Riflessioni

 

Dal Tanakh
Ghechazì, chi era costui?

di Nedelia Tedeschi

 

Scommetto che la maggior parte dei lettori non lo sa. Perché così capita: ci sono i personaggi illustri, conosciutissimi, e altri appena appena nominati, vere e proprie “comparse”, che appaiono in un contesto che sembra poco significativo, e che in genere non lasciano traccia. Ebbene io sono attirata da questi mini personaggi, perché spesso rappresentano la vita spicciola, la vita di tutti i giorni, che si ritrova uguale ieri come oggi, e ci fa capire come l’essere umano, nei suoi pregi come nei suoi difetti, non sia poi tanto cambiato nel corso dei secoli.

Questo è appunto il caso di Ghechazì, servo del ben più conosciuto prof. (cioè profeta) Eliseo: l’arte di approfittare di una situazione per interessi personali, mediante una bugia, ha una lunga storia. Dunque il profeta Eliseo aveva guarito dalla lebbra Na’aman, generale del re di Aram, e NON si era fatto pagare, anche se Na’aman, riconoscente per questa guarigione, avrebbe desiderato ricompensarlo adeguatamente. Na’aman, dopo aver invano insistito, si era accomiatato e si era avviato per la sua strada. Ma……

(dal 2° libro dei RE - cap.5 - vv20/26)

“…Ghechazì servo di Eliseo uomo di Dio pensò: “Ecco il mio padrone ha avuto riguardo per questo arameo Na’aman, in modo da non prendere dalla sua mano quanto egli aveva recato; ora quanto è vero che il Signore vive, io gli corro dietro e prendo da lui qualcosa”. E Ghechazì corse dietro a Na’aman e questi, vedendolo correre verso di lui, saltò giù dal cocchio per incontrarlo e gli chiese: “per bene?” (nota al testo: cioè c’è forse qualche novità non buona?). E il servo rispose: “Tutto bene; il mio signore mi ha mandato a dirti: ‘Ecco proprio ora sono venuti da me dalle montagne di Efraim due giovani fra i discepoli dei profeti, date prego a loro un talento di argento (nota al testo: un talento d’argento pesava circa kg. 35) e due mute di abiti’”. E disse Na’aman: “Ti piaccia di prenderne due” e gli fece insistenza e legò i due talenti d’argento in due sacchi insieme a due mute di abiti e li consegnò a due suoi servitori che le portarono avanti a Ghechazì. Giunto Ghechazì alla collina, prese i sacchi dalle loro mani, li ripose in casa, rimandò via gli uomini che se ne andarono. Poi andò a presentarsi al suo signore ed Eliseo gli disse: “Di dove vieni, Ghechazì?”. Ed egli rispose: “Il tuo servo non è andato in alcun luogo”. Ma Eliseo gli disse: “Non ero io là con te quando l’uomo si voltò dal suo cocchio per venire incontro a te? ’ questo il momento di prendere argento, vesti ecc…ecc…?”.

Penso che se questo episodio fosse capitato oggi, si sarebbe senza dubbio scatenato un “gossip” mediatico:

“E chi dice che Eliseo non fosse d’accordo?”

“Alcuni testimoni dicono di averli sentiti confabulare insieme”

“ E sì che Ghechazì ha già un bello stipendio dal suo datore di lavoro”

…e via discorrendo.

Per fortuna allora non c’erano i mass media, e poi Eliseo non lasciò dubbi e troncò ogni pettegolezzo: “La tzara’ath (lebbra) di Na’aman si attaccherà a te e alla tua discendenza per sempre”. E Ghechazì uscì dalla presenza di Eliseo colpito dalla lebbra, bianco come la neve. (2° libro dei RE - cap. 5 - verso 27).

Nedelia Tedeschi

   

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