Italia

 

Non è divertente

 di Anna Segre

 

Devo confessarlo: per anni ho atteso una battuta antisemita di Berlusconi con la certezza che prima o poi sarebbe arrivata; anzi, quasi mi stupivo per il ritardo. Immaginavo che avrei provato un certo compiacimento e anche un po’ di orgoglio nell’entrare a far parte della nobilissima schiera degli insultati dal nostro premier; e, soprattutto, pregustavo la soddisfazione di poter dire agli ebrei che lo avevano sostenuto: “Ve l’avevo detto!” Chiedo scusa per tutto questo: di fronte all’orribile barzelletta sulla Shoà non mi sono sentita né compiaciuta né lusingata, ma, anzi, offesa, amareggiata e terribilmente spaventata. E avrei preferito mille volte avere avuto torto.

L’avevo già sentita raccontare a Blob, ma solo la seconda parte, e, ricostruendo a senso la prima, avevo supposto che il protagonista fosse un cattolico che si confessava; anche così sarebbe stata comunque un po’ offensiva nei confronti di tutti quelli che hanno rischiato la vita per nascondere ebrei, ma tutto sommato appariva abbastanza innocua. Quando ho visto il filmato dell’inizio e ho capito che a “confessarsi” era un ebreo che aveva nascosto un “connazionale” sono rimasta di sasso. Nell’Italia del 2010 un primo ministro può descrivere gli ebrei come ricchi profittatori avidi che speculano persino sulla Shoà e si ingannano tra loro e nessuno ci trova niente da ridire, anzi, tutti ridono di gusto. Evidentemente questi pregiudizi fanno parte del bagaglio di idee dell’“italiano medio” che Berlusconi aspira ad incarnare. Pare che l’abbia raccontata a un gruppo di ebrei e abbiano riso anche loro: era dunque uno scherzo amichevole? Se così fosse dovremmo supporre una grande amicizia tra il premier e Rosy Bindi, altro bersaglio frequente del suo umorismo, ma non mi risulta che le cose stiano esattamente così.

Il potere mediatico di Berlusconi è immenso, e riesce a influenzare addirittura l’immaginario e la mentalità dell’italiano comune. Vi ricordate il consenso di cui godeva la figura del giudice ai tempi di Mani Pulite? Addirittura in una recita di Purim per attualizzare la Meghillat Ester i miei allievi avevano immaginato il re Assuero come un magistrato, dal loro punto di vista la figura più potente e prestigiosa che ci fosse in circolazione. Le statuine di Di Pietro erano inserite nel presepe, e quando si è dimesso dalla magistratura tutti i telegiornali non parlavano d’altro, con i politici di destra e di sinistra che se lo contendevano a suon di dichiarazioni di solidarietà. Sono bastati pochi anni di propagande ben orchestrate per rovesciare completamente quell’immagine: la parola giudice è diventata praticamente un insulto e Di Pietro uno zotico analfabeta, anche lui frequente bersaglio dell’humour berlusconiano. Dopo i giudici sono arrivati gli insegnanti, e anche lì una campagna martellante ha trasformato una figura professionale un tempo stimata e autorevole in una massa di ignoranti fannulloni che campano senza lavorare a spese dello stato. E questi mutamenti sono talvolta abbastanza repentini: solo pochi anni fa la Moratti si era sentita in dovere di mandare a casa di tutti gli insegnanti un bel plico patinato, in cui era presentato il suo progetto di riforma, con una gentilissima lettera di accompagnamento piena di complimenti a tutta la categoria; una cosa simile da parte della Gelmini sarebbe impensabile.

È inquietante immaginare cosa potrebbe succedere se per qualche motivo si decidesse di montare una campagna contro gli ebrei. Il meccanismo è già rodato: si parte da qualche battuta innocente (e già ne abbiamo sentite), poi magari potrebbe arrivare uno scoop del Giornale o di Libero (oggi molto favorevoli agli ebrei, ma domani chissà), contro cui naturalmente tutti si indignerebbero e da cui tutti prenderebbero le distanze; poi arriverebbero le trasmissioni televisive in cui vince chi urla di più: se avete visto l’anno scorso Sgarbi scatenato in difesa del crocifisso e dei valori cristiani avrete capito che in certe trasmissioni l’uguaglianza tra i cittadini è un’opinione come un’altra che si può liberamente accettare o confutare.

Oggi pensare che se la prendano con noi sembra fantascienza, ma vent’anni fa sarebbero sembrate fantascienza le campagne contro i giudici e gli insegnanti. Quanto al politically correct, sappiamo bene che per alcuni esponenti dell’attuale maggioranza è un optional, se non una parolaccia.

In parte queste fantasie sono ancora lusinghiere, ma sono anche terribilmente inquietanti.

Anna Segre

    

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