Giorgina Arian Levi

 

Una persona eccezionale

di Manfredo Montagnana

 

Giorgina aveva ventotto anni più di me, eppure potevamo considerarci della stessa generazione, poiché sua madre Gemma - la più anziana dei fratelli Montagnana - era sorella di mio padre Massimo - il più giovane. Giorgina era peraltro coetanea di mia madre della quale fu compagna di studi, dalle medie alla laurea in lettere all’Università di Torino.

Mi ricordo quando in Australia, dove la mia famiglia era esule a seguito delle leggi razziali, mio padre mi parlava delle vicende dei miei zii e cugini sparsi per il mondo ed in particolare di Giorgina esule in Bolivia. A questo proposito, mio cugino Franco - clandestino a Parigi durante l’occupazione nazista - sosteneva che alla nostra famiglia la dispersione dei suoi membri appariva naturale. Nel libro che Giorgina ed io abbiamo scritto, Franco ricorda: “vista dal di fuori è una famiglia un po’ matta”, ma “i Montagnana ritenevano certamente che i matti erano gli altri che non si interessavano di politica, che non andavano in galera, che non venivano strappati alle loro famiglie, che non ce n’era un pezzo in Australia, un pezzo in Messico, un pezzo in Russia, un pezzo in Svizzera e non so quanto altro”.

Mi sono rifatto a queste memorie perché penso che costituiscano il presupposto alle scelte di vita di Giorgina, scelte che si concretizzarono in un continuo impegno politico e sociale che la portarono nel Consiglio Comunale di Torino e poi in Parlamento. Il suo essere eccezionale si esprimeva proprio quando parlava di sé e dei tanti eventi che la videro protagonista: era chiaro a chi la ascoltava che per Giorgina erano importanti gli eventi ed i risultati ottenuti e non lei o il suo contributo personale. Ne parlava in modo naturale, evidenziando ciò che poteva interessare al suo interlocutore, sempre allo scopo di insegnare qualcosa, di aiutare a ragionare sui problemi che venivano discussi e di provare a risolverli insieme con lei.

Qualche volta, andando da lei a lavorare sul libro o semplicemente per salutarla, sentivo che era un po’ stanca e forse depressa; allora le ripetevo che per me, per la mia generazione e per quelle successive, lei era un punto di riferimento importante, insostituibile. Avevamo bisogno di incontrarla di tanto in tanto per ascoltare le sue valutazioni sulle questioni più varie, ma in particolare sugli avvenimenti politici italiani. Era in queste occasioni che trapelavano storie e aneddoti della sua vita di consigliera comunale e di parlamentare, sempre vivi e puntuali. E questo bastava per restituirle l’abituale energia e voglia di fare.

Durante il mio mandato in Consiglio Comunale si interessava di quello che facevo e mi offriva i suoi pareri; al punto che fu un valido supporto alla mia candidatura, sostenendola nei negozi e in giro nel quartiere. Talvolta mi capitava di parlarle di mio figlio e dei miei nipotini; le mostravo le loro fotografie e Giorgina si interessava alle loro vicende, poiché si trattava delle ultime propaggini della nostra famiglia.

Vi era una sua qualità che potrebbe apparire secondaria ma che la rendeva particolarmente eccezionale ai miei occhi poiché era un segno del suo carattere: Giorgina era sempre vestita e truccata in modo inappuntabile, appariva piena di vitalità e di entusiasmo; la cura delle apparenze costituiva per lei un aspetto importante della sua personalità.

Altri interverranno sul ruolo che Giorgina ebbe nella Comunità, da quello di Consigliere a quello di fondatrice del Gruppo di Studi Ebraici e di Ha Keillah. Mi preme comunque ricordare come, nelle battaglie che condusse in Comunità, Giorgina mantenne sempre un atteggiamento critico e indipendente. Penso che questo aspetto importante della sua personalità caratterizzi ciò che Anna Bravo ha indicato come il suo modo di essere “autorevole”: è per questa sua “autorevolezza“ che tutti in Comunità la amavano e stimavano.

Manfredo Montagnana