Israele

 

La verità fa male ma è preferibile dirla

 di Sandro Natan Di Castro

 

Occupata giustamente a descrivere lo svolgimento del Convegno di Gerusalemme su “Gli italiani in Israele” - fra i periodici articoli edulcorati di opinionisti (italiani ed israeliani) che ritengono di conoscere bene la realtà israeliana ed i consueti articoli di una nota giornalista immersa nel pluriennale conflitto israeliano-palestinese fino ad ignorare giuste soluzioni di pace ed emergenti problemi sociali irrisolti -, la stampa ebraica italiana ha sorvolato su un’acuta trattazione dell’attuale realtà israeliana tenuta recentemente dallo scrittore Sami Michael all’Università di Haifa (Convegno dell’AIS, Associazione Internazionale per lo studio d’Israele).

Analizzando il crescente estremismo religioso avallato dall’attuale governo israeliano, Sami Michael ha denunciato senza mezzi termini l’involuzione della cultura israeliana, avvelenata dalle espressioni di razzismo, e l’incrinatura etnica sviluppatisi nei circoli di destra e sinistra. Più di 60 anni dopo la fondazione dello Stato esiste tuttora una pericolosissima spaccatura fra gli ebrei europei e quelli originari dei Paesi arabi, che si esprime sia attraverso comportamenti chiaramente discriminatori e sia tramite notevoli differenze di livello sociale.

In aggiunta all’accusa di elitismo rivolta alla sinistra israeliana, Sami Michael ha sottolineato come la politica di conquista e di appropriazione indebita delle terre palestinesi sostenuta dal movimento di Eretz Israel Shlemà si sia sviluppata ed avallata non solo con il beneplacito ed in base alla dottrina del partito Likud ma anche con il sostegno di parte del sionismo laico e di intellettuali laici appartenenti alle collettività agricole.

Proseguendo su questa analisi per nulla apprezzata dai circoli governativi: se la sinistra israeliana ha dipinto gli arabi come ingenui angeli, la destra ha coltivato un acceso odio nei loro confronti, come fossero mostri senza freni. Ha ragione Lieberman, sostiene Sami Michael, quando dichiara di esprimere a voce alta quello che altri pensano. Non illudiamoci, la cultura israeliana è da tempo avvelenata non meno delle correnti estremiste dell’Islam: dal giardino d’infanzia fino alla vecchiaia noi nutriamo i nostri figli con un bagaglio di odio, di sospetto e di disgusto verso lo straniero ed il diverso, particolarmente verso gli arabi. Ricordiamoci che nonostante la propria potenza militare negli ultimi 45 anni Israele non è riuscita ad ottenere vittorie complete sul campo di battaglia; dopo quasi ogni guerra sono sorte commissioni con il fine di indagare in cosa Israele avesse fallito. Netanyahu è salito al potere sulle ali della parola d’ordine degli ortodossi “Netanyahu fa il bene d’Israele”, la rassegna delle vittorie del nazionalismo religioso è imponente ed anche incute spavento.

Il razzismo. Come è stato possibile permettere a questo scarafaggio di introdursi nelle nostre case? È spaventoso rendersi conto che un popolo che ha pagato un terribile prezzo di sangue nel secolo precedente dopo essere stato circondato da reticolati razzisti permetta la creazione nella propria patria di una disgustosa recinzione. Se qualcuno in altro Paese avesse innalzato un simile muro (prosegue Sami Michael), noi ebrei avremmo fatto sentire la nostra voce, mentre in Israele la sinistra non ha reagito. Il governo non ha fatto nulla, la Corte Suprema ha deciso di abbattere il muro, mentre quelli che lo hanno costruito hanno dichiarato apertamente che continueranno nella loro strada, anche a prezzo di entrare e rimanere in prigione. Il razzismo prorompe nella società israeliana parallelamente al rinforzamento politico della destra religiosa…

Le proposte di promulgazione di leggi contro i diritti umani e le espressioni di alcuni deputati contro gli immigrati africani e la comunità omo-lesbica sono altrettante espressioni di quell’involuzione antidemocratica, avallata dall’attuale governo, che induce lo scrittore a conferire oggi ad Israele il titolo di Stato più discriminante del mondo sviluppato.

Sandro Natan Di Castro

Luglio 2012

   

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