Curiosità

 

 

Tracce di elefanti e di ebrei

di Emanuele Azzità

 

Ai piedi del Monviso, la grande punta rocciosa che sovrasta di mezzo chilometro le vette circostanti, poco più di duemila anni fa si sarebbe accampato l'esercito di Annibale. I 30 mila soldati cartaginesi, con i loro 15 mila tra cavalli e muli e 37 (o forse 34 o 38) elefanti, sarebbero giunti in Italia dal Colle delle Traversette. Il primo a sostenerlo circa cinquant'anni fa fu il biologo evoluzionistico britannico Gavin de Beer, ma senza prove archeologiche concrete. Adesso è arrivata la conferma. Un gruppo di scienziati guidati da William Mahaney (professore emerito dell'Università di Toronto), composto dal microbiologo Christoper Allen (Università di Belfast), dal geomorfologo Randy Dirszowsky (Laurentian University di Sudbury in Canada) e dal dottor Peeter Somelar, geologo e minerologo (Università di Tartu in Estonia) scavando al Pian del Re ha trovato uno strato di terriccio scuro alla profondità di 30-40 cm che gli esami di laboratorio hanno rivelato essere sterco di cavallo. L'origine equina è stata data dalla presenza di particolari batteri del genere Clostridium tipici dello sterco di cavallo e in grado di resistere nel suolo per migliaia di anni. La prova indiretta di un passaggio di elefanti sarebbe invece data dall'anomala presenza nel terreno di un altro batterio tipico di questa specie e assente in altre località alpine. Per il momento queste sarebbero le uniche prove tangibili che inducono a pensare che il condottiero cartaginese abbia varcato le Alpi per lo stretto valico delle Traversette. Una traversata che sarebbe costata la morte a moltissimi animali. Gli elefanti sopravvissuti, secondo le fonti, sarebbero stati 21. I motivi di quella scelta di valico sono sconosciuti, probabilmente furono dovuti ai continui incessanti attacchi delle popolazioni locali.

 

Il Monviso è comunque una montagna molto particolare, con la sua punta rocciosa che sovrasta le vette circostanti di circa mezzo chilometro! Un'altra teoria, che al momento non ha nessuna conferma, lo vedrebbe ancora protagonista: ai suoi piedi più di duemila anni fa si sarebbe insediata una tribù ebraica. Se la teoria fosse confermata con prove concrete, la storia d’Europa andrebbe riscritta. Milano (Mediolanum) prima della conquista romana del 222 a.C. era stata la capitale della tribù degli Insubri che con quella dei Levi spartiva i territori intorno al Ticino. I Levi? Il nome riporta al popolo ebraico più che ai Celti. È solo una coincidenza, ma non l’unica.

Silvana Ghigonetto, nel suo libro Israele nelle Alpi - I Levi alle sorgenti del Po, Edizioni Chambra D’Oc, 2012, traccia un elenco di elementi curiosi e inspiegabili. L’Autrice è una studiosa residente a Lugano. Nata a San Paolo del Brasile, ha trascorso parte dell’adolescenza a Paesana, luogo d’origine della sua famiglia. Dopo la laurea in Architettura al Politecnico di Torino ha lavorato al restauro del Chiosco della Basilica di San Paolo a Roma e ha condotto ricerche sull’architettura sacra svizzera per il Politecnico di Zurigo. È autrice di numerose pubblicazioni di storia dell’arte italiana e svizzera ed è anche stata conduttrice di un programma radiofonico sullo stesso tema per la Radiotelevisione Svizzera di lingua Italiana.

 

Quali sono gli “indizi” che farebbero pensare a un’origine non celtica di certe popolazioni alpine? Sono le espressioni linguistiche, i toponimi e le usanze. Cominciamo con la lingua. Il termine bet (casa) è ricorrente in molte località della Val Chisone, come Colle del Bet, Miniere del Bet, grotta del Bet. In dialetto si dice Valle del Chisùn, ma in aramaico Nahal-Qishon sarebbe “valle del torrente”! Prendiamo la Val Pellice o Vau Pelis in occitano: in aramaico pelesh vuol dire “intrusi”. Che ci sta a fare una città sulle Alpi come Susa che ci riconduce al racconto biblico di Ester e di Re Assuero?

 

Agliasco, una frazione di Paesana, in dialetto diventa Naiash’kh, ma in ebraico nahash vuo dire “serpente”. L’elenco di località, torrenti e monti il cui nome potrebbe avere un’origine aramaica o ebraica è lungo, ma non l’unico. Famosa è l’esclamazione Nah. In ebraico “ti prego!”. Per esempio “nàh! Ma cò Fas?” (nàh! cosa fai?).

 

Può essere verosimile che una delle tribù scomparse d’Israele sia finita in Valle Po più di duemila anni fa? Per il momento non esistono prove. La circoncisione dei bambini non era una pratica comune nelle Alpi, ma era frequente tra i montanari di Paesana. Il Piemonte non è più lontano da Gerusalemme dell’Etiopia, dell’India, del Marocco o della Nigeria. Se è vero che oggi si percorrono grandi distanze in poche ore, allora ciò richiedeva tempi di gran lunga maggiori, ma avveniva. La presenza ebraica a Roma, la più antica d’Europa, risale al II secolo a.C. quando i Romani assoggettarono l’Italia settentrionale. È possibile che ci fossero ebrei nell’esercito di Annibale?

 

Nelle giornate più serene e limpide da ogni angolo del Piemonte e anche da una parte della Lombardia, il Monviso si staglia a Occidente sulla catena delle Alpi. Più di duemila anni fa la comunicazione orale prevaleva su quella scritta e la simbologia si trasmetteva di generazione in generazione. La grande piramide di granito poteva essere un riferimento per quelle popolazioni in movimento?

 

Una prassi dei Romani era la deportazione dei prigionieri. Finirono anche in Piemonte i deportati di Gerusalemme dopo la sua distruzione? La storia dei popoli delle Alpi occidentali è stata negli scorsi due millenni assai turbolenta e di solito per questioni religiose. “Come mai - scrive Silvana Ghigonetto - venne a morire e fu sepolto Desiderio, Re dei Longobardi? Perché nell’XI secolo, il Vescovo di Milano si definì “alunno della gens Crisolana”? Che cosa spinse il nipote di Calvino e, secondo la tradizione orale, Calvino stesso a venire a Paesana? Perché proprio a Paesana si tenne il Sinodo Valdese”?

 

“I segnali, i documenti e la tradizione che mi sono impegnata a raccogliere e a esporre suscitano perplessità e interrogativi anche a me stessa - continua l’autrice nella prefazione - perché sono scomodi, imbarazzanti, difficilmente collocabili e decodificabili (..) Certo, io non ho la presunzione di dare risposte a un fenomeno complesso che peraltro intuisco nitidamente sia nella sua evoluzione, al contrario questo mio lavoro è proprio il susseguirsi di tutta una serie di domande che spero valgano l’invito agli studiosi di voler considerare nuove chiavi di lettura probabilmente più consone alla realtà”.

 

Che dire di un’ipotesi così suggestiva quanto priva di una sola prova tangibile o di un indizio reale? Oggi gli scienziati hanno trovato prove consistenti circa la presenza del passaggio di un grandissimo numero di cavalli avvenuto più di duemila anni fa sotto il Monviso. D'altra parte il passaggio di Annibale attraverso le Alpi è confermato da diverse fonti latine. Non si esclude che si possano trovare, a conferma, altre prove concrete ed esplicite.

Il resto, per ora, è solo fantasia.

Emanuele Azzità

 

 

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