Storia

 

Luria, scienza e impegno

di Alda Guastalla

 

L’Università, l’Accademia di Medicina e l’Accademia delle Scienze di Torino hanno organizzato, il 24 settembre 2012, nell’Aula Magna del Rettorato, un convegno celebrativo di Salvatore Luria a cent’anni dalla nascita. Il programma si è articolato in due parti: nella prima sessione è stato fatto un inquadramento storico biografico della figura di questo grande ebreo torinese premio Nobel per la Medicina nel 1969; nella seconda le relazioni si sono soffermate piuttosto sul Luria scienziato e sulla sua eredità. Per i lettori di questo giornale più che il suo ruolo nello sviluppo della biologia molecolare e della genetica - di tale rilevanza, comunque, da fargli assegnare il Nobel - penso rivestano maggior interesse gli aspetti della sua figura toccati nella prima sessione ed in particolare quelli illustrati in una lettera molto bella mandata dal figlio Daniel impossibilitato a partecipare per le cattive condizioni di salute della madre.

Salva, come lo chiamavano famigliari ed amici, si laureò in Medicina a Torino nel 1935 ed iniziò la sua carriera di ricercatore nel laboratorio di Anatomia ed istologia diretto da Giuseppe Levi, maestro eccezionale, da cui uscirono altri due premi Nobel: Rita Levi Montalcini e Renato Dulbecco. Fu grande amico del fisico torinese Ugo Fano, che lo introdusse al mondo della fisica che si rivelò assai utile per la sua formazione scientifica. Ma una formidabile impronta Salvatore Luria la ricevette da un altro grande maestro torinese: Augusto Monti, suo professore di lettere al liceo D’Azeglio. Luria non fu infatti solo uno straordinario scienziato, ma anche, come sottolineato dal figlio, un profondo umanista ed una persona assai impegnata politicamente. Sia per la moglie che per il figlio Salva non era principalmente uno scienziato. La sua giornata, racconta Daniel, iniziava con una attenta lettura del New York Times e finiva con serate dedicate all’organizzazione politica dei suoi colleghi contro il programma atomico americano, alla fine degli anni ’50, per mettere fine alla guerra in Vietnam negli anni ’60, contro l’intervento americano in America latina negli anni ’70 e ’80 e, sempre negli anni ’80, contro l’espansionismo israeliano. Anche se aveva molti amici biologi e biochimici, i suoi amici più stretti erano il linguista del MIT Noam Chomsky ed il geologo di Harvard Raymond Siever. La maggior parte delle domeniche le passava con i Chomsky e i Siever, ed i principali temi di discussione non riguardavano la scienza ma il Vietnam, il Nicaragua e la mancanza da parte dell’America di una politica di risparmio energetico. L’impegno politico di Luria era, secondo il figlio, il prodotto della sua adolescenza torinese; e dall’insegnamento di Augusto Monti derivò sicuramente la sua grande passione per la lettura che lo accompagnò per tutta la vita: tutte le settimane, lui e la moglie, passavano un’ora presso la biblioteca pubblica locale a scegliere i 4/6 libri che avrebbero letto quella settimana. E fu l’antifascismo di Monti a formarne le convinzioni politiche, che erano sorprendentemente non ideologiche. Non sopportava i marxisti e nemmeno gli anarchici, con gran dispiacere di Chomsky; il suo obiettivo politico era semplicemente cercare il modo di ridurre i livelli di diseguaglianza moralmente inaccettabili. Infatti, secondo il figlio, vedeva sia le lotte anti-imperialiste, in Vietnam o in Palestina, sia le azioni degli stati socialdemocratici come Svezia o Norvegia quali esempi di progresso umano, che definiva come lo sviluppo di società meno diseguali. Non deve sorprendere che l’impegno nella scienza di Salvatore Luria sia anche stato il risultato dei valori morali insegnatigli dal suo successivo maestro, anch’egli antifascista, Giuseppe Levi, alla facoltà di Medicina. La scienza, come la lotta contro uno stato repressivo e corporativo, fu una battaglia per la razionalità e la dignità.

Il suo esperimento più importante ebbe, secondo il figlio, anche una finalità filosofica. Oggi, il 2012, in cui una quantità sconvolgente di persone non accetta ancora la verità dell’evoluzione biologica, rimane una battaglia politica la difesa del pensiero razionale su quello religioso e la sua manipolazione ad opera di ciniche élites. All’epoca di Salva, il Lamarckismo era ancora una reale minaccia per il pensiero scientifico. L’esperimento del 1943 con Max Delbruck dimostrò che l’ereditarietà nei batteri segue principi darwiniani e non lamarckiani.

Daniel Luria conclude dicendo che, se non vi fosse stato l’avvento del fascismo in Italia, suo padre, il suo compagno di università Renato Dulbecco, Fermi, avrebbero potuto compiere le loro carriere in Italia anziché emigrare negli Stati Uniti. Il prezzo pagato per la cattiva politica è stato cioè molto alto per l’Italia; ma neanche i venti della politica del paese di adozione sono stati sempre favorevoli. Quando morì, nel 1991, aveva sopportato per più di un decennio Reagan e Bush, tanto da far vacillare quasi la sua fiducia nell’effetto umanizzante del progresso scientifico. Gli sono state fortunatamente risparmiate le elezioni rubate del 2000 e gli otto anni di presidenza Bush. Daniel si rammarica invece di non averlo avuto al suo fianco quando fu eletto Barack Obama. Se fosse stato vivo - conclude il figlio - avrebbe certamente lottato contro la guerra in Iraq e Afghanistan e sarebbe rimasto sgomento dalla propaganda che indica il riscaldamento globale come una mera “teoria”.

 

Alda Guastalla

   

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