Libri

 

Rassegna

 

Michael Laitman - La Kabbalah in tempi di crisi. Soluzioni ai problemi di oggi da una sapienza millenaria - Ed. URRA - 2011 (pp. 185; 14) Un impasto di scienza, fede, storia, mistica: un kabbalista del XX secolo - fondatore del gruppo internazionale di kabbalisti, Bnei Baruch (che ha un proprio sito sul web, www.kab.info) - illustra la soluzione offerta dalla kabbalah nell’epoca della globalizzazione e delle sue crisi: “…usare la nuova consapevolezza che abbiamo acquisito circa quel sistema globale che è l’umanità e insegnare la legge della dazione che lo sostiene e che è lo scopo della vita”. (e)

Perle Epstein - Le vie della kabbalah. Storie, tradizioni e pratiche della mistica ebraica - Ed. Mediterranee - 2011 (pp. 172; 14,90) “La kabbalah non è una disciplina intellettuale e non è nemmeno - come il Talmud - una esegesi razionale della legge ebraica. È, principalmente e soprattutto, una pratica mistica che, però, è in tutto dipendente dall’Ebraismo nella sua totalità e integrata con esso”. L’autrice - lontana discendente del Baal Shem Tov - ripercorre la storia e l’essenza delle pratiche kabbalistiche seguendo la traccia degli insegnamenti dei grandi maestri e, pur riconoscendo che il misticismo ebraico “per duemila anni è stato afflitto dalla ciarlataneria interna e dall’ostilità esterna” fin quasi a scomparire, si augura che nel XXI secolo dell’era volgare possa di nuovo manifestarsi. (e)

Jonathan Curci, Raffaele Petroni - L’esistenza dello Stato di Israele, il Medio Oriente e la comunità internazionale. Considerazioni sul conflitto - Ed. Messaggi - 2011 (pp. 328; 25) Un’analisi completa ed efficace di tutti gli aspetti, in particolare di quelli giuridici e religiosi, del conflitto tra Ebrei e Arabi nel Medio Oriente, compiuta da due specialisti del diritto internazionale. L’obiettivo di questo lavoro “è quello di guardare in faccia la realtà che spesso risulta essere fotografata parzialmente dai media senza proporre visioni apocalittiche e inverosimili”. La tesi su cui lo studio si fonda è che “il riconoscimento del diritto di esistere dello Stato ebraico nei confini che creano una Lebensraum (spazio vitale) adeguato per gli ebrei del mondo, è l’unica via per ottenere una vera pace” e che “il popolo che ora si chiama palestinese deve trovare il suo nido di convivenza pacifica con lo Stato di Israele sia che questo avvenga al suo interno, in qualità di cittadini israeliani sia che si realizzi in maniera totalmente indipendente e sovrana su una parte di ciò che gli Ebrei chiamano Eretz Israel”. Lettura da segnalare per chiunque intenda farsi un’idea più chiara della questione israelo-palestinese. (e)

Antonello Perli (a cura di) - Giorgio Bassani: la poesia del romanzo, il romanzo del poeta - Ed. Giorgio Pozzi - 2011 (pp. 283; 17) Il diluvio di libri pubblicati al giorno d’oggi (la rassegna di Ha Keillah ne costituisce un pallido esempio) rischia di farci dimenticare non solo i grandi classici ma anche gli autori ancora vicini a noi che abbiamo letto e ammirato. Bene ha fatto, dunque, la Facoltà di Lettere dell’Università di Nizza a raccogliere in questo volume gli atti del Convegno Internazionale tenutosi nel novembre 2010 per ricordare la poetica dell’autore di Ferrara. I saggi raccolti hanno un peso e una densità diversi ma tutti rivestono interesse soprattutto per gli amanti della critica letteraria e in ogni caso perché risvegliano il desiderio di rileggere oggi le opere dell’autore. (e)

