Libri

 

Rassegna

 

Catherine Chalier - Le lettere della creazione. L’alfabeto ebraico - Ed. Giuntina 2011 (pp. 117, 10) Una meditazione sull’opera della Creazione, ispirata dalla grafia, dai molteplici significati, dalla posizione e dai valori numerici dei singoli simboli. Allieva di Lévinas, l’autrice tenta di svelare al lettore moderno l’enigma del vivere, avvalendosi delle suggestioni dei maestri del Talmud e dello Zohar, le cui sintetiche biografie vengono opportunamente presentate in appendice al testo. (s)

Sophie Nezri-Dufour - Il giardino dei Finzi Contini: una fiaba nascosta - Ed. Fernandel 2011 (pp. 156, 12) Un saggio di moderna analisi narratologica, avvalentesi delle note funzioni di Propp, a connotare in una luce nuova e inedita il più famoso romanzo dello scrittore ferrarese. La sua grandezza di narratore e poeta non ne esce sminuita ed anzi, conosciuta la meccanica dei rapporti tra personaggi all’interno di un racconto fiabesco,se ne scopre la rete in passato tralasciata dalla critica, a beneficio di un’analisi focalizzata sul contesto storico e sul tragico destino incombente. (s)

Irène Nemirowsky - Il vino della solitudine - Ed. Adelphi 2011 (pp. 245, 8) Una scrittura splendida per coltivare, con compiacimento quasi narcisistico, un “odio implacabile”, un “odio-ragione di vita” di una figlia nemica al punto da ripudiare la madre totalmente anaffettiva. Seppur appena accennato, il milieu alto-borghese ebraico in cui si sviluppa la vicenda autobiografica,suscita nella giovanissima, precoce scrittrice, un disprezzo ed una stroncatura morale mai rivedute nelle opere successive. (s)

Johann Baptist Metz - Elie Wiesel - Dove si arrende la notte. Un ebreo e un cristiano in dialogo dopo Auschwitz - Ed. Rubattino 2011 (pp. 156, 13) Strutturato in due parti distinte, relative al serrato confronto fra i due intellettuali, la riflessione vuole appuntarsi sulla diversa prospettiva delle due fedi in merito al “silenzio di Dio” ed all’essenza stessa del cristianesimo di fronte alla perpetrazione del crimine della Shoah. Il saggio si completa con considerazioni sulla memoria nella tradizione ebraica dello ZACHOR a confronto con il pensiero filosofico classico. (s)

Gabriele Nissim - La bontà insensata. Il segreto degli uomini giusti - Ed. Mondadori 2011 (pp. 264, 18,50) Ampia, pacata e profonda riflessione su coloro che agirono per “sentirsi bene con se stessi” salvando altri e salvando il mondo. Personaggio di riferimento è MOSHE BEJSKI, l’ideatore dello Yad Vashem, con cui Nissim ripercorre il pensiero di grandi del Novecento (Arendt, Grossmann, Hillesum, Jonas, Salamov…) per interrogarsi su concetti quali responsabilità,dignità,verità, giudizio morale, perdono, riconciliazione, ecc.. (s)

Daniela Leoni (a cura di) - L’amore per la verità - Ed. Marietti 2011 (pp. 389, 28) Copiosa messe di storie, detti e aforismi, attribuiti al rebbe polacco Menachem Mendel Morghenster (le cui considerazioni, secondo A. Heschel sono di fondamentale significato per il pensiero religioso moderno) sebbene egli non abbia lasciato alcuno scritto. La raccolta antologica, qui presentata, si avvale dei testi raccolti dai discepoli e tradotti per la prima volta in italiano: un contributo prezioso per la conoscenza di quell’enorme patrimonio spirituale che furono il chassidismo e il misticismo ebraico. (s)

Maria Teresa Venezia e Giuseppe D’Ambrosio Angelillo (a cura di) - Talmud-Pensieri - Ed. Acquaviva 2011 (pp. 109, 10) Un volumetto, quasi un vademecum di riflessioni e racconti tratte dal sommo monumento della saggezza ebraica, impreziosito da riproduzioni di opere di Chagall. (s)

