Opinioni

 

Riflessioni dopo la lettura del Bollettino Anavim

 di Lia Levi Diena

 

Ahimè che tristezza.

Non c’è nemmeno più il grappolo d’uva: è stato spremuto e trasformato in succo.

Succo speziato con erbe amare e velenose: genziana e un pizzico di arsenico affinché la morte della nostra Comunità avvenga lentamente e quasi inosservata dai più.

Nel bollettino c’è una contraddizione di termini: non si può proclamare il desiderio di unire le diverse anime della nostra Comunità con la decisa affermazione di voler combattere ogni idea differente da quelle di chi ha fabbricato il succo d’uva.

Non si può boicottare in tutti i modi qualunque iniziativa che non sia una supina accettazione di una politica comunitaria suicida.

È davvero un peccato che l’attuale Consiglio non abbia saputo cogliere l’opportunità offerte dalla sapienza, l’entusiasmo e la capacità organizzativa di Rav. Birnbaum per potenziare le risorse della Comunità di Torino.

Speravo che la Scuola Margulies Disegni cogliesse l’occasione per diventare, col suo aiuto, un polo di studi ed attraesse Rabbini e studenti da molti Paesi e divenisse un faro per l’ebraismo italiano, oltre a contribuire ad aumentare nella nostra Comunità la presenza di persone colte ed osservanti.

La poca lungimiranza della nostra attuale classe dirigente, forse pavida di confronti, ha infranto questa speranza.

I vecchi rimarranno, li aspetta un ben curato cimitero, ma i giovani emigreranno verso altre Comunità in Italia o all’estero o si perderanno per sempre all’ebraismo.

Non sarà certo la prima volta nella storia che una Comunità ebraica muore per scarsa lungimiranza dei suoi componenti, ma ringrazio Kadosh Baruhù che la fine della nostra Comunità non è dovuta a cause traumatiche esterne come persecuzioni o deportazioni.

Un tristissimo shalom.

Lia Levi Diena

Torino, 30 luglio 2012

   

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