Iran

 

Libertà per l’Iran

di Tullio Monti e Lesani Yoosef

 

L’Associazione “Iran Libero e Democratico” è stata costituita a Torino due anni or sono da parte di un gruppo di esuli iraniani, con lo scopo dichiarato di far conoscere nel territorio piemontese le attività, le idee ed i programmi della Resistenza iraniana e di ottenere attorno ad essa la solidarietà delle istituzioni pubbliche (Comuni, Province, Regione), delle forze politiche, delle associazioni e dei cittadini piemontesi, attraverso dibattiti, mostre fotografiche, appelli, raccolte di firme, tavoli in strada, manifestazioni pubbliche. L’associazione aderisce alla Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni. Le numerosissime iniziative dell’associazione hanno sempre riscosso grande interesse da parte di tutti gli interlocutori e soprattutto da parte dei cittadini.

Nell’omertoso e complice conformismo di gran parte dei mezzi d’informazione italiani, l’associazione si prefigge come primo compito quello di far conoscere l’esistenza del movimento di Resistenza iraniano e del CNRI - Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (una sorta di CLN - Comitato di Liberazione Nazionale), del quale fanno parte esponenti di tutte le confessioni religiose (islamici, cristiani, ebrei, zoroastriani), di tutte le etnie (persiani, arabi, armeni, curdi, baluci) e di tutte le tendenze politiche democratiche iraniane, il cui Consiglio (formato da 500 membri eletti) è composto per oltre la metà da donne e costituisce sia il Parlamento in esilio del popolo iraniano, sia il suo governo “ombra” in esilio. Presidente eletta del CNRI è, da sedici anni, la signora Maryam Rajavi. L’associazione nelle iniziative e incontri che organizza cerca di spiegare la vera natura e l’ideologia del regime clericale dominante in Iran. Inoltre illustra la vera richiesta del popolo iraniano: la libertà. Incontrando le personalità del mondo della politica, cultura e religione si nota un’enorme attenzione e sensibilità da parte loro e una grande voglia di collaborazione per raggiungere tali obiettivi.

La Resistenza iraniana rappresenta la rivolta permanente del popolo iraniano contro il regime fascista/teocratico, clericale e fondamentalista dei Mullah e degli Ayatollah, al potere da oltre trent’anni in Iran, e lavora per abbattere tale regime non attraverso una guerra “esterna”, né tantomeno attraverso la politica di “accondiscendenza”, bensì attraverso l’opzione della cosiddetta “terza via”, ovvero la via democratica e (possibilmente) pacifica al cambio di regime da parte del popolo iraniano, che vuole prendere interamente nelle proprie mani il proprio destino.

Quattro gli obiettivi che la Resistenza iraniana (che opera sia all’estero, in esilio, che all’interno dell’Iran), basata soprattutto sulla struttura organizzata dei Mojahedin del Popolo (“partigiani del popolo”) si è prefissa per quest’anno e che l’associazione Iran Libero e Democratico sostiene.

1) Definitivo smascheramento della falsa “opposizione” interna al regime, in lotta contro i “falchi” e gli intransigenti (la guida suprema Alì Khamenei, successore di Khomeini ed il suo Presidente-fantoccio Mahmoud Ahmadinejad), che sarebbe rappresentata dai cosiddetti “riformisti” o “colombe” del dialogo apparente con l’Occidente (Mousavi, Rafsanjani, Karroubi, Khatami): è chiaro a tutto il mondo che il duro scontro di potere interno al regime teocratico, fra gerarchi di opposte fazioni che si contendono il comando non potrà portare ad alcun reale risultato per il popolo iraniano, né in termini di democrazia interna e di rispetto dei diritti umani, politici, civili e sociali, né in termini di riforme economiche che tolgano dalla più nera miseria la popolazione di uno dei paesi potenzialmente più ricchi del mondo, né in termini di arresto della folle corsa alla bomba atomica, che punta a fare dell’Iran teocratico la potenza egemone dell’intero Medio Oriente, con l’obiettivo dichiarato di giungere all’eliminazione dello Stato di Israele ed alla destabilizzazione dell’intera area, appoggiando e finanziando il terrorista islamico fondamentalista in vari paesi (Hezbollah in Libano, Hamas in Palestina, Talebani in Afghanistan, le frange più estreme in molti altri paesi arabi).

