Riflessioni

 

I media Ucei sono di tutti

 di Anna Segre

 

La nascita del mensile Pagine ebraiche e della newsletter quotidiana l’Unione informa ha costituito un’indubbia novità nel panorama dell’ebraismo italiano e della sua informazione, tradizionalmente frazionata in una miriade di giornali e giornaletti ciascuno geloso della propria autonomia. Per la prima volta gli ebrei italiani hanno avuto a disposizione uno strumento di dibattito e confronto aperto a tutti. Come tutte le novità il nuovo giornale ha generato inizialmente qualche diffidenza, e forse anche qualche ostilità pregiudiziale; c’è chi ne ha messo in discussione il livello culturale e chi lo ha percepito come una minaccia alle testate preesistenti e alla loro autonomia. In realtà i nuovi arrivati non sembrano per ora aver causato l’estinzione di nessuno dei giornali tradizionali, anzi, hanno fornito ai redattori e collaboratori di ciascuno una specie di campo neutro in cui potersi confrontare tra di loro. Il livello culturale è volutamente diversificato, ma non mancano certo i collaboratori di alto livello.

A giudicare dai commenti che capita di leggere o ascoltare, i lettori del mensile e della newsletter sono numerosi, distribuiti in tutta Italia, molto differenti tra loro per vicinanza all’ebraismo, tendenze politiche o atteggiamento verso Israele: un pubblico vasto e indifferenziato che le singole testate non riescono a raggiungere con altrettanta efficacia. Per questo ritengo che chiunque intenda agire in qualsiasi modo o diffondere le proprie opinioni nell’ambito del mondo ebraico italiano - nelle comunità, nell’Unione o all’interno di singole istituzioni - non possa evitare di porsi il problema della comunicazione con gli organi di informazione dell’UCEI.

Il mensile e la newsletter, sotto la direzione di Guido Vitale, sono riusciti finora nell’impresa assai ardua di far convivere voci molto diverse tra loro, con opinioni talvolta diametralmente opposte, anche su Israele. Questo magico equilibrio non è né scontato né facile da mantenere, e una possibile occasione di preoccupazione è stata fornita recentemente dalle reiterate richieste di censura nei confronti di alcuni collaboratori, in particolare di Giorgio Gomel (che ha scritto in alcune occasioni riferendo le posizioni e le iniziative di JCall), accusato tra le altre cose di essere “un nemico del sionismo, uno che non ritiene di dover difendere l’esistenza di uno stato ebraico”, e di scrivere “corbellerie e bugie”. Il problema è che queste richieste sono arrivate non da qualche intollerante isolato, ma da un consigliere dell’UCEI (Vittorio Pavoncello) e da un collaboratore regolare del giornale e della newsletter (Ugo Volli), se non sbaglio l’unico titolare di una rubrica regolare sul giornale che occupa un’intera pagina.

Questo è il contesto che ha generato la raccolta di firme che pubblichiamo qui sotto. Le richieste di censura (che peraltro fortunatamente non hanno avuto seguito, come è stato dichiarato esplicitamente in una nota del direttore) possono sembrare un fenomeno relativamente marginale, ma sono un sintomo inquietante. Evidentemente chi invoca la censura ritiene di poter parlare a nome dell’intero ebraismo italiano. Ma a che titolo? Cosa gli ha dato questa certezza? È effettivamente probabile che l’atteggiamento critico nei confronti di Israele tra gli ebrei italiani sia minoritario, ma da questo non deriva automaticamente che le istanze di censura siano maggioritarie. Però chi si sente sicuro di sé e padrone del giornale finisce per essere percepito così anche dai lettori.

Di fronte a questi atteggiamenti così poco tolleranti può venire la tentazione di lasciar perdere: abbiamo Ha Keillah, abbiamo Keshet, non ci manca dunque la possibilità di esprimere le nostre opinioni senza farci offendere o insultare. Eppure lasciar perdere sarebbe un grave errore. Non dobbiamo cadere nella tentazione dell’autoreferenzialità, cullandoci con un po’ di snobismo nel nostro bimestrale con l’orgoglio di essere gli unici (o tra i pochi) a portare avanti determinati discorsi. Prima di tutto perché non è vero: Pagine ebraiche ha ospitato talvolta anche interventi critici sulla politica dell’attuale governo israeliano, per esempio la legge antiboicottaggio è stata presentata, mi pare, in modo non particolarmente benevolo. In secondo luogo perché il nostro scopo non dovrebbe essere quello di farci leggere da chi è già d’accordo con noi, ma quello di dibattere, avviare un confronto, e magari provare a convincere, o almeno intaccare un poco le certezze, altrui e nostre. E infine perché, al di là delle maggioranze politiche contingenti (difficili da misurare in un contesto di liste spesso molto “trasversali”), l’UCEI e i suoi organi di informazione devono essere di tutti, così come devono essere di tutti la Rai o la scuola pubblica; difendere questo diritto di accesso per tutti è importante anche se abbiamo Ha Keillah o Keshet, così come il pluralismo in Rai è fondamentale anche per chi non guarda mai la TV e la scuola pubblica è importante anche per chi manda i figli alla scuola ebraica.

Al di là delle maggioranze e minoranze negli organi ufficiali delle comunità e dell’UCEI, credo che conti molto anche la presenza: se vogliamo che Pagine ebraiche e l’Unione informa non tralascino i temi che ci stanno a cuore dovremmo essere noi stessi a scrivere articoli, o almeno darci da fare perché qualcuno scriva. Alla presenza costante e all’impressione di essere i padroni di casa bisognerebbe cercare di contrapporre altrettanta presenza e altrettanta sicurezza. Naturalmente non è sempre facile, ma vale la pena provarci. Quando poi si invocano le censure, mi pare che le raccolte di firme non siano fuori luogo, perché si tratta di una questione di principio e perché è importante far vedere che non sono pochi i lettori che non si riconoscerebbero in un giornale o in una newsletter che non fossero davvero uno strumento di confronto aperto a tutti. La raccolta di firme non si propone quindi come una critica agli organi d’informazione dell’UCEI, ma, anzi, come un sostegno alla linea di pluralismo praticata finora e come un invito a proseguirla nonostante le pressioni in senso opposto.

Anna Segre


Il testo della lettera inviata a l’Unione informa

 

Siamo sbigottiti per le manifestazioni di intolleranza che si susseguono sulla newsletter dell’UCEI. Ci rifiutiamo di credere che questi linciaggi, anche a carattere personale, rappresentino il pensiero di ebrei italiani. Gli interventi di Pavoncello e Volli sembrano proseguire con furia veemente il pessimo episodio delle scritte di proscrizione sui muri del Palazzo della Cultura della Comunità di Roma. Chiediamo interventi severi e immediati contro queste degenerazioni della vita democratica della nostra Comunità ebraica italiana.

Seguono circa cinquanta firme

   

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