Libri

 

La lunga strada dal Reno al Giordano

 di Reuven Ravenna

 

La letteratura concernente l’alià degli ebrei italiani o italianizzati si sta arricchendo di testimonianze, sia per il naturale impulso dei protagonisti a trasmettere le proprie vicissitudini, sia per una visione in prospettiva dell’esperienza individuale a distanza di tempo. Data la consistenza numerica della collettività italiana, a confronto dei grandi centri della Diaspora, lo studio dell’emigrazione-alià dalla Penisola di coloro che vi sono nati o naturalizzati, e non delle ondate dei profughi di breve o meno breve permanenza, è stato condotto, sia pure limitatamente al ventennio tra i due conflitti mondiali, da Arturo Marzano: Una Terra per rinascere; gli ebrei italiani e l’emigrazione in Palestina prima della Guerra (1920-1940). Arno Baehr, classe 1928, di Colonia, nella sua autobiografia, riesce a coniugare le proprie vicende con il corso della grande Storia, un percorso di centinaia di correligionari dalla Germania post-’33 verso un’Italia che ancora appariva un rifugio nonostante il Regime totalitario. La famiglia Baehr apparteneva alla middle class perfettamente integrata nella cultura germanica e il trasferimento a Milano fu per Arno e i suoi il passaggio in nuovo mondo, che di lì a poco sarebbe precipitato nella spirale delle leggi antiebraiche e della Guerra. Il padre di Arno come ebreo straniero fu internato a Ferramonti, dove sarebbe rimasto fino alla liberazione, mentre moglie e figli, dopo un tentativo di passaggio in Svizzera, scamparono miracolosamente dalle grinfie nazifasciste, sotto i bombardamenti alleati, nella lotta quotidiana per la sopravvivenza.

A guerra finita, Arno, precocemente maturo per le prove passate, arrivò come tanti al “porto” di Via Unione, meta per migliaia di sopravvissuti e sede per le ricostruite istituzioni ebraiche e sionistiche. Arno aderì come altri giovani, al movimento suscitato dai soldati della Brigata di Erez Israel e dagli shelihim di origine italiana che fu l”Hechaluz”, vera e propria alternativa al ritorno alla “normalità” diasporica per iniziare nella Terra dei Padri una esistenza basata sul lavoro e l’uguaglianza. Tel Broshim (l’Hachsharà nei pressi di Cevoli) e in Erez Israel Ghivat Brenner ed infine Regavim furono le tappe di un inserimento graduale nella società israeliana, che noi vediamo attraverso i capitoli della vita di Arno: vignaiolo, pastore, e poi tesoriere del kibbuz (Regavim) e infine insegnante, approdato agli studi umanistici che erano rimasti sempre il substrato della personalità del Nostro. Con Lella e i figli Arno ha vissuto I travagli, le difficoltà e soprattutto i grandi cambiamenti del collettivismo israeliano. Senza infingimenti, con episodi personali, egli ci fa toccare, si può dire, con mano la concretezza di una collettività spesso mitizzata, ma nondimeno rilevante per capire e valutare lo Stato ebraico senza preconcetti o apologie.

Dopo quaranta anni, Arno e Lella lasciano il kibbuz. Il sessantenne chaluz inizia una nuova”carriera”, quella di traduttore dalle tre lingue della sua vita, il tedesco,l’italiano e l’ebraico. “Continuo a tradurre libri, ma soltanto quelli che mi piacciono… Ho capito che, quando si traduce un libro, lo si legge in maniera diversa, si entra nelle pieghe e negli anfratti, si sentono più nettamente voci, suoni, silenzi”. Arno ha tradotto autori israeliani in italiano (Yeoshua,Oz) e italiani in ebraico (Landolfi, Rigoni Stern, Mazzucco, Camilleri, Lussu, ecc.).

Reuven Ravenna

Arno Baehr - La lunga strada dal Reno al Giordano - Editrice La Giuntina, Firenze - 2008

 

    

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