Israele - libri

 

 

 

Bugiarda

 

di Anna Segre

 

Dopo tante corse da un padiglione all’altro durante l’ultimo Salone del Libro e tante estenuanti code per ascoltare questo o quell’autore famoso, è stata per me quasi una lieta sorpresa scoprire che per ora gli estimatori della scrittrice israeliana Ayelet Gundar-Goshen in Italia sono ancora un numero tale da consentire un piacevole incontro con l’autrice in una sala non troppo grande e non troppo piena. Temo, però che questa fama discreta non durerà a lungo e che presto anche per questa scrittrice arriveranno le sale affollate e le lunghe code. Mi sembra impossibile che una scrittura che su di me esercita un effetto così dirompente possa passare inosservata troppo a lungo. Da insegnante di lettere abituata ad analizzare, scomporre, spiegare i trucchi, difficilmente quando leggo un romanzo riesco ad essere spiazzata, inerme di fronte a una storia che si impadronisce di me, mi trascina verso direzioni che non so prevedere, abbatte le mie certezze e mi pone interrogativi inquietanti. Nel caso dei due romanzi che ho letto di quest’autrice, invece, questo mi capitava continuamente.

 Ayelet Gundar-Goshen, inoltre, ha un modo di scrivere che mi affascina anche per l’attenzione ai dettagli della vita quotidiana, alle impercettibili sfumature nei comportamenti e nei rapporti tra le persone, alle piccole incomprensioni e trappole che si celano anche all’interno dei legami più solidi; e c’è una grande attenzione ai personaggi secondari, ciascuno con i propri segreti e le proprie motivazioni recondite, che creano un mondo ricco di sfumature e non facile da decifrare perché nessun personaggio è una macchietta e nessuno si comporta in modo scontato. Caratteristiche che avevo rilevato già nel romanzo precedente di quest’autrice, Svegliare i leoni. In quel caso, però, si trattava di una vicenda decisamente sopra le righe, con morti, violenze, droga, e molto altro, a mio parere non sempre necessario; Bugiarda ha un ritmo decisamente più pacato. Ma pur nella differenza tra gli stili e l’ambientazione i due romanzi hanno un elemento essenziale in comune: in entrambi i protagonisti - personaggi con i quali il lettore si identifica facilmente anche perché la vicenda è narrata in buona parte dal loro punto di vista - fanno una cosa terribile, ma il loro comportamento appare così logico e naturale da insinuare in noi l’inquietante sospetto che al loro posto ci saremmo comportati nello stesso modo. Se in Svegliare i leoni il protagonista investiva un uomo e fuggiva, in Bugiarda una ragazzina che è stata pesantemente offesa da un cantante in declino lascia credere a tutti che l’uomo abbia tentato di stuprarla. E in entrambi i romanzi piano piano ci rendiamo conto che intorno ai protagonisti, dilaniati dai sensi di colpa ma incapaci di sottrarsi alla situazione che hanno creato, quasi nessuno è realmente innocente.

In Bugiarda ci ritroviamo circondati da personaggi che mentono, in misura maggiore o minore, e spesso mentono anche a se stessi; e scopriamo anche che la menzogna fiorisce ovunque senza risparmiare nulla, neppure i momenti fondanti della storia dello Stato di Israele come la Guerra d’Indipendenza; anche una tragedia indelebile come la Shoah rievocata dai giovani studenti israeliani in visita ai lager o un lutto condiviso da tutta la nazione come l’assassinio di Rabin possono diventare pretesti per finzioni e travestimenti, o trasformarsi per qualcuno in occasioni propizie. D’altra parte accanto ai miti fondanti dell’identità israeliana ci sono anche le cose non dette, in particolare le difficili condizioni di vita dei mizrachim (gli ebrei provenienti dal Medio Oriente e dal Nordafrica) nei primi anni dopo la nascita di Israele;  e le bugie si generano anche a causa di queste storie non raccontate, di queste sofferenze non adeguatamente riconosciute. Del resto la menzogna è una forma di arte, un far esistere mondi diversi e possibili, e dunque in una certa misura può anche coincidere con la letteratura stessa.

Al Salone del Libro di Torino è stato chiesto all’autrice se la vicenda sia legata particolarmente alla realtà israeliana. La Gundar-Goshen ha affermato che si tratta di una storia che potrebbe svolgersi ovunque, pur riconoscendo che lo Stato di Israele (come del resto emerge anche nel romanzo) si fonda su miti e narrazioni non sempre del tutto veritieri; ma questo - ha subito aggiunto - è vero per tutti gli stati, non solo per Israele. Alla domanda su quali scrittori vede come propri modelli la Gundar-Goshen ha dichiarato senza esitazioni David Grossman, non solo per la sua scrittura ma anche per il suo impegno politico. Un impegno che nei libri della Gundar-Goshen non è evidente, ma in effetti non manca:  qua e là tra le righe di vicende normali che si svolgono in un Paese normale (ma si potrebbe dire lo stesso per gran parte degli autori israeliani, tra cui lo stesso Grossman), l’autrice mette discretamente il dito su qualche piaga, dalla condizione dei beduini del Negev in Svegliare i leoni a quella dei mizrachim in Bugiarda. Fortunatamente, comunque, la presentazione del libro al Salone non si è trasformata in un dibattito ideologico tra ammiratori e detrattori di Israele; e anche questo, che nelle mie previsioni era tutt’altro che scontato, ha contribuito a rendere l’ora di incontro con l’autrice davvero molto gradevole.

Anna Segre

 

Ayelet Gundar-Goshen, Bugiarda, traduzione di Raffaella Scardi, Giuntina 2019, pp. 260, € 17

 

 

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