Torino

 

Il senso del nostro lavoro

 di David Terracini

 

Gravi questioni politiche italiane, israeliane e della diaspora impongono agli ebrei italiani di sinistra di raddoppiare il loro impegno all’interno del Gruppo di Studi Ebraici.

1) Politica italiana

Non passa giorno che l’attuale governo italiano non prenda provvedimenti contro la libertà, contro l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge e contro la solidarietà con i più deboli. Troppo spesso i rappresentanti dell’ebraismo ufficiale flirtano col governo. La difesa di valori fondanti l’ebraismo non è un optional, pena la perdita della nostra identità. Il Gruppo di Studi Ebraici che pubblica Ha Keillah, secondo me, deve continuare a combattere contro la violazione di quei valori.

2) Politica israeliana

Il governo israeliano e le forze reazionarie (laiche e religiose) che lo sostengono spingono ormai verso una concezione idolatrica della Grande Israele, trasformata in divinità alla quale è lecito sacrificare esseri umani, sia ebrei che palestinesi. Governo e religiosi giustificano con motivi di sicurezza restrizioni alla vita economica e civile dei palestinesi, rafforzandone invece la resistenza sia militare che politica. Il governo israeliano fa finta di sostenere la teoria dei due popoli - due stati, ma ogni giorno annette nuove terre e pone le premesse per una diaspora della popolazione autoctona. La democrazia dello stato d’Israele è incompatibile con la repressione poliziesca. Se in Israele muore la democrazia muoiono anche gli ideali di giustizia e libertà alla base della sua fondazione. E muore la speranza millenaria del popolo di Israele in tutto il mondo. Penso che il Gruppo di Studi Ebraici debba difendere coi denti l’etica e la democrazia in Israele e nei Territori.

3) Antisemitismo

Da anni gli ebrei di tutto il mondo sono vittime di un nuovo antisemitismo, e sono ormai oggetto di atti ostili incrociati dell’Islam, della sinistra radicale, delle organizzazioni umanitarie internazionali e della destra storica. A tale fenomeno fa riscontro la totale indifferenza del governo israeliano sul riverbero mediatico delle sue azioni e sull’opinione pubblica mondiale. Poca o nulla attenzione è rivolta a propagandare le iniziative lodevoli promosse all’interno di Eretz Israel e nei territori occupati. C’è anzi la sensazione che il governo israeliano veda nell’antisemitismo nella diaspora un incentivo all’aliah degli ebrei incerti. Il Gruppo di Studi Ebraici, secondo me, deve combattere contro queste aberrazioni. Il mondo ebraico di sinistra ha il dovere di autodifendersi, rompendo l’indifferenza mediatica israeliana. Non solo criticando le tendenze annessionistiche del governo di Israele, ma convincendo tutti che l’amore plurimillenario del popolo ebraico per la Terra d’Israele non ha niente a che vedere né con la conquista del west né col colonialismo imperialistico otto-novecentesco. La salvaguardia subito della vita (degli ebrei e dei palestinesi) viene prima di tutto, anche prima del compimento di una antica promessa della Torah.

4) Assimilazione

A fronte di una progressiva riduzione demografica e di un progressivo invecchiamento delle comunità ebraiche italiane, non possiamo trascurare alcuna azione che sia tesa a rivitalizzare lo studio, la cultura, la memoria, la consapevolezza dei nostri valori presso gli ebrei in via prioritaria. Il Gruppo di Studi Ebraici deve combattere per questi obiettivi. L’estinzione di un gruppo di studio è un delitto, come sarebbe un delitto chiudere la scuola ebraica, come è un delitto ignorare coloro che, nella nostra comunità, sono in grado di dare un contributo al patrimonio comune di conoscenza, dall’insegnante allo studente israeliano, dal rabbino al professionista. Non esistono solo le conferenze, non esistono solo mezzi di comunicazione stampati o on line a senso unico, esistono possibilità di apprendimento che coinvolgono in prima persona chi vuole imparare, impegnandolo ad approfondire argomenti specifici e a discuterli in gruppo.

Per questi motivi sono convinto che il Gruppo di Studi Ebraici debba raddoppiare il suo impegno.

David Terracini

   

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