Ricordi

 

 

 

Il dovere di testimoniare

 

di Beppe Segre

 

 

Isacco amava ricordare che, nei giorni tragici in cui uno dopo l’altro tutti i suoi familiari venivano catturati dai nazifascisti, la nonna, Anna Segre, quando venne a sapere da Lidia Rolfi, staffetta partigiana rinchiusa nella stessa cella, che Isacco era libero in Val Varaita, esclamò: “Par bonheur, per fortuna, Isacco è libero e potrà raccontare”.

Di raccontare Isacco sentì sempre il dovere, e raccontò per 60 anni, fino a quando non fu fermato dalla malattia: con incontri con le autorità, con la scrittura di un libro, I Levi di via Spielberg, dedicato al ricordo straziante dei 13 familiari deportati ed assassinati, con la partecipazione alle Giornate della Memoria ed a tante commemorazioni, e soprattutto con mille incontri con le scuole; venne chiamato perfino da Bagheria, in Sicilia.

Sentiva l’obbligo di raccontare, per testimoniare l’orrore della distruzione completa della propria famiglia e insieme per presentare l’eroismo di chi seppe prendere le armi per combattere la dittatura e salvare la libertà e l’onore. Gridava la sua indignazione contro ogni forma di antisemitismo e di razzismo, chiedeva con veemenza ai ragazzi di impegnarsi per la difesa della libertà e della democrazia.

Era appassionato, commosso, trascinante, irrefrenabile: quando prendeva la parola non valevano più i tempi concordati tra i relatori: era un fiume in piena, che suscitava l’emozione dei ragazzi. Ma contemporaneamente era “delicato come un nonno, emozionato come un bambino” come lo descrisse un giornale proprio di Bagheria.

In occasione della visita a Cuneo, Boves e Borgo San Dalmazzo del Presidente Ciampi nel sessantesimo anniversario dell’8 settembre, Isacco era in prima fila, esibendo il cartello “Comunità Ebraica di Saluzzo”, con l’orgoglio di essere ebreo ed il dolore perché la Comunità di Saluzzo non c’è più. Il cartello del partigiano ebreo suscitò l’interesse del Presidente partigiano, che chiese di conoscere quel combattente, e successivamente invitò Isacco ad una udienza al Quirinale.

Partecipò a incontri con il Sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, con il Presidente del Senato, Pietro Grasso, di nuovo fu invitato ad un’udienza con un Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, la prefazione del suo libro fu scritta dal Procuratore Generale di Torino Gian Carlo Caselli; con giusto orgoglio Isacco esprimeva la soddisfazione di portare alle più alte autorità dello Stato i sentimenti delle vittime del razzismo nazifascista e degli uomini e donne della Resistenza.

Ma quando, in un incontro a Saluzzo, ci raccontò di essere stato invitato ad una udienza privata dal nuovo Pontefice, Papa Francesco, ci lasciò veramente sorpresi e quasi increduli.

Con una certa ingenuità mi permisi di chiedergli come si parla ad un Papa, e cosa dice un Papa.

Isacco mi rispose con un largo sorriso: "Mi ha detto che il mio libro gli è piaciuto, che il mio libro l'ha commosso".

Beppe Segre

 

 
Isacco Levi (primo a sinistra in primo piano) alla celebrazione del XXV Aprile,
insieme ai compagni partigiani della 181a Brigata Garibaldi "Mario Borbiducci"
Inizio anni '50
  Incontro tra Isacco Levi e Papa Bergoglio

 

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