Tara Zahra - I figli perduti. La ricostruzione delle famiglie europee nel secondo dopoguerra - Ed. Feltrinelli - 2012 (pp. 381; 30) Una tragedia nella tragedia è rappresentata dalle migliaia e migliaia di bambini e adolescenti che, dopo la fine della seconda guerra mondiale e la sconfitta del nazismo, si trovarono, senza famiglia o separati dalla famiglia, nei campi di concentramento, in orfanotrofi, nei campi profughi, molti dei quali ebrei. Il libro narra - con molta cura e ricchezza di numeri e dati ma senza pathos - la ricostruzione europea del dopoguerra dal punto di vista di questa “infanzia dispersa” con riferimento alle varie forme di soccorso umanitario e politico, di carattere sia individuale sia collettivo messe in opera da diversi enti assistenziali e da organismi nazionali e internazionali con diversi tipi di approccio, psicologico e politico. (e)

Elena Mazzini - L’antiebraismo cattolico dopo la Shoah. Tradizioni e culture nell’Italia del secondo dopoguerra (1945-1974) - Ed. Viella 2012 (pp. 200; 25) L’autrice svolge una pregevole analisi storica della “questione ebraica” nel contesto del cattolicesimo italiano proponendosi le domande “l’antisemitismo è sopravvissuto nella cultura cattolica italiana dopo il ’45? Se sì, attraverso quali canali comunicativi è riemerso?; l’antisemitismo mantiene, dopo la Shoah, un suo specifico ruolo all’interno del cattolicesimo o si è trasformato in una cultura marginale ad esso?”, all’uopo esaminando alcune specifiche produzioni culturali elaborate dalla comunità cattolica (stampa periodica, diari, testimonianze di pellegrinaggio) per il periodo precedente il Concilio vaticano II. Le conclusioni non sono confortanti: l’elisione di sistemi linguistici e comunicativi antiebraici appare provocata più da un senso di “opportunità” storica e politica che da una rivisitazione dell’ideologia della Chiesa; nella sostanza l’atteggiamento fondamentalmente antisemitico della stessa non è stato cancellato, anzi, fomentato - con uno spostamento dal punto di vista religioso a quello politico - dalla fondazione dello Stato d’Israele in “Terrasanta”. (e)

Steven Sem-Sandberg - Gli spodestati - Ed. Marsilio - 2012 (pp. 664; 22) Lungo romanzo di uno dei più autorevoli scrittori svedesi che ha avuto un enorme successo, imperniato sull’enigmatica figura del capo del ghetto di Lodz. (e)

Efratia Gitai, Amos Gitai - Storia di una famiglia ebrea - Ed. Bompiani - 2012 (pp. 522; 21,50) Amos Gitai, regista famoso, ha raccolto in questo volume le lettere scritte da sua madre Efratia e quelle che lui le ha scritte facendo così emergere (con l’aiuto di molte fotografie) la storia della sua famiglia che sua madre stessa riassume nella lunga introduzione. (e)

 Jerémie Dres - Noi non andremo a vedere Auschwitz - Ed. Coconino press - 2012 (pp. 206, 19) I giovani della terza generazione non sono più esclusivamente concentrati sull’antisemitismo e preferiscono, invece, rico­struire la vita precedente la Shoah per ritrovare le proprie radici nel tempo che ha preceduto la catastrofe attraverso un viaggio nel paese degli avi raccontato attraverso immagini a fumetti. (e)

 Ernst Kantorowicz - Germania segreta - Ed. Marietti - 2012 (pp. 220; 22) Il libro è piuttosto un’opera “su” Kantorovicz - il grande medievista ebreo tedesco rifugiatosi nel 1938 in America - che “di” Kantorovicz visto che più delle metà delle pagine è occupata dalla pur bella introduzione di Gianluca Solla mentre nella seconda parte compaiono alcuni pochi scritti (articoli e appunti) dell’autore, di carattere più politico che storico. Ciò non ostante, il libro è interessante anche se il concetto della “Germania segreta” risulta per certi versi più ambiguo di quanto non emerga dall’interpretazione offerta nell’introduzione. (e)

