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Le ossa affaticate di Salomon Castelletti

 

di Fiorella Fausone

 

 

Mantova con la storia della sua comunità ebraica viene “scavata” e messa a nudo da Bruno Avataneo nella ricerca sugli antenati di famiglia.

Partendo dai primi documenti ritrovati negli archivi, datati a partire dal 1685, con colui che, della famiglia, viene considerato il capostipite - Samuel - Bruno Avataneo srotola la sua genealogia familiare con obiettività e realismo. Dalla lettura, chiara e senza orpelli, emergono personaggi mantovani che hanno svolto, nel ghetto finché è esistito, professioni umili, conducendo, spesso, una vita di privazioni anche economiche. I Castelletti furono, infatti, piccoli commercianti, artigiani, osti, portatori di vino, donne di casa, cucitrici, cameriere la cui vita fu tutt'altro che agiata e, talvolta, così precaria, dal punto di vista economico, da costringere, nel 1793, un antenato - Avi'ad Salomon - ad inoltrare una supplica alla comunità per ottenere un sussidio finanziario.

Incastonati tra la narrazione delle vite dei Castelletti vengono evidenziati due eventi storici che influenzano fortemente la vite degli italiani, degli ebrei in Italia e degli ebrei mantovani nello specifico.

Il primo evento è dato dalle conseguenze determinate dalla rivoluzione francese e dalla calata napoleonica in Italia. Per gli ebrei, abituati a vivere chiusi entro le mura del ghetto, nasce la speranza dell'emancipazione che, infatti, avverrà nel gennaio del 1798 con l'abbattimento dei portoni del ghetto stesso. Avataneo fa emergere nitidamente che questa libertà di movimento potrebbe risultare una prospettiva allettante, immediata ma illusoria. Fuori dal ghetto, se l'uscita viene fatta senza attenta riflessione, si possono trovare gli stessi problemi da cui ci si vuole allontanare. Alcuni componenti della comunità mantovana, sorretti dalla possibilità del mutato scenario, attratti dalle maggiori opportunità che intravedono, oltrepassano i varchi della ristrettezza geografica in cui sono cresciuti per insediarsi in altre zone di Mantova o per allontanarsi soprattutto verso Milano.

La ventata di novità inciderà, alcuni anni dopo l'abbattimento delle porte del ghetto, anche sulla famiglia Castelletti. Salomon, trisavolo di Avataneo, è un ebreo emancipato e ben inserito nella vita e nella cultura della comunità ebraica di Mantova. Egli, di sicuro, intuisce che si stanno vivendo tempi nuovi che vorrebbe per sé, forse, ma soprattutto per i propri figli per il cui futuro “affaticherà le sue ossa” lavorando alacremente come ciabattino, vedovo con tre figli! Nel 1858 nasce Moisè Gustavo, bisnonno di Avataneo, e nel 1859 Leone Lazzaro. Questo è il vero cambiamento di stutus per la famiglia perché saranno i primi Castelletti a studiare. Leon Vita, “zio Cino”, per i familiari diventerà ingegnere, mentre il “nonno Moise” diventerà agente di commercio.

Moise, avviato alla professione del commercio, sposa nel 1884 Fanny Cases figlia dell'imprenditore Alessandro Cases, importante imprenditore nel campo dei tessuti della cui impresa diventa contitolare. In questo modo i Castelletti acquisiscono visibilità e si imparenteranno con alcune delle famiglie ebraiche di maggiore spicco nel mantovano.

Il secondo momento storico che ha inciso anche sulla famiglia Castelletti è il ventennio fascista e la guerra. Il nonno dell'autore, Aldo Castelletti (figlio di “nonno Moise” e nipote del calzolaio Salomon dalle ossa affaticate, nato nel 1891, continua la professione di commerciante (egli è ragioniere) e nel '26 diventa presidente della Corporazione Sindacale Tessile Fascista. Di tempo ne passa poco e nell'aprile del '29 gli viene “stranamente” revocata la presidenza mente si avvicina, tragicamente, la pubblicazione del “Manifesto della razza”al quale segue, rapidamente, una forte campagna stampa antisemita con successivi interventi. Ciò succede anche a Mantova ed a Bolzano ove la famiglia ha interessi commerciali. A Mantova la reazione degli ebrei fu, da principio, l'appoggio all'autorità dello stato auspicando una pacifica convivenza. Nonno Aldo si vede costretto a inoltrare una domanda di discriminazione (per evitare ritorsioni forti da parte del regime - per approfondimenti si veda a pag. 187 -) grazie ai meriti militari acquisiti durante la prima guerra mondiale. La domanda viene respinta e viene motivata attribuendo ad Aldo “cattiva condotta morale”. L'evento tragico per la famiglia avviene il 21 settembre 1943 quando la famiglia viene arrestata e disgregata. Aldo fu trasferito nel campo di Auschwitz (ma il luogo della sua morte non si saprà mai), Luciana e Carla (mamma e nonna di Avataneo), dopo varie vicissitudini, riusciranno a sfuggire alla persecuzione nazifascista e ripararono in Svizzera dove rimarranno fino a guerra conclusa ed oltre.

Le due Castelletti più vicine all'autore non erano solite fare accenni né alla loro storia di rifugiate né al loro passato familiare a riprova di ciò un diario, tenuto dalla zia Carla (in età giovanile), fu distrutto da lei stessa.

Per questo motivo all'autore resta l'impossibilità di impossessarsi, anche mediante quelle pagine, del passato, se vogliamo anche del suo passato e di quello della sorella che ha coadiuvato le ricerche di famiglia.

La ricostruzione delle vicissitudini familiari non viene sviluppata mediante una trama romanzata con l'aggiunta di elementi di fantasia, né attraverso un rigido susseguirsi di freddi eventi storici bensì tramite accurate ricerche di archivio che vengono esposte con linearità e rigore e ci rimandano a personaggi vivi e “sofferenti” .

Fiorella Fausone

 

Bruno Avataneo, Le ossa affaticate di Salomon Castelletti, Silvio Zamorani Editore 2019, pp. 226, € 28

 

 

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