Emil L. Fackenheim - Olocausto - Ed. Morcelliana 2011 (pp. 55, 8) Secondo Massimo Giuliani, prefatore del saggio, negli anni della guerra come pure nei decenni successivi, la filosofia non seppe analizzare correttamente la Shoah, e, tra i molti che vi si misurarono, l’ebreo Fackenheim è da considerarsi forse il più autorevole. Il suo saggio del 1982 “To mend the world” (tiqqun olam = riparazione) addita alla filosofia e alla teologia cristiana il compito da portare avanti. (s)

Yosef Hayim Yerushalmi - Zakhor. Storia ebraica e memoria ebraica - Ed. Giuntina 2011 (pp. 175, 14) Le dottissime e caleidoscopiche osservazioni di Harold Bloom integrano queste (già di per sé) straordinarie meditazioni “sulle contingenze della storia ebraica” e sulla sua letteratura. Il testo, considerato fondamentale sin dal suo apparire nel 1982 e fatto oggetto di ricorrenti attacchi in considerazione dell’apparente rifiuto del moderno sapere storico e della svalutazione dell’ebraismo medievale, viene ora integrato da pagine in cui lo studioso chiarisce l’assunto: distinguere tra memoria collettiva e storiografia, sottolineando l’ipertrofia raggiunta da quest’ultima. (s)

Beppe Sajeva - Appunti di vita partigiana di un ragazzo ebreo - Ed. Grafica MA.RO (pp. 96, 16) Redatte negli anni ’70 ma concesse solo recentemente alla stampa, questi brevi, intense testimonianze della vita partigiana, della Liberazione, della Guerra d’Indipendenza dello Stato d’Israele e della Guerra dei Sei Giorni non hanno la pretesa di fare storia ma solo di offrire, in uno stile sobrio e privo di enfasi, squarci dell’umanità che visse quei giorni. (s)

Erri De Luca - Le sante dello scandalo - Ed. Giuntina 2011 (pp. 61, 8,50) Riflessioni in libertà, tra ebraismo e tradizione cristiana, su alcune figure femminili centrali nel cammino dell’umanità. (s)

Susan Abulhawa - Ogni mattina a Jenin - Ed. Feltrinelli 2011 (pp. 393, 17) Apprezzabile contributo al panorama letterario palestinese su vicende tragiche e perduranti: la Grande Storia dei rapporti tra le due entità, ancora in contrasto, determina le vicissitudini di quattro generazioni di una famiglia araba. La narrazione piana e pacata, l’attenzione ai dettagli e ai sentimenti, ne fanno un romanzo consigliabile anche ai lettori più giovani. (s)

Lawrence J. Epstein - Riso Kosher - Ed. Sagoma 2010 (pp. 349, 18) “Risata per risata, l’incredibile storia dei comici ebrei americani” recita il sottotitolo di questo interessante saggio, autorevolmente prefato da Moni Ovadia, in cui si analizzano le specificità di una comicità sviluppata su psicanalisi, teologia d’accatto e sarcastica autodenuncia. L’umorismo ebraico, nato negli shtetlach e prosperato nella Goldene Medine(New York) ha caratterizzato un genere di spettacolo in grado di scalzare il vaudeville americano, diffondendosi su scala planetaria. (s)

Juri Slezkine - Il secolo ebraico - Ed. Neri Pozza 2010 (pp. 568, 20) Saggio storico-antropologico mirato a riformare la prospettiva sulla questione ebraica e sulla storia moderna nel suo complesso. Ricchissimo di intuizioni illuminanti e trasgressive, il testo si avvale di un’esposizione lineare e scorrevole, accessibile seppur faticosa per la straordinaria mole di dati forniti a dimostrazione dell’assunto: la questione ebraica non è un caso unico bensì uno dei tanti, relativi ad etnie che non si sono assimilate. La storia degli ebrei del XX sec. è la storia di un Inferno e di tre Terre Promesse. (s)

