Lettere

 

Precisazione

 

Mi accorgo adesso di un violento attacco contro di me da parte di Silvana Tedeschi su Ha Keillah di aprile. Smentisco di aver mai detto a Silvana, né mai pensato, che gli israeliani meritino l’annientamento.

Ritengo che una popolazione assediata abbia diritto di difendersi, non a prendere di mira pullman carichi di bambini; (e, cara Silvana, quanto hai protestato per i bambini palestinesi massacrati dagli israeliani?)

Un saluto

 

Giorgio Canarutto


Ricordare Gigi Segre

 

Cari amici di Ha Keillah,

Ricevo normalmente il vostro bi-mensile e vi ringrazio moltissimo, ché vi ricordate sempre di me. Però ogni volta che scrivete sul movimento partigiano mi stupisco che non trovo mai niente sul mio comandante Luigi Segre (Gigi) che comandava una missione chiamata POM, e negli ultimi mesi della guerra (da gennaio 1945) due missioni, POM e Eureca (nella chiesa di San Massimo). Per questo ricordo la sua storia dopo settantacinque anni.

Lui era un pilota e voleva arruolarsi per combattere per la sua patria italiana; però era stato respinto per il suo cognome ebraico e si era rivolto alle O.S.S. americane per combattere contro i nemici nazi-fascisti. Da quando era stato paracadutato da noi diceva sempre di essere figlio di un padre ebreo. Lui si era rivolto alla nostra brigata “Garibaldi 49” per avere l’aiuto di radiotecnici ceki che mettessero in ordine la sua radio che non funzionava bene. Il radiotelegrafista era Mario Panfili da Siena, ed io ero il traduttore e la staffetta.

Gigi aveva la sua base a Torino; la nostra missione P.O.M. era sempre attaccata e perciò Gigi prese con sé il ceko Panek a Torino e gli aveva procurato documenti da cui risultava sordo-muto. Così nasce la nuova missione chiamata Eureca che aveva contatti non disturbati con la quinta Armata americana.

Il nostro caro Gigi è morto in età molto giovane, a 43 anni.

Se volete sapere la storia in modo più esatto prendete il mio libro Dalle Alpi al Mar Rosso, pubblicato a cura di Rossella Fubini.

Io vi auguro buon lavoro e ogni bene.

Marco Herman

Beit Lohamei Haghetaot, 2/VIII/2011


Informazioni su Gaddo Coen

 

Desidero comunicarvi alcune notizie personali che riguardano Gaddo Coen.

Mio padre Giulio e Gaddo Coen erano grandi amici, legati dalla comune passione per la lirica. Gaddo Coen era ufficialmente “professore d’orchestra” in uanto, prima delle leggi razziali, faceva parte dell’oorchestra della Scala. Grazie all’amicizia con mio padre Gaddo Coen ha consentito a impartirmi nel 1942 le prime lezioni di violino (che poi furono interrotte dalle vicende politiche incombenti).

In confronto al padre, che era di carattere vivace e allegro, Renzo era estremamente serio e riflessivo.

Dopo la morte di Renzo Coen mia sorella Emma ed io abbiamo incontrato in Svizzera il padre. In confronto a mia sorella, disfatta dal pianto, Gaddo Coen appariva sereno: penso che non avesse più lacrime.

Con viva simpatia per il vostro giornale vi porgo cordiali saluti

Enrico Mortara


A proposito della ricerca su antisemitismo e antiislamismo

 

La ricerca sul pregiudizio antisemita e antiislamico su cui riferisce Bruno Contini nel numero di giugno 2011 di Ha Keillah è molto interessante, e i dati, ancorché non sorprendenti, sono tali da meritare attenzione, anche da parte degli operatori sociali e politici. Vorrei però segnalare due problemi metodologici che suggeriscono di considerare questi dati con una certa cautela. Almeno uno di essi mi pare adombrato anche da Bruno nella nota a piè di pagina del suo articolo.

Il primo problema è quello della mancanza di un punto di riferimento. La tabella 2 dell’articolo di Bruno ci dice che più del 51% degli intervistati è ostile agli ebrei, e il 79% è ostile agli islamici. Cifre conturbanti, ma forse più conturbanti del giusto, perché istintivamente siamo portati a pensare che quel 51% e quel 79% non siano ostili ad altri. Ma se invece gli ostili ai piemontesi fossero il 50%, e gli ostili ai romani il 78%? Sarebbe conturbante anche questo, naturalmente, ma il problema non sarebbe più quello dell’antisemitismo/islamismo, ma quello più generale di una situazione di odium omnium contra omnes.