2) Solidarietà e difesa della vita e dei diritti umani dei circa 3.500 esponenti del Mojahedin del Popolo iraniani residenti nella città-stato di Ashraf (una sorta di “Repubblica partigiana” di Alba o dell’Ossola), da oltre un anno assediata dalle milizie paramilitari del Presidente iracheno Al Maleki, complice del regime iraniano, il quale, benché chiaramente sconfitto alle recenti elezioni presidenziali in Iraq, ancora non si decide di abbandonare il potere e minaccia di attaccare nuovamente e di radere al suolo il campo della resistenza iraniana di Ashraf, sterminando e deportando in Iran (mandandoli incontro a morte certa) gli esponenti della resistenza al regime dei Mullah.

A tal riguardo Maryam Rajavi ha ricordato come il governo americano, che aveva il controllo della Regione di Ashraf e ne garantiva la sicurezza fino allo scorso anno, si era assunto la responsabilità e l’impegno internazionale di fare da garante per l’incolumità dei residenti in Ashraf nel momento in cui aveva ceduto il controllo militare e poliziesco alle forze irachene: il mondo intero si aspetta ora che il Presidente americano Barak Obama tenga fede a tale promessa, impedendo una strage annunciata e finora scongiurata soltanto grazie ad una straordinaria mobilitazione internazionale.

3) Due anni or sono, dopo quindici anni di battaglie politiche e diplomatiche, l’Unione Europea ha finalmente cancellato dalla propria lista nera delle organizzazioni terroristiche il movimento dei Mojahedin del Popolo, che vi era stata del tutto impropriamente inserito su richiesta del regime iraniano; tuttavia ciò per il momento non è avvenuto negli Stati Uniti, il cui governo ancora oggi (nonostante la recente storica sentenza della Corte Suprema che ha invitato il governo a provvedere in tal senso) considera ufficialmente terroristi gli esponenti della Resistenza iraniana, mentre allo stesso si dimostra indeciso e titubante nel contrastare apertamente e seriamente il terrorismo di stato del governo iraniano.

Occorre che tutto il mondo libero e democratico appoggi con forza l’iniziativa dei parlamentari americani che intendono far riconoscere, anche negli USA, il movimento della Resistenza Iraniana come il vero rappresentante delle aspirazioni alla libertà ed alla democrazia del popolo iraniano.

4) Operare ancora più attivamente in Iran, per provocare la caduta ed il crollo del regime al potere.

Il regime clericale, duramente fiaccato da trent’anni di lotta di opposizione sociale e politica, straordinariamente fattasi attiva dopo le elezioni truffa dello scorso anno, ha saputo tuttavia resistere al potere attraverso una durissima e spietata repressione interna, consentita ed agevolata dalla perdurante politica di “accondiscendenza” nei confronti dei gerarchi teocratici ancora praticata da troppi governi occidentali, in nome di interessi commerciali ed economici confessati (l’importazione del petrolio, l’esportazione di tecnologie) ed inconfessabili (il traffico d’armi e la corruzione praticata dal regime nei confronti di esponenti politici, governativi e del mondo dell’informazione in Occidente).

È necessario che la resistenza iraniana operi con ulteriore determinazione su due livelli, sia all’estero (isolando ancor di più il regime iraniano dalle democrazie occidentali e dai paesi moderati nel Medio Oriente), sia all’interno dell’Iran (intensificando l’azione di contrasto contro i fondamentalisti islamici al potere, per provocarne in tempi rapidi la caduta e la fuoriuscita dal paese).

La storia ed il programma del CNRI e della Resistenza Iraniana dimostrano al mondo intero che l’opzione di un governo liberaldemocratico e laico nei paesi di cultura islamica è possibile: un governo che la Resistenza vuole basato sul consenso popolare, da ottenersi attraverso vere elezioni democratiche, sotto il controllo dell’ONU, che faccia della laicità, fondata sulla separazione fra Stato e religioni, un proprio caposaldo, così come del rispetto dei diritti delle donne e di tutte le minoranze (religiose, etniche, politiche e sociali) un proprio principio irrinunciabile.

L’Associazione Iran Libero e Democratico vuole testimoniare attivamente che il grande sogno di libertà di un popolo intero è possibile ed è a portata di mano: ciascun democratico è chiamato a fare la propria parte!

 

Tullio Monti
Presidente dell’Associazione
“Iran libero e democratico"
Coordinatore della Consulta Torinese
per la Laicità delle Istituzioni

 

Lesani Yoosef
Vice presidente dell’Associazione
“Iran libero e democratico”

    

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