Moni Ovadia - Il popolo dell’esilio - Ed. Riuniti 2011 (pp. 218, 18) “Quella terra non ti è stata data perché tu diventassi un fanatico nazionalista, ma anzi proprio perché tu dimostrassi che l’unico modo per costruire la pace è essere un popolo che sa vivere sulla sua terra da straniero fra gli stranieri”. La citazione riassume il pensiero dell’autore, che lo va ripetendo attraverso ogni possibile canale comunicativo. (s)

Massimo Ottolenghi - Ribellarsi è giusto - Ed. Chiarelettere 2011 (pp. 121, 12) Di stringente, amara, attualità è lo sfogo di un intellettuale e combattente, da sempre impegnato nella lotta per una società libera e democratica, volto a mobilitare le coscienze e a risvegliare il senso civico e la capacità di indignarsi per reagire. (s)

Romain Gary - La notte sarà calma - Ed. Neri Pozza 2011 (pp. 286, 12,50) Forma dialogica fittizia per l’autobiografia di un personaggio che, attraversato il Novecento da nomade e apolide, da combattente ed eroe, non ha mai aderito né subito le scuole di pensiero in voga nella patria d’adozione (Francia) rivendicando la libertà dell’artista come quella dello scrittore. Inclassificabile, inafferrabile, fedele e ribelle al destino grandioso tracciato per lui dalla madre, si è impegnato ad essere figlio, marito, amante, combattente, diplomatico e, soprattutto, artista …fino a celarsi dietro ad uno pseudonimo che lo porterà al successo letterario, privandolo della libertà garantita dalla privacy. (s)

Raniero Fontana - Avodah Zarah - Ed. Mimesis 2011 (pp. 114, 12) Interessante saggio sul concetto stesso di idolatria, apparentemente rivolto più ai devoti che non agli agnostici e che, in tempi di Riforma e di Riformismi, viene sollevato ogni qualvolta si tocchi il tasto della modernità. L’idolatria è “Watranit” permissiva e si annida ovunque si tenti di secolarizzare la tradizione, costituendo un problema pratico oltre che teoretico. La trattazione prende avvio dal Deuteronomio, si dipana nell’epoca rischiosa (eppur feconda) del contatto con il mondo ellenistico ed arriva ad affermare che neppure oggi “l’istinto dell’idolatria è stato soffocato” nel popolo d’Israele. (s)

Howard Jacobson - L’enigma di Finkler - Ed. Cargo 2011 (pp. 428, 20) Forse l’unico scrittore inglese in grado di affrontare, in forma di thriller umoristico e dissacrante, le problematiche connesse con l’identità ebraica e il rapporto con lo Stato di Israele, per come viene sentito istericamente in Inghilterra di questi tempi. Geniale la trovata dei “finkler” e innegabile la componente di “ebrei traditi” e/o degli “ebrei che si vergognano” delle scelte del governo sionista. (s)

Patrick Levy - Il qabbalista. Incontro con un mistico ebreo - Ed. Servitium - 2011 (pp. 340, 18,50) “Ne ‘Il Qabbalista’ si sente l’ispirazione, le ali, la luce del vivente, si sente la forza e il legame che unisce gli esseri, il discepolo, il maestro, il mondo e la gioia di ricevere un poco del miracolo dell’Infinito”. Così, nel prologo, dice Marc Alain Ouaknin, a sua volta acuto osservatore della Qabbalà, di questo libro che ambisce presentarla non come un osservatore esterno ma dall’interno, attraverso dialoghi di un discepolo con il maestro qabbalista, un immaginario Rabbi Isaac. (e)

Angel Wagenstein - Abramo l’ubriacone - Ed. Dalai - 2011 (pp. 246, 18) Storia di una famiglia insediatasi a Plovdiv, in Bulgaria, ma discendente da ebrei sefarditi a suo tempo venuti dalla Spagna di cui conservano la lingua e lontani ricordi. Una storia intrisa di nostalgia del passato perché “non esiste più il remoto mondo balcanico in cui allora vivevamo e in cui avevo un padre e una madre, cancellati dalla mia vista da un giorno all’altro quando scomparvero e non tornarono mai più, quel mondo in cui le nonne, sedute nel cortile davanti al braciere acceso, preparavano per noi nipoti melanzane e peperoni alla griglia - merenjas i peperizas - e in cui l’odore di taverna cullava nelle sue braccia il non indiscusso sapore dei singolari ricordi di mio nonno”, Abramo l’ubriacone, appunto. Un personaggio travolgente per un racconto con spunti fiabeschi scritto con grande umorismo e deliziosamente. Da gustare. (e)

