Ricordi

 

 

 

Isacco Levi di Moretta

 

di Manfredo Montagnana

 

 

Nel febbraio di nove anni addietro Beppe Segre aveva scritto per Ha Keillah una bella intervista a Isacco Levi, presentando un ritratto completo di questo comandante partigiano ebreo di una formazione garibaldina cuneese. Lo scorso 9 settembre Isacco Levi è scomparso, lasciandoci una grande e onerosa eredità: conservare la memoria dell’antifascismo e della Resistenza non come un evento ormai lontano ma come un mattone importante su cui costruire il mondo in cui vivranno le generazioni future. È l’insegnamento che Isacco ha cercato di esprimere nel libro Gli ebrei di via Spielberg e che ha soprattutto cercato di trasmettere ai giovani con decine di presenze ogni anno nelle scuole, non solo piemontesi.

Non v’è dubbio che la vita di Isacco Levi sia stata profondamente segnata non solo dai diciotto mesi di guerra partigiana ma, forse ancor più, dallo sterminio della sua famiglia ad Auschwitz. Se è vero che molti furono i giovani ebrei che parteciparono attivamente alla Resistenza combattendo nelle formazioni partigiane, la scomparsa di tutti i parenti di Isacco nell’inferno della Shoah rappresenta un evento di una tragicità quasi unica. Un evento che ha pesato sul cuore di Isacco per tutta la vita e che ha fatto parte dei suoi racconti agli studenti, provocandone spesso la commozione, come successe in una scuola di Bagheria.

Isacco ebbe diversi riconoscimenti importanti ma quelli che più lo toccarono furono gli incontri con i due Presidenti della Repubblica: Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano. In un momento in cui razzismo e antisemitismo sembrano ritrovare spazio nella società italiana e c’è chi vuol far rivivere i fantasmi del ventennio fascista, è necessario raccogliere l’eredità di uomini come Isacco Levi, occorre continuare a spiegare ai giovani le ragioni della dittatura mussoliniana e gli errori compiuti nel passato perché non sia più necessario ripetere le loro dure esperienze.

Manfredo Montagnana

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