Storie di ebrei torinesi

 

 

Giustizia, archivio e marmellate

Intervista a Bianca Gardella Tedeschi

 

Tra genovesi trapiantate a Torino si stabilisce immediatamente un feeling. Bianca mi accoglie nella bella casa sulla collina con un grande sorriso e la prima frase che mi rivolge è ”Non ho mai rilasciato un’intervista ma sono felice che sia un’occasione per la tua visita”. Penso che anche per me sia una bellissima opportunità per osservarla nel suo ambiente e rimango subito colpita dalla semplice bellezza del giardino e della simpatica veranda dove ci sediamo a parlare e che mi evoca reminiscenze artistiche e letterarie. Non si potrebbe partire sotto auspici migliori.

Come è stato per te inserirsi a Torino?

Sono arrivata subito dopo il matrimonio con Arturo Tedeschi e mi sono inserita molto bene: ho trovato una Comunità accogliente in cui mi sono sentita a mio agio, sicuramente facilitata dal fatto che mio marito fosse torinese e che qui avesse famiglia e amici.

La conversazione conferma alcune mie impressioni nate da una conoscenza solo superficiale: una donna molto intelligente, sicura di sé, schietta nell’esprimere pareri sugli argomenti di cui è competente e restia a pronunciare giudizi su ciò che conosce poco. Ma si rivela anche sensibile e ricca affettivamente. Mi commuove la semplicità con cui si dichiara consapevole della sua “fortuna”: l’infanzia protetta e amata, un matrimonio felice, due figli splendidi e una vita ricca di soddisfazioni. Mi incanto a sentirla raccontare della nonna Bianca, che fu presidente dell’ADEI a Genova per molti anni e del nonno Vittorio Tedeschi che, oltre ad essere stato il suo maestro in campo giuridico, fu sempre molto attivo nell’ambiente ebraico e per tanti anni presidente del Consiglio della Comunità di Genova, come già il bisnonno Ettore. Bianca è quindi cresciuta con la consapevolezza dell’importanza dell’impegno comunitario e lo dimostra come presidente dell’Archivio Alessandro e Benvenuto Terracini, incarico che svolge con grande passione dal maggio 2018.

Quando parla della nonna Bianca si commuove. Dopo una lunga conversazione sui temi dell’ebraismo, della giurisprudenza, delle pari opportunità ha come un ripensamento, quasi volesse comunicarmi qualcosa di più intimo su se stessa e mi confida le passioni che fanno parte della sfera privata: la cucina, la preparazione delle marmellate e il lavoro a maglia. È stata la nonna Bianca a guidarla all’uso sapiente di pentole e ferri da calza, una nonna che ricorda giovane e molto presente nella sua crescita.

Bianca ha seguito le orme del nonno materno Vittorio, già professore di Diritto comparato all’Università di Genova e si è laureata a pieni voti e con dignità di stampa in giurisprudenza. Attualmente è professore di Diritto comparato all’Università del Piemonte Orientale. Appena sposata ha passato un anno negli Stati Uniti per un master e ricorda con grande piacere quel periodo, in cui il giovane marito veniva a trovarla praticamente una volta al mese: fu l’occasione per visitare insieme il paese e conoscerlo in modo approfondito.

Oltre ai corsi legati alla disciplina di cui è docente tiene anche delle lezioni sulle Pari Opportunità, che le danno molta soddisfazione perché sono argomenti di cui sente intimamente l’importanza. Gli studenti mostrano notevole interesse per entrambe le tematiche di cui si occupa.

Da quello che racconta sull’approccio didattico delle sue lezioni mi rendo conto di quanto l’educazione ebraica, le modalità di insegnamento - apprendimento, abbiano costituito per lei un imprintig fondamentale: per affrontare un argomento propone agli studenti delle domande stimolo, che favoriscono la riflessione, accendono la curiosità e inducono all’ascolto e alla ricerca di approfondimento.

A proposito di pari opportunità, cosa pensi delle quote rosa?


Penso che siano un passaggio fondamentale per raggiungere una vera parità. In Italia siamo ancora molto lontani rispetto ad altri paesi e c’è un enorme lavoro da fare. Non è tanto questione di legislazione ma di atteggiamenti: in Francia molte donne lavorano e hanno anche tre figli. Questo avviene perché lo Stato fornisce una serie di servizi, ma c’è anche una mentalità che consente loro di fare carriera. Recentemente oltralpe è stata promulgata una legge che tutela il diritto ad essere disconnessi dalle mail dopo l’orario di lavoro: in realtà questa decisione ha avuto l’approvazione anche di gran parte del mondo maschile.
È molto importante l’appartenenza all’Unione Europea, perché la presenza di paesi più avanzati nel campo dei diritti delle donne potrà essere da traino per il nostro.

Parlami di ebraismo e pari opportunità

La domanda andrebbe rivolta ai rabbini! Nell’ebraismo non si può parlare di pari opportunità perché sappiamo che i ruoli sono nettamente distinti, però non si parla nemmeno di subordinazione. Gran parte del femminismo americano ha origini ebraiche e nasce dal fatto che donne ebree impegnate politicamente si sono trovate di fronte a una contraddizione: fuori casa partecipavano a manifestazioni e incontri politici in cui si rivendicavano diritti di parità e uguaglianza ma in casa avevano ruoli definiti in ambito domestico. Per queste donne la sfida è stata quella di portare avanti la lotta politica senza rinnegare la propria appartenenza. Un esempio è dato da Blu Greenberg, “figura ponte” tra “femminismo” e ortodossia ebraica. Blu Greenberg è stata cofondatore e primo presidente del JOFA (Jewish Orthodox Feminist Alliance): la missione di JOFA è quella di sostenere la "partecipazione significativa" delle donne, nella massima misura possibile nell'ambito dell’halakhà, nella vita familiare, nelle sinagoghe, nelle case di apprendimento e all'interno della comunità ebraica in generale.