Giulio Schiavoni e Guido Massino (a cura di) - Verso una terra “antica e nuova” Culture del sionismo (1895-1948) - Ed. Carocci - 2011 (pp. 319, 32) Il volume raccoglie gli interventi presentati al Convegno internazionale che si è tenuto a Torino il 25 e 26 novembre 2009, patrocinato anche dalla Comunità ebraica torinese. Come precisato nel sottotitolo, questi interventi mirano a mettere in luce, più che gli aspetti politici del sionismo, quelli culturali, documentando come scrittori noti si siano confrontati con la “questione ebraica” e la soluzione che alla stessa dava il movimento attraverso “l’adesione all’idea di uno Stato-Nazione e l’impegno alla sua faticosa realizzazione”. Particolarmente interessanti, in quanto riferiti a fatti italiani, i contributi di Anna Foa (Il sionismo e la rassegna mensile di Israel), di Sergio Minerbi (L’Hechaluz in Italia dopo la liberazione) e Alberto Cavaglion (Il viaggio a Gerusalemme e gli scrittori italiani: il caso Pasolini e il caso Montale). (e)

Roberto Finzi - Il pregiudizio. Ebrei e questione ebraica in Marx, Lombroso, Croce - Ed. Bompiani - 2011 (pp. 179, 18) Nei tre saggi che compongono il libro l’autore indaga “… il pregiudizio che si annida o può annidarsi anche in chi è assolutamente scevro da ogni forma di antisemitismo e, anzi, lo condanna e cerca di spiegarlo per combatterlo”. Così, benché tutti e tre i protagonisti dei saggi sfatino, rifiutino e respingano l’antisemitismo, nessuno di loro coglie la specificità ebraica, ne segnalano i difetti più che i pregi e concludono risolvendo in radice la questione ebraica con riferimento alla completa integrazione e assimilazione nelle nazioni della diaspora. I tre saggi sono ben scritti e interessanti per la peculiarità e l’importanza dei protagonisti anche se presuppongono nel lettore una buona conoscenza del pensiero e degli scritti degli stessi. (e)

Gabrio Gabriele - La breve stagione di Teodora Anita Grandi Langfelder - Ed. Albatros - 2010 (pp. 139, 13,50) Un romanzo o racconto lungo “d’autore”, scritto come si scriveva una volta: una storia semplice e semplicemente raccontata di due ragazze istriane legate da profondi legami di amicizia che vengono strappati dall’impensabile tragedia della persecuzione razziale. (e)

Georges-Arthur Goldschmidt - La linea di fuga - Ed. Donzelli - 2010 (pp. 138, 38) Una insolita autobiografia che l’autore circoscrive al periodo dell’adolescenza quando, a causa della persecuzione razziale, è costretto ad abbandonare la città natale e la famiglia per affrontare un lungo esilio e penose traversie che, però, non lo annienteranno grazie alla scoperta del corpo, del piacere che vi si annida e del dolore che può essergli causato ma, anche, della sua resistenza e della possibilità di rappresentare “una linea di fuga” dal mondo esterno e dalle sue angherie. (e)

Paul Dowsell - Ausländer - Straniero - Ed. Feltrinelli - 2010 (pp. 301, 14) Mescolando episodi realmente accaduti a una storia romanzesca, l’autore costruisce un intreccio ambientato nella Germania nazista, che si legge come un libro giallo. (e)