 Gersonide (Lewi ben Gersom) - Le guerre del Signore (Milhamot ha-Sem) - Ed. di Pagina - 2011 (2 tomi; 40) Questa è la prima traduzione italiana del capolavoro di Gersonide (detto Ralbag, 1288-1344), secondo solo alla Guida dei perplessi di Maimonide dal quale, peraltro, dissente su alcuni temi non marginali. Si tratta di “un’opera aperta” (sottoposta a una continua revisione e approfondimento), centro ideale intorno a cui si raccoglie tutta la produzione di Gersonide. Nei libri in cui si articola l’opera si tratta essenzialmente: della sopravvivenza individuale dell’anima intellettiva; della conoscenza acquisita attraverso il sogno, la divinazione e la profezia; della conoscenza da parte di Dio degli eventi del mondo umano; della provvidenza divina; dei “motori celesti” in rapporto alla divinità (che comprende la sezione astronomica non compresa in questa traduzione); della creazione dell’universo, dei miracoli e dei modi di riconoscere la profezia autentica. Opera assolutamente imperdibile per gli studiosi di filosofia ebraica e, in genere, dell’ebraismo ma interessante per tutti ai quali si consiglia la lettura almeno dell’introduzione e di qualche capitolo per apprezzare il fascino emanato dallo sforzo della conoscenza e del procedimento utilizzato per giungere alla stessa di Gersonide. (e)

Gabriele Boccaccini, Piero Stefani - Dallo stesso grembo. Le origini del cristianesimo e del giudaismo rabbinico - Ed. dehoniane Bologna - 2012 (pp. 179; 16,50) Nel solco della ricerca del dialogo tra ebrei e cristiani (cui è dedicata la collana di cui fa parte questo libro), gli autori dei due saggi di cui si compone cercano di dimostrare - l’uno partendo dallo studio dell’ebraismo, l’altro del cristianesimo - da un lato, che il cristianesimo non è altro che una delle forme assunte nel tempo dall’ebraismo rabbinico, dall’altro che esistono, nell’unico popolo di Dio, due Chiese, la “ecclesia ex circoncisione” e la “ecclesia ex gentibus”. (e)

David Bidussa - L’era della postmemoria - Ed. Massetti Rodella - 2012 (pp. 43; 5) Sia pur benvenuta questa nuova collana di libretti che intendono “fare memoria” ma la brevità dello spazio lasciato al discorso dell’autore rischia di rendere poco comprensibile quel che lo stesso vorrebbe dire in uno spazio troppo compresso. In questo primo volume della serie, l’autore, storico sociale delle idee, affronta il tema della “post-memoria”, la memoria che rimane “dopo l’ultimo testimone”. Il rischio di questa condizione è quello che, se non sappiamo trasformare la memoria in “storia” - che esige competenze ben precise - ci si fermi a un “uso politico della memoria” e non si sappia, pertanto, trarne il giusto insegnamento. (e)

 Amos Luzzatto - Vanità della memoria - Ed. Massetti Rodella - 2012 (pp. 41; 5) La compressione del discorso cui è soggetto l’autore è qui ancora amplificata dall’introduzione che si porta via da sola la metà del volumetto. Il tema è, comunque, la differenza tra il “ricordo” - dal carattere accidentale, episodico, elementare - e la “memoria” intesa, invece, come coerente e consapevole ricostruzione dei ricordi anche attraverso segni mnemonici e gesti rituali, sì da essere orientata a uno scopo preciso. (e)

Giuseppe Laras - Il comandamento della memoria - Ed. Massetti Rodella - 2012 (pp. 51; 5) Muovendo dal racconto della propria vicenda autobiografica e dalla necessità di perpetuare, comunque, nonostante tutte le difficoltà e le negazioni, la memoria della catastrofe, l’autore precisa che “l’obiettivo fondamentale non dovrà essere unicamente quello di consegnare ai posteri questa memoria bensì di trasmettere un atteggiamento di netto rifiuto della violenza e dell’intolleranza talché esso possa diventare parte integrante del patrimonio etico-culturale delle donne e degli uomini di domani”. (e)

Paolo De Benedetti - La memoria di Dio - Ed. Massetti Rodella - 2012 (pp. 41; 5) In questo brevissimo intervento, l’autore insiste sul concetto duplice, oggettivo e soggettivo, della “memoria di Dio” intesa, cioè, come “ricordarsi di Dio” da parte dell’uomo e “ricordarsi degli uomini” da parte di Dio. Nell’ebraismo il ricordo di Dio da parte dell’uomo è puntellato ogni giorno attraverso i precetti nei quali “Dio si racconta alla nostra quotidianità”. (e)

