Giorgina Arian Levi

 

Un entusiasmo contagioso

 di Adriana Castellucci

 

Quando conobbi Giorgina, lei era già avanti negli anni: una figura minuta, il volto sorridente incorniciato da candidi capelli. Mi incantò subito con quel suo particolarissimo modo di sorridere e di ascoltare curiosa: voleva sapere della situazione della scuola italiana, di come erano i giovani, della mia Sicilia, del teatro che facevo con i miei studenti.

Riusciva a trasmettere energia ed entusiasmo, una carica di fattività che nel lungo corso dei suoi anni era riuscita a conservare indenne, fino all’ultimo. Un entusiasmo contagioso: credo che sia stata la persona che per prima ha creduto in quel progetto di laboratorio scolastico di teatro civile che io andavo vagamente delineando e che lei incoraggiò moltissimo. Per diversi anni, infatti, fu una fedele compagna delle mie piccole trasferte teatrali per le scuole di Torino, partecipando indomita, a spettacolo finito, al dibattito finale.

Da vera e grande insegnante, credeva fermamente e con autentico trasporto alla centralità della cultura e dell’istruzione: davanti a centinaia di studenti delle scuole superiori la sua testimonianza sulla Shoah si porgeva con una forza espositiva e con una limpidezza di eloquio che lasciava tutti piacevolmente interdetti. Non era certo la tecnica oratoria a sorprendere: era la sostanza stessa delle sue parole, era la particolarissima carica magnetica che proveniva dalla sua spiccata personalità a rendere unico ed irripetibile l’incontro con lei.

Da quel primo giorno, quando mi recai da lei con due miei studenti nella Casa di riposo per un’intervista riguardo alla sua esperienza di insegnante, cacciata dalla Scuola a causa delle Leggi razziali del 1938, nacque una simpatia vivissima ed una frequentazione che presto divenne amicizia, cementata da valori condivisi e da un comune sentire, al di là della distanza anagrafica. Amava rievocare i suoi anni di insegnamento, le sue lezioni sperimentali in classe per una didattica dell’Educazione Civica, la sua esperienza di commissaria agli esami di Stato in Sicilia in rotta di collisione con raccomandazioni e pressioni mafiose, le sue battaglie in Parlamento a favore di una scuola più aperta e democratica, vicina alle esigenze dei lavoratori. Un impegno serrato, portato avanti con generosità e competenza.

Era anche molto curiosa dei miei progetti a scuola: parlarne con lei significava per me già intravederne più netti i contorni, coglierne i diversi risvolti. Credeva con sincera convinzione che attraverso il teatro a scuola i processi formativi della persona si realizzassero più compiutamente, permettendo che lo sviluppo della personalità e della coscienza civile si coniugassero efficacemente con la conservazione della memoria storica. Entusiasmo e tenacia l’hanno sempre sorretta. Ricordo che ancora qualche anni fa aveva voluto visitare con me la Badia di Stura, ridotta in condizioni fatiscenti, progettando poi una possibile iniziativa per avviarne il recupero.

Ecco, forse la più bella eredità che lei ha lasciato consiste nella forte convinzione che ognuno di noi è chiamato a fare la sua parte e nel saperci credere. Fino in fondo.

Adriana Castellucci