Isabella Adinolfi (a cura di) - Dopo la shoah. Un nuovo inizio per il pensiero - Ed. Carocci - 2011 (pp. 327, 31) Riferendosi ad Auschwitz e alla Shoah, la curatrice si domanda se non sia vero che “… in quest’ambito ogni nuova riflessione sia in partenza condannata alla ripetizione di quanto si è già innumerevoli altre volte detto” ma si risponde che “da ultimo, quanto ci convince a intraprendere o ripetere una ricerca non sia altro che l’urgenza posta dalla singolarità di una visione o voce inattese che, a un tempo, scombinano tensione e orientamento alla nostra esistenza restituendola alla liberante e impegnativa complessità dell’umano…”. Il libro è diviso in due parti ben distinte: nella prima si raccolgono saggi di autori diversi che indagano alcuni dei nodi problematici sollevati dal “fenomeno Auschwitz” richiamandosi ad autori quali Elie Wiesel, Karl Jaspers, Gunther Anders, Jean Luc Nancy e Theodor Adorno; nella seconda, si rievocano i testimoni della catastrofe, quelli che in diversi modi, con la loro riflessione, le loro opere e, in qualche caso, le loro azioni hanno tentato di contrastare il totalitarismo nazista (Thomas Mann, Simone Weil, Hans Jonas, Etty Hillesum, Lévinas, Annah Arendt, Sofie Sholl, Irene Nemirowsky). Tutti i saggi, pur diversi per il grado di approfondimento della materia, conservano un loro interesse che testimonia la ricchezza che ancora contiene e suscita il racconto della “catastrofe”. (e)

Ria Van den Brandt - Etty Hillesum. Amicizia - ammirazione - mistica - Ed. Apeiron - 2010 (pp. 127, 11,90) L’autrice, che ha già pubblicato più saggi sulla interpretazione della vita e degli scritti di Hetty Hillesum, approfondisce la sua ricerca raccogliendo in questo volume tre saggi già pubblicati ma rielaborati, relativi, il primo, all’amicizia della Hillesum con Henny Tideman, cattolica olandese; il secondo, all’ammirazione, spesso fondata su un mancato approfondimento del suo pensiero, dei cattolici; il terzo, sulle riflessioni della Hillesum sulla mistica di Meister Eckhart. Particolarmente interessanre per chi già conosce gli scritti della Hillesum ma di gradevole lettura per tutti. (e)

Corrado Israel De Benedetti - Racconti di Israele - Ed. Le Chateau - 2011 (pp. 296, 16) Vedi l’ottima recensione di Reuven Ravenna su Ha Keillah di giugno 2011. (e)

Hans Jonas - Problemi di libertà - Ed. Nino Aragno - 2010 (pp. 429, 35) Quattordici lezioni di un corso tenuto dal filosofo a New York nel 1970, inedite e fortuitamente ritrovate negli archivi. Un’indagine a tutto tondo sul problema della libertà dell’uomo a partire dalla Grecia delle “polis”, allo stoicismo fino alla società ebraico-cristiana di Paolo e Agostino. Come dice l’autore, “tratteremo per prima cosa la concezione aristotelica e platonica di libertà, poi l’atteggiamento e la concezione di libertà degli stoici; in seguito muoveremo verso l’orbita cristiana. Dopo esserci familiarizzati con Paolo… passeremo ad Agostino e tratteremo le due fasi che il problema della libertà attraversa, quella pre-pelagiana e quella pelagiana, posizione radicale più estrema nell’ambito delle polemiche”. Libro (riportato anche nella versione inglese) di peso e di non facile lettura ma un gioiello ritrovato per gli studiosi di filosofia e del pensiero religioso”. (e)

Ghada Karmi - Sposata a un altro uomo. Per uno Stato laico e democratico nella Palestina storica - Ed. DeriveApprodi - 2010 “La sposa è bella ma sposata a un altro uomo” sembra il titolo di un romanzo passionale. Invece, è l’analisi della storia del sionismo, della costituzione dello Stato d’Israele e di ciò che essa ha significato per i Palestinesi, vista da una palestinese. Con una proposta di soluzione del conflitto israelo-palestinese diversa da quella oggi più sostenuta (due Stati per due popoli), basata sulla costituzione di un one state (uno Stato per due popoli), laico e democratico sul tipo degli Stati federali o multietnici, in cui tutti i cittadini abbiano uguali diritti e doveri. Una soluzione interessante ma utopica come, d’altronde, subito risulta dal rancore e dal livore che traspare, nonostante tutto, dalle pagine del libro. (e)