Antonio Ferrara - Niccolò Pianciola - L’età delle migrazioni forzate. Esodi e deportazioni in Europa 1853-1953 - Ed. Il Mulino - 2012 (pp. 501; 29) Il ponderoso volume riporta lo studio di due storici sugli “spostamenti forzati di popolazione che avevano per obiettivo la rimozione di una o più “categorie” di persone identificate secondo criteri sociali (appartenenza a un ceto o a una classe) o culturali (lingua, religione) avvenuti nei cento anni che intercorrono tra la fine della guerra di Crimea e la morte di Stalin riservando, peraltro, una attenzione marginale alla deportazione degli ebrei europei verso i lager nazisti tenuto conto della letteratura monografica, di sintesi e di elaborazione tecnica immensa già esistente al riguardo. (e)

Bella Chagall - Come fiamma che brucia. Io, la mia vita e Marc Chagall - Ed. Donzelli, 2012 (pp. 389; 20) Pubblicato postumo nel 1945, il libro-testamento in yiddish, dedicato all’amore della sua vita, racconta con delicato affetto scene di vita dello shtetl di Vitebsk, popolato dalle figure che compaiono proprio nei quadri di Marc. Arte figurativa e letteratura si incontrano, fondendosi poeticamente a testimonianza di un mondo la cui distanza spaziale e temporale favorisce l’onirica mitizzazione. L’opera è impreziosita da 68 disegni di Marc Cha­gall, rammaricato che la propria fama di pittore abbia oscurato quella letteraria di Bella. (s)

Edith Bruck - La donna dal cappotto verde - Ed. Garzanti, 2012 (pp. 119; 15,60) Il terrore d’invecchiare, perdendo progressivamente le abilità fisiche e le facoltà mentali, costituisce il contesto della vicenda in cui Edith Bruck fa agire la sua protagonista, con la profonda sensibilità che ben le conosciamo. Riemerge, crudele e incancellabile, il ricordo dell’esperienza concentrazionaria come pure la vitale necessità di placarne il tormento. (s)

Amos Oz - Tra amici - Ed. Feltrinelli, 2012 (pp. 131; 14) Come dichiarato dall’autore stesso, la scrittura di Amos Oz nasce dall’osservazione attenta e minuziosa del comportamento umano: la narrazione, così come avviene nella mente e nell’agire delle persone, è semplice, lineare e priva di ellissi. Persone, non personaggi costruiti, né tantomeno tipi sono quelli che popolano il tipico kibbutz (ormai obsoleto), raccontato con pacatezza e realismo, in prosa fluida ed essenziale. Tra compagni e forse amici… (s)

Marco Cavallarin, Barbara Henry - Gli ebrei in Cina e il caso ‘Tien Tsin’. Convivenze nella Cina Moderna - Ed. Belforte & C - 2012 (pp. 328; 24) ‘Tra miti, leggende e fatti storici si dipana nei secoli la relazione tra ebrei e popolo cinese. La presenza ebraica è antichissima e racconta una storia di sempre armoniosa convivenza’. Ma l’episodio più interessante di questo prezioso studio a più mani riguarda la comunità di Tien Tsin negli anni della Shoah: ‘quando la maggior parte dei paesi del MONDO CIVILIZZATO negava aiuto agli ebrei, il popolo cinese apriva loro le porte’. (s)

Faye Kellerman - Kippur - Il giorno dell’espiazione - Ed. Banda Larga - 2012 (pp. 444; 20) Il prologo, apparentemente fuorviante, fornirà al lettore paziente la chiave della vicenda, abilmente collocata nei Terribili Dieci Giorni Penitenziali. Dieci giorni di tempo cronologico e, contestualmente, di un percorso tradizionale della coscienza dell’ebreo, finalizzati all’esito/soluzione che destino e agire umano avranno predisposto. (s)

Autori Vari - Per amore e per progetto - Ed. Morashà - 2012 (pp. 258) Questo libro raccoglie, in forma antologica, numerosi e dotti contributi per fare il punto sulla famiglia ebraica, i suoi fondamenti, le relazioni interpersonali, i progressi scientifici sulla pianificazione delle nascite e la necessità di delineare un progetto educativo, rispettoso della tradizione e al passo con i tempi. (s)