Naturalmente è da escludere che l’ostilità verso i romani riguardi il 50% degli intervistati; ma è altrettanto da escludere che riguardi lo 0%. Quindi nel 51% di ostilità verso gli ebrei c’è una componente di ostilità erga omnes (purché diversi) e una di ostilità specifica, cioè di antisemitismo.

Porto dei dati a sostegno di quanto sopra, tratti da una ricerca molto vasta sull’atteggiamento verso gli immigrati condotta in Piemonte nel 1991 (107 domande e oltre 1500 interviste, non telefoniche). Il 31% degli intervistati dichiarava di provare antipatia nei confronti dei marocchini. Però il 34% dichiarava di provare antipatia nei confronti dei tedeschi, il 21% nei confronti dei meridionali e il 13% nei confronti dei piemontesi. Addirittura il 97% dichiarava di non avere fiducia nei confronti dei marocchini; però la percentuale era dell’88% per i tedeschi, del 92% per i meridionali e dell’85% per i piemontesi (1).

Non c’è alcun motivo di ritenere l’ostilità erga omnes poco preoccupante; però confonderla con l’antisemitismo o l’antiislamismo è fuorviante.

Il secondo problema riguarda la cosidetta intensità delle preferenze. Il 79% è ostile agli islamici. Ma quanti sono disposto ad attivarsi a seguito di questa ostilità? Se si fosse chiesto agli elettori conservatori norvegesi se erano ostili ai giovani laburisti, probabilmente avrebbe risposto sì quasi il 100%; ma sicuramente il 100% o quasi ha condannato sinceramente lo sterminio di questa estate. L’antisemitismo di alcuni ambienti americani che non ammettevano gli ebrei era sgradevole, ma era ovviamente diverso da quello dei nazisti; però anche Joseph Kennedy (il padre del presidente) si sarebbe (anzi, si è) dichiarato antisemita, se intervistato in proposito. In sostanza, l’ostilità verso qualcuno può andare da un minimo (essere infastidito dal suo modo di vestire, diciamo) a un massimo (cercare di ammazzarlo). Anche il minimo sarebbe meglio che non ci fosse; però è importante sotto ogni punto di vista capire dove l’ostilità rilevata si colloca su questa ipotetica scala.

Anche qui la ricerca del 1991 ci offre qualche indizio, anche se molto più tenue che nel caso precedente. Una domanda chiede a quale politica verso gli immigrati l’intervistato sarebbe favorevole; le risposte valide sono 1491. La domanda successiva chiede quanto l’intervistato sarebbe disposto a impegnarsi a sostegno di quella politica. La risposta viene fornita di nuovo su una scala che va da 0 (=per nulla) a 80 (=molto). Le risposte valide sono 224; di queste nessuna è superiore a 40, e 174 sono 0.

È possibile che i dati raccolti nell’indagine presentata da Contini possano dare qualche indicazione su questi due problemi, più facilmente sul secondo che sul primo. Inviterei quindi gli autori della ricerca ad approfondire questi punti.

Guido Ortona
ortona@unipmn.it

agosto 2011

 

(1) Per entrambe le domande le risposte andavano fornite su una scala 0-80 (0=massima antipatia o sfiducia, 80=massima simpatia o fiducia). I valori citati si riferiscono a coloro che hanno risposto al massimo 39. Se consideriamo le medie la valutazione generale non cambia. I valori sono per la prima domanda 40.77, 39.88, 48.66 e 52.48, e per la seconda 10.90, 22.92, 19.66 e 26.40, nell’ordine per marocchini, tedeschi, meridionali e piemontesi.

 


 

Le osservazioni di Guido Ortona sono pertinenti, interessanti e, in larga misura, condivisibili. Meritano una risposta assai più circostanziata di quella che sono in grado di fornire qui. Spero che gli autori della ricerca intendano offrire il loro contributo al riguardo (vedasi risposta nella pagina seguente).

Bruno Contini


    

Share |