Ricordi

Amos Luzzatto

 

 

Amos Luzzatto

di Anna Segre

 

Negli anni ‘80 la Comunità di Torino organizzava lezioni per noi ragazzi ebrei che frequentavamo le scuole superiori perché i nostri studi ebraici non