Vincenzo Ramon Bisogni - Joseph Schmidt. The pocket Caruso. Un tenore in fuga - Ed. Zecchini - 2012 (pp. 216; 20) Lodevole ricerca biografica su di un personaggio singolare della lirica e dello spettacolo cui la natura offerse doni contrastanti e la sorte serbò una fine atroce. (s)

Ehud Netzer - L’architettura di Erode: il grande costruttore - Ed. Messaggero - 2012 (pp. 514; 49) I massimi esperti israeliani contribuiscono all’aggiornamento sullo stato dell’arte dei ritrovamenti e degli studi sui progetti e sui reperti di Erode Il Grande: il maggior costruttore del periodo ebraico-ellenistico in cui l’ingegneristica e la cultura romana rappresentano il modello dominante. (s)

Andrea Schiavon - Cinque cerchi e una stella - Ed. Add - 2012 (pp. 174; 14) Sopravvissuto a Bergen-Belsen e scampato alla strage di Monaco alle Olimpiadi del 1972, l’ebreo ungherese Shaul Ladany, ingegnere e mar­ciatore, combattente volontario delle guerre d’Israele, in tutta la sua vita non ha mai smesso di affrontare sfide e di vincerle, a cominciare da quelle con se stesso. Un vero spirito olimpico, animato (forse a sua insaputa) dall’im­perativo che recita: ‘sopravvivere è un caso, rivivere una scelta’. (s)

Alessandro Marzo Magno - L’alba dei libri. Quando Venezia ha fatto leggere il mondo - Ed. Garzanti - 2012 (pp. 209; 22) “Festina lente” è il motto dell’editore umanista Aldo Manuzio, a simboleggiare l’intensità e la costanza di un lavoro ben fatto, curato in ogni particolare e portato a termine. Protagonista torreggiante di un’in­tera epoca rivoluzionaria, perfetto emblema dell’intellettuale raffinato e del mercante imprenditore, Manuzio curò le edizioni dei suoi best seller, perfezionando la punteggiatura, creando le edizioni economiche, introducendo il corsivo… Venezia stampò in latino e in volgare, in greco, arabo ed ebraico, in glagolitico e armeno. A Venezia nacquero concetti e figure quali quelle di ‘Autore’ (ancora privo di copyright) e di assicurazione e le opere stampate vanno dai testi sacri agli spartiti musicali, dalla cartografia alla medicina e alla gastronomia… Tra gli acquirenti/committenti troviamo tutti i nomi più illustri del tempo ma il vero sponsor è il Senato della Serenissima che accorda i privilegi/monopoli per commerciare con mezzo mondo. Il fecondo rapporto tra Repubblica veneta ed ebrei spiega come la prima Bibbia ebraica e il primo Talmud abbiano visto la luce qui. (s)

Alyson Richman - Un giorno solo, tutta la vita - Ed. Piemme - 2012 (pp. 342; 18) Con regolare alternanza le voci accorate dei protagonisti ricostruiscono, ciascuno dal proprio vissuto e secondo la propria sensibilità, le vicis­situdini di un amore sfregiato, sconvolto, mai cancellato dagli eventi bellici e dalle persecuzioni. Una storia ro­manzata, tragicamente verosimile e sicuramente non unica. Nucleo ispiratore della vicenda è la “produzione arti­stica” del ghetto di Terezin e profonda emerge l’analisi delle problematiche esistenziali della seconda e terza gene­razione dopo la Shoah. (s)

Henry Roth - Un tipo americano - Ed. Garzanti - 2012 (pp. 301; 18,60) Romanzo autobiografico, romanzo d’amore ma anche forse l’ultima testimonianza diretta sulla Grande Depressione: acuto scavo sulla società e sullo straniamento identitario a cui un immigrato, specie se ebreo, va incontro nel tentativo di integrarsi in quella società multietnica in sfacelo. Ma il romanzo verte anche sull’estro, sull’ispirazione, sul dono della scrittura che Roth aveva perduto dopo il primo grande successo di Chiamalo sonno e che ritrova solo lanciandosi alla ricerca del­l’epopea americana, attraversando il continente e allontanandosi dal ghetto di Brooklyn che gli aveva dato notorietà e prestigio. Un caso letterario. (s)

 

A cura di Enrico Bosco (e)
e Silvana Momigliano Mustari (s)
Con la collaborazione

della Libreria Claudiana

   

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