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Un anno è passato, cosa ci porterà il prossimo?

di Israel De Benedetti

 

È passato per Israele un anno di ristagno nel campo politico-nazionale: niente trattative, niente incontri. Bibi e Abu Mazen parlano, parlano ma non fanno un passo in avanti. E il pubblico in Israele si abitua a questa situazione di stallo: spendiamo im difesa cifre favolose, ogni tanto ci scappa un morto (dall'altra parte molti di più), ma lo stallo è più forte della paura di prendere decisioni. Certo l`economia tira, anche se l’agricoltura tracolla per la politica del governo che abbassa le tasse sulle importazioni dimenticando che i prodotti agricoli che vengono dall'Europa sono fortemente sussidiati dai governi, quindi la concorrenza con i nostri prodotti, molto meno aiutati, non è giusta. L'Hi-tech funziona bene e la disoccupazione è ben più bassa di quella italiana, però ci sono migliaia di lavoratori pagati malissimo che fanno fatica a finire il mese.

Dalla parte positiva c'è stato il riconoscimento dei nostri valori culturali con il premo a Berlino a David Grossmann e a Venezia al film Fox trott, con beneplacito della nostra ministra della Cultura Miri Reghev che ha accettato a malincuore il premio a Grosmann ma si è dimenticata di complimentarsi con lui mentre ha condannato a più riprese il film (da lei mai visto) definendolo anti patriottico.

 

Sulla famiglia Netanyahu sono continuate le inchieste sulle spese di Sara e sui regali ricevuti da Bibi. Sara, che ha fatto la cresta sulle spese di circa 90.000 euro, si difende dicendo che la colpa è del suo capo cameriere. Bibi, poveretto, è costretto a ricevere i regali di un magnate. Come finirà? Penso in una bolla di sapone, però restano due inchieste interessanti: i rapporti tra il capo del governo e la stampa per farsi un giornale di corte, e le varie inchieste sullo scandalo dei sommergibili e delle vistose bustarelle che varie personalità dell'entourage di Bibi avrebbero ricevuto. Ora io, cittadino normale, mi domando: ammesso che Sara e Bibi risultino estranei e non colpevoli, come mai si circondano di persone corrotte e non se ne accorgono? A mio parere un primo ministro che non si accorge di quello che fanno i suoi parenti, amici, capi di dipartimenti da lui stesso nominati, non può più restare in carica e certamente non può godere più della fiducia del paese.

 

Ma la maggioranza del nostro popolo la pensa diversamente: in uno degli ultimi sondaggi il 70% degli interrogati si sono dichiarati sicuri della colpevolezza di Sara e più del 50% della colpevolezza di Bibi, ma alla domanda chi è il più adatto a essere eletto capo del governo, Bibi continua ad essere in testa a tutti.

 

Non ci resta che credere al mantra di Bibi: "Non è accaduto nulla, non accade nulla e nulla accadrà!" Per fortuna che continuiamo la campagna contro l'Iran (parole, parole, parole) e così cerchiamo di far dimenticare le grane di casa. Trump è il nostro più grande amico e alleato, ma il suo ambasciatore in Israele si è dimenticato di partecipare, o di mandare in sua assenza un altro rappresentante dell'Ambasciata, al ricevimento offerto dal Presidente Rivlin a tutto il corpo diplomatico per Rosh Hashanà.

 

Giorni fa ha fatto colpo sui mass media la presa di posizione della direzione politica di Hamas: il governo provvisorio è sciolto, ci si rivolge ad Abu Mazen per ristabilire una collaborazione. Passano i giorni e niente succede: Abu Mazen certamente gode per queste decisioni ma non fa nulla per dare un avvio a trattative. Intanto a Gaza hanno quattro ore al giorno di elettricità e il rifornimento idrico è in grave pericolo. Anche su questo punto Bibi e autorità militari (in congedo) hanno pareri diversi. Bibi se ne frega delle condizioni umanitarie di Gaza, più di uno di questi ex militari sostiene che è interesse diretto di Israele ripristinare un minimo di condizioni vitali per la popolazione della zona.

 

Un segno positivo per la società israeliana che vale la pena di sottolineare è l'aumento demografico, senza precedenti, della popolazione dei kibbutzim. Dal nord al sud di Israele decine di famiglie giovani, in parte figli o nipoti di kibbutznikim ma anche gente giovane di città, sceglie di vivere in kibbutz. Alcuni come nuovi membri del kibbutz, altri come abitanti. E questo succede sia nei kibbutzim rimasti fedeli ai principi di una volta, sia nei kibbutzim privatizzati. Questi e quelli costruiscono a loro spese la casa e vengono a far parte della comunità. E ci sono perfino liste d'attesa. I motivi? Non solo per l`aria migliore che si respira, ma soprattutto per i sistemi di educazione, la sicurezza sanitaria e in genere la sicurezza reciproca che offre la comunità. I kibbutzim sono ora pieni di bambini di tutte le età cosa che non succedeva da anni. Per noi vecchi è una grande soddisfazione.

Cosa ci porterà il prossimo anno? Con ogni probabilità nessuna svolta politica importante. E, come si dice, non solo dalle nostre parti: l`importante è la salute!!

 

 Israel De Benedetti

Ruchama, settembre 2017

 

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