Lettere

 

È vero…

È vero; è stato più volte detto e ripetuto frequentemente che chi dimentica il passato è condannato a riviverlo; e spesso anch’io ho ribadito questo concetto; anche se questo - ho cercato di precisare - è un corretto monito rivolto con maggiore aderenza storica a chi non è ebreo che a noi ebrei; non per noi - così pensavo - valeva quell’avvertimento perché, nel nostro millenario peregrinare, abbiamo sempre, religiosamente, ricordato, ma, con costante ripetizione, ugualmente siamo stati costretti alla medesima condanna degli altri che stavano dimenticando.

Ho cambiato opinione.

Oggi, riferendomi alle nostre vicende post seconda guerra mondiale di ebrei europei e al nostro modo di operare, sono costretto a rivedere la precedente posizione e correggermi.

Anche noi, come gli altri, abbiamo, in un certo senso, “dimenticato”. Perché?

Perché abbiamo ricordato “soltanto” memorialmente, dimenticando lo spessore storico del nostro ricordo: cioè ricordiamo con le stesse modalità con le quali ricordavamo nel periodo fra le due guerre mondiali: e come allora continuiamo a vederci. Non riusciamo, cioè, a coglierci in modo diverso da come ci vedevamo. E i due grandi eventi che ci sono accaduti nel secolo XX - per il “peso” della tradizione - così come è stata interpretata durante il periodo post-emancipatorio e che continua tuttora - non sono stati storicamente intesi, ma solo “sfiorati” da questo senso.

Alfredo Caro

settembre 2017

 

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