Prima pagina

 

 

 

Tikkun Olam quotidiano

di Emilio Hirsch

 

Abbiamo perso una guida ed un maestro, un magistrale artefice del progresso nel più ampio termine possibile. Che Tullio Levi fosse un uomo del fare è cosa chiara a tutti. Altrettanto evidente è stato il suo coraggio, la sua determinazione al raggiungimento di obiettivi per il miglioramento del mondo, per un “Tikkun Olam” nel senso più pieno. Coraggio soprattutto perché il suo atteggiamento decisionista non era sempre facile da condividere e quando portava d’impeto scelte radicali, messe in opera spesso con l’efficacia della rapidità, non tutti riuscivano a seguire e persino a capire. Quando il nostro attuale presidente nel suo discorso funebre ha ricordato di non aver sempre condiviso tutte le scelte di Tullio ho inevitabilmente ripensato alla mossa politica più audace ma anche più criticata, ovvero la revoca del Rabbino Capo. Ancora oggi pur a distanza di molti anni dai fatti non è difficile sentire quanto la questione non sia ancora superata. Mi pare tuttavia doveroso ricordare in queste pagine che il coraggio di Tullio in quelle circostanze non era vissuto in solitudine e che dietro la sua guida un importante numero di torinesi incluso il sottoscritto hanno trovato una luce in fondo ad un lungo tunnel di sofferenze e che della determinazione di Tullio hanno eterna riconoscenza. Una magnifica capacità di Tullio era di percepire i problemi con chiarezza e di trovare le soluzioni senza compromessi di principi. Davanti all’assimilazione Tullio è stato lungimirante ma è stato fermo nel chiarire che la forza dell’ebraismo torinese ed italiano è nell’ortodossia. Il rischio di una deriva secessionista nella comunità, di una ricerca di soluzioni finte in un mondo riformato che non ci è culturalmente affine ha richiesto scelte difficili. Tuttavia, sono state proprio quelle scelte che hanno permesso una sterzata verso una ortodossia più attenta ai problemi concreti della comunità. Una soluzione che ha permesso di virare rimanendo immobili, ovvero senza assolutamente allontanarsi dal mondo ortodosso in cui affondiamo le nostre radici Questo ha fatto si che molti potessero raggiungere, secondo un percorso umanamente accessibile, obiettivi di inclusione fino a quel momento preclusi. Strozzati da una rigidità che come i fatti hanno dimostrato non avrebbe permesso a molte delle attuali giovani forze ora al centro della vita comunitaria di esprimere a pieno la loro appartenenza alla tradizione ebraica, realizzando la propria ortodossia con rigore, pur venendo dalla disillusione e da contesti di esclusione vissuti nella più tenera età. Senza la coraggiosa decisione di Tullio il nostro presente comunitario sarebbe molto diverso. In tutti i sensi. Quasi come Mosè che porta il popolo davanti alla terra promessa senza poterci entrare, anche Tullio è riuscito a mostrarci un possibile senza poterne vedere una completa realizzazione. Molto nell’attuale vita della comunità è tornato indietro. Le idee però spesso sopravvivono al percorso terreno di chi le propugna e non sappiamo ancora cosa vorranno realizzare nel futuro quei tanti giovani che, grazie all’esempio e la determinazione di Tullio, sono ora parte fondante della nostra comunità. Per dirigersi verso la terra promessa, ci sono voluti quarant’anni di peregrinazioni nel deserto ma alla fine ci si è arrivati e chi ha condiviso con Mosè il progetto di un mondo libero e migliore è stato ricompensato. Tullio ci ha insegnato a non perdere mai, neppure nei momenti più bui, la speranza nel Santo Benedetto, nell’Uomo, nella continua elaborazione del Tikun Olam e questo, pur nello strazio della sua assenza, resterà. Che il suo ricordo ci sia di benedizione.

Emilio Hirsch

 

Carlo Levi, Lucania 61, particolare

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