamorani Editore, Torino 2009, pp. 175, 18