Abraham Cohen de Herrera - La porta del cielo - Ed. Neri Pozza - 2010 (pp. 908, 50) “Porta del cielo e luce per entrare nello spazio e nell’intelligenza della Cabbala i cui misteri e la cui contemplazione sono pervenuti all’intelletto umano”. Così l’autore - un mercante di origine spagnola vissuto in Italia e morto ad Amsterdam nel 1635, dotto filosofo e cabalista - presenta la sua opera. Questa esposizione della Cabbala si distingue da quelle dei cabalisti dell’epoca medievale in quanto scritta “non solo dal punto di vista devozionale, mistico, esoterico, come sono per lo più gli scritti di questa tradizione religiosa fin dalle più antiche testimonianze, ma anche da quello speculativo, filosofico, logico”. A questo secondo piano vanno ricondotti sia la strategia espositiva (suddivisa, come in Spinosa, in definizioni, ragioni, obiezioni, conclusioni) sia il tessuto linguistico e immaginativo, ricco di metafore (peraltro già diffusi nella mistica e religione tradizionali e amplificati in Luria e Cordero). Per la prima volta il testo viene presentato nella sua completezza sia nell’originale lingua spagnola sia nella traduzione italiana, preceduto da un’ottima introduzione riguardante sia la biografia dell’autore sia la composizione e il valore dell’opera. Da non perdere da tutti gli studiosi o i curiosi della Cabbala. (e)

Luciano Violante - Viaggio verso la fine del tempo. Apocalisse di Lilith - Ed. Piemme - 2011 (pp. 183, 15) L’autore, ex magistrato, e parlamentare, ex presidente della Camera dei deputati, riprende la leggenda ebraica che narra di una prima moglie di Adamo che l’aveva abbandonato perché rivendicava l’uguaglianza e viene, quindi, presentata come il simbolo ante litteram dell’autonomia femminile che viaggia nel tempo ma rimane fuori dal tempo, vivendo in un eterno presente. L’autore si prova poeta ma, sebbene la storia sia bella e ben raccontata, non basta mettere frasi e parole in verticale per fare poesia. (e)

Maurizio Mottolese - Dio nel giudaismo rabbinico. Immagini e mito - Ed. Morcelliana - 2010 (pp. 441, 26) Come si coniuga il precetto ebraico “non ti farai idolo né immagine alcuna” - che, peraltro, riguardava propriamente la raffigurazione fisica, l’oggetto, la statua - con il rigoglio di immagini verbali e antropomorfe di Dio nella Bibbia? Partendo da questo interrogativo l’autore, in questo ponderoso volume di storia delle religioni, esplora l’essenza e gli sviluppi, dalla tarda antichità al Medioevo, dell’immaginazione verbale e del linguaggio post-biblico nel suo orizzonte mitico. Lettura adatta, per la mole e la complessità del testo, agli studiosi della materia ma con spunti di interesse per tutti. (e)

Giuseppe Acerbi - Le leggi antiebraiche e razziali italiane e il ceto dei giuristi - Ed. Giuffrè - 2011 (pp. 325, 35) Questo saggio storico sulle leggi razziali si inserisce nel copioso numero di recenti ricerche dopo il lunghissimo periodo di immotivato silenzio sull’argomento. Esso si distingue dagli altri essenzialmente per due fattori: una analisi approfondita dal punto di vista giuridico “anche attraverso il richiamo testuale a quanto espresso al riguardo dagli autorevoli giuristi che, se pure non ne erano stati i promotori, ne sono tuttavia stati i plaudenti estimatori”; lo sguardo allargato che spazia, al di là delle leggi antiebraiche in Italia, sulle leggi razziali negli Stati a influenza italiana, nei possedimenti italiani nell’Egeo e nelle colonie italiane. Il testo, ammirevole per la chiarezza e la semplicità dell’esposizione, si conclude con una appendice che riporta le norme antiebraiche nel Regno d’Italia e anche nella Repubblica Sociale Italiana nonché le leggi razziali nelle colonie. (e)

 

a cura di Enrico Bosco (e)
e Silvana Momigliano Mustari (s)
con la collaborazione
della Libreria Claudiana

    

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