Giorgina Arian Levi

 

Il congedo

di Giorgina Arian Levi

 

Con un certo imbarazzo, sono costretta a scrivere in prima persona. Sin dal lontano 1975, allorché dopo l’interesse suscitato da un numero unico il Gruppo di Studi Ebraici di Torino decise di trasformare “Ha Keillah” in un periodico bimestrale, ne ho assunto la direzione per il semplice motivo che del Gruppo ero l’unica iscritta all’albo dei pubblicisti, requisito indispensabile per il riconoscimento giuridico della rivista. Da allora sono trascorsi tredici anni, che hanno visto rinnovarsi ogni biennio parte della redazione con l’acquisizione di nuovi collaboratori giovani e preparati. Soltanto la direzione è rimasta la stessa. Poiché sulla base della mia ormai lunga esperienza in attività politiche e culturali, sono persuasa che all’incirca dopo otto-nove anni sia necessario cambiare l’oggetto del proprio impegno quando è volontario e non professionale, onde evitare da un lato l’appannamento dovuto alla routine e dall’altro assicurare una rotazione stimolatrice, ho rassegnato le dimissioni da direttore a partire dall’anno 5749. Per di più l’età incalza. Accomiatandomi dalla redazione di Ha Keillah sento il bisogno di dichiarare che nei tredici anni di lavoro comune ho arricchito la mia conoscenza dell’ebraismo attraverso le animate approfondite discussioni che in ogni riunione redazionale si sono svolte sull’interpretazione religiosa, etica e giuridica della Legge, sulla storia del popolo ebraico e del suo apporto alla civiltà e alla cultura, sul sionismo, sull’antisemitismo, sull’analisi degli avvenimenti in Medio Oriente e sul rapporto tra Diaspora e Israele. Oggi si discute spesso sulla crisi del volontariato. Ebbene, il Gruppo di Studi Ebraici e la sua rivista costituiscono uno stimolante esempio di quali risultati positivi, scevro da qualsiasi inaridimento, il lavoro volontario può raggiungere allorché è sostenuto da un valido progetto culturale e politico che è quello espresso già nella linea programmatica del numero uno dell’ottobre del 1975 sulla definizione e l’applicazione delle “variabili” e delle “costanti” dell’ebraismo nella complessa tormentata società odierna [...].

Lascio la direzione, ma nei limiti delle mie capacità continuerò a collaborare con “Ha Keillah” con articoli e in ogni altro settore io possa essere di utilità. Ringrazio tutti gli amici, vicini e lontani, per il grande insegnamento che da essi ho ricevuto e auguro al nostro periodico sempre maggiori affermazioni.

Giorgina Arian Levi

Ha Keillah, ottobre 1988