Da quando sei Presidente dell’ Archivio Terracini ci sono state diverse iniziative che hanno riscosso un indubbio successo: partecipazione al Festival Archivissima, visita all’Archivio da parte dei ragazzi del GET (Giovani Ebrei Torinesi) che hanno anche potuto osservare come si lavora sui documenti conservati, e altri incontri di studio e conoscenza, presentazione di libri ed ora la pubblicazione della collana dei Quaderni dell’Archivio.

Spiegami quale ruolo attribuisci all’Archivio nella struttura comunitaria.

All’interno della Comunità l’archivio ha un ruolo fondamentale, perché conserva la storia e quindi l’identità del gruppo. Per questo motivo è molto importante renderlo vivo, coinvolgendo i giovani e tutti coloro che sentono di avere radici ebraiche. Quando si parla di accoglienza non si può prescindere dal fatto che la Comunità di Torino è ortodossa e ha quindi regole ben precise: chi, per esempio, decide di fare il ghiur (conversione) perché magari ha scoperto di avere una nonna ebrea, deve sottoporsi giustamente a uno studio molto serio e approfondito e impegnarsi a seguire tutte le mitzvot prescritte dall’halakhà (regole e precetti). Non è detto che tutti si sentano di affrontare un percorso del genere ma, attraverso l’archivio e la scoperta dei suoi documenti o frequentando le lezioni di ebraismo o le varie attività culturali, è possibile per tutti, ebrei e non, avvicinarsi alla comunità e partecipare alla sua vita. Inoltre l’archivio ha una sua vita propria, non è detto che solo gli “esperti” lo possano far vivere e crescere: mi piacerebbe che la lettura e schedatura di documenti originali fosse fatta anche da giovani visitatori e studiosi, naturalmente sotto la supervisione di esperti.

A proposito di ortodossia, nell’arco della mia vita ho visto un irrigidimento in questo senso. Quando ero bambina si preparava a casa il cibo per le festività e lo si portava in Comunità per condividerlo, non ricordo che ci fossero particolari problemi ad entrare nelle chiese per scopi culturali o per partecipare ad eventi di vario genere, adesso invece le regole sono molto stringenti.

È il risultato della globalizzazione! In realtà le regole ci sono sempre state ma ogni comunità le interpretava in modo “soggettivo”: adesso la comunicazione è immediata e tutti sanno quello che accade ovunque. Questo comporta l’adesione rigorosa al modello cui si fa riferimento, nel caso specifico le comunità ortodosse. Contemporaneamente, specie in America, fioriscono invece comunità che si rifanno a modelli diversi.

Parliamo di Comunità. Vedi aspetti della vita comunitaria che potrebbero essere migliorati?

Premetto che la Comunità di Torino è particolarmente vivace e risponde a esigenze ed interessi diversi. L’unico problema, per me e penso per molti altri, sono i ritardi e la mancanza di certezze sugli orari: preferirei eventi di durata limitata in cui ci fosse spazio per le persone per confrontarsi, magari davanti a uno spuntino. Il tessuto comunitario si costruisce attraverso la relazione: a volte si va a una conferenza o a una presentazione, si comincia in ritardo, ci sono troppi oratori, si conclude in ritardo e la gente scappa via senza nemmeno potersi salutare. Invece se di un evento si conoscono in modo preciso ora di inizio e di fine ci si sente autorizzati ad allontanarsi alla fine e, se si vuole, ci si ferma a scambiare due parole mangiando e bevendo qualcosa. Si potrebbero anche organizzare brevi eventi nell’intervallo del pranzo, per chi lavora e ha i minuti contati. Anche quando si vuole inserire il contributo di persone che abitano fuori Torino non sempre è necessario pagare viaggi e trasferte: è sufficiente un collegamento su Skype per avere spunti su cui poi intavolare una discussione.

Hai mai pensato di impegnarti in politica?

Una sola volta mi sono candidata per il Consiglio comunale, in una lista civica guidata da Alberto Musy[1], perché era un grande amico, che giudicavo onesto e competente. Dopo la sua morte non ho più voluto occuparmi di politica perché mi sono accorta che non faceva per me. È un mondo superficiale, dove ci sono poche competenze: molto spesso ci si stupisce di come sono scritte alcune leggi, ma questo è il risultato di una classe politica che non sempre conosce a fondo gli argomenti che affronta.

L’intervista si conclude con una rapida visita allo studio di Bianca, tra alcuni mobili del nonno, fotografie e ricordi: anche per me è stato un tuffo nel passato, spiluccando uva nella veranda illuminata dal sole, incantata dallo sguardo intenso della mia interlocutrice, i cui occhi guardano il mondo e le persone in profondità.

Intervista di Bruna Laudi


 

[1] Avvocato torinese ucciso barbaramente nel 2012

 

 

 

Bianca Gardella Tedeschi

 

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