Arte

 

 

Michel Fingesten artista dimenticato

di Bianca Bassi

 

 

A Madrid alcuni mesi or sono si poteva vistare presso i locali del Centro Sefarad Israel una piccola ma al contempo ricca e piacevole mostra di disegni di un artista e disegnatore davvero singolare e interessante, Franz Michel Fingesten (1884-1943). Questo artista, come altri autori provenienti per lo più dalla Mitteleuropa, colse pienamente il disagio dell’uomo moderno, preda di un mondo che stava velocemente cambiando e dirigendosi verso la guerra. Gli artisti come lui descrissero questo malessere in modo icastico, liberatorio e, alle volte, provocatorio. Cercavano un’autonoma via d’espressione, secondo le proprie tendenze o assimilando gli stili che si affermarono con forza nei primi decenni del Novecento (Liberty, Art Déco, Espressionismo, Surrealismo). Fingesten fu uno dei geni nascosti della grafica e dell'arte del Novecento, qualcuno l'ha definito “il Picasso degli ex libris", altri hanno visto incarnati nella sua vita e nel suo lavoro le inquietudini e i tormenti di un secolo di tragedie. Già nel 2005 la città di Trieste aveva fatto uscire Michel Fingesten dall'oblio e aveva fatto conoscere all'Italia e all'Europa una parte della sua copiosa produzione (oltre un centinaio di opere fra ex libris e grafica d'occasione, in particolare carte augurali).

Michel Finkelstein, in arte Fingesten, nasce il 18 aprile 1884 (altre fonti dicono 1883) a Buzkovice, piccolo paese della Slesia austro-ungarica, oggi Repubblica Ceca, da una modesta famiglia che rappresenta uno spaccato del mosaico culturale mitteleuropeo: il padre Leone è di origine ebrea e religione protestante, la madre Franziska è valdese protestante, di origine ebrea e triestina. Studente all'Accademia di Vienna e collaboratore della rivista satirica Der Liebe Augustin, dopo due anni interrompe gli studi e viaggia per anni dagli Stati Uniti alla Cina, dal Giappone all'Australia, oltre naturalmente all'Europa e all'Italia, pare percorsa a piedi nel 1907 da Palermo a Trieste. Fra un viaggio e l'altro, frequenta per un certo periodo lo studio di Franz von Stuck a Monaco. Dal 1913 Fingesten vive e lavora a Berlino, dedicandosi sempre alla grafica, a contatto con gli ambienti artistici e culturali della capitale. Paul Friedrich, critico letterario e d'arte, scrive una monografia sull'artista, pubblicata nel 1920. Nel biennio 1927-28 è tra i fondatori dell'associazione Die Künstlerselbsthilfe (L'autosoccorso degli artisti) e tra i collaboratori principali della sua nuova rivista, Künst der Zeit. All'inizio degli anni Trenta lavora nella tipografia dei fratelli Malz, specializzandosi nella litografia e nell'algrafia.

 

 

 

 

Fingesten, grafico e pittore, è un artista attento a tutte le esperienze più avanzate dell'arte contemporanea, rielaborate in un suo autonomo linguaggio, che evolve dall'iniziale simbolismo alla Jugendstil. Dal 1914 in poi realizza oltre 1500 marchi di proprietà, che i bibliofili in parte incollano sulla prima pagina bianca dei loro libri per attestarne il possesso e in parte scambiano tra di loro. Fingesten è un gigante della grafica del suo tempo e il vero genio dell' ex libris, con lui grande arte di piccolo formato. Il suo segno, mai scontato, è sempre moderno e rinnovato in un personale autonomo percorso. Pur vivendo a Berlino in anni incandescenti politicamente e artisticamente, non è un artista direttamente impegnato. Conosciuto e apprezzato per il suo multiforme lavoro di grafico, con la crisi economica del 1929 e l'affermarsi del nazismo, Fingesten verrà però emarginato e si isolerà, riducendosi a campare con le modeste committenze dei collezionisti di ex libris.

Negli anni 1927- 1928 si recò in Spagna dove si ispirò scoprendo il paesaggio spagnolo e realizzò numerosi disegni e bozzetti di acquerelli e guazzetti che più tardi sviluppò nei colori di straordinari paesaggi poetici e dall’atmosfera esotica dipinti a tempera e ad olio su cartone. Dopo il suo ritorno nel 1928, espose i suoi paesaggi spagnoli nella galleria Neue Kunsthandlung ed ebbe un importante successo. Un grande cambiamento nella sua vita personale avvenne nel 1929 quando divorziò, la figlia Ruth se ne andò con la madre mentre il figlio Peter rimase con il padre, a prezzo di una difficile convivenza di dieci anni. Con grande coraggio si schierò pubblicamente dalla parte degli artisti considerati «degenerati», anche se ingenua sarà la sua scelta di trasferirsi nel 1935, dopo la salita al potere di Hitler, nell'Italia mussoliniana. Come disse poi il figlio Peter, negli ultimi anni in Germania “la sua arte cambiò, divenne un commento personale relativo al mondo che lo circondava, ai problemi della vita". Nascono da questa consapevolezza una serie di opere artistiche importanti, ex libris e un piccolo gruppo di fogli augurali all'insegna di un radicale pacifismo e della denuncia del militarismo, il cui sinistro affermarsi e le sue sensibili antenne di ebreo, apolide e uomo libero.

Dopo l'avvento del nazismo, nel 1935 Fingesten abbandona la Germania per l'Italia, approdando brevemente a Trieste e quindi a Milano, insieme con l'amatissimo figlio Peter, scultore, che emigrerà poi in tempo negli Stati Uniti. Nel 1936 fonda con il gallerista Bolaffio e il pittore Cavallini il Gruppo italiano dell'Ex libris e Bianco e nero. A Milano, nel 1937 e 1938, pubblica due cartelle di incisioni a tiratura limitatissima “Essai de danse macabrecon piccole annotazioni marginali sul tema della guerra dedicate con disprezzo a tutti i nemici dell'umanità, una sorta di testamento artistico e spirituale.

Negli anni ‘36-‘40 visse a Milano. Era un artista con la schiena dritta, libero da condizionamenti e capace di giudicare il suo tempo: vi era in lui il preciso presagio della generale e personale catastrofe imminente sul finire degli anni Trenta. L'emarginato Fingesten trovò pane e linfa artistica negli ex libris, a cui diede nuove e potenti risorse espressive. Per molti anni la sua vastissima produzione artistica è destinata all’oblio, dovuto anche all'ondata di sequestri e distruzioni di «arte degenerata », alla repressione di tutte le correnti d'avanguardia da parte del nazismo, alla cesura operata con l'arrivo in Italia e dalla scomparsa avvenuta prima della fine della guerra.

Nel febbraio del 1939 Fingesten decise di abbandonare l’Italia con suo figlio. L’uscita dal paese si dimostrò impossibile per entrambi insieme: aveva ottenuto un visto per gli Stati Uniti per il figlio Peter ma non i documenti dalla Germania necessari per sé. Così il 4 maggio del 1939 Peter Fingesten si imbarcò per l’America sul bastimento a vapore Rex a Napoli e il giorno 11 sbarcò, mentre il padre Michel dovette sottostare alla legislazione italiana antigiudaica; nell’ottobre del 1940, dopo l'entrata in guerra dell'Italia, fu detenuto nel suo appartamento di Milano e internato come ebreo nel campo di Civitella del Tronto in provincia di Teramo dove si convertì alla religione cattolica e durante gli interrogatori si dichiarerà «divorziato, apolide, di razza ebraica, religione cattolica». Fino ad un certo punto poté dedicarsi alla creazione artistica e tenere con sé materiali utili per il suo lavoro. Il 13 novembre 1941, dopo più di un anno nel campo di Civitella del Tronto, Fingesten fu trasferito a Ferramonti-Tarsia (Cosenza), dove manifestò l'intenzione di vivere anche dopo, a guerra finita. Nel 1941 creò i suoi ultimi lavori grafici di improvvisazione, la maggior parte semplici xilografie impresse con colori ad olio, considerati tra i lavori più belli e moderni di Fingesten. Ma le ferite aperte dalla situazione politica si faranno vedere nelle sue opere: un braccio emerge dalla superficie dell’oceano e una bandiera chiede aiuto con un SOS dispiegato. Durante il trasporto perse la sua valigia con tutti gli oggetti utili per il suo lavoro. Ma non si perse d’animo e continuò a dipingere con una penna rossa cercando di ottenere attraverso scambi con altri reclusi ciò che gli serviva per continuare a disegnare. Quella che fu forse la sua ultima opera, del 1942, mostra una esplosione con parti di corpi umani che volano per l’aria. Morì l'8 ottobre 1943 nell'ospedale di Cerisano per un'infezione in seguito a un intervento chirurgico, poco dopo la liberazione del campo di internamento da parte degli anglo-americani, e venne sepolto nel cimitero locale.

 

Bianca Bassi

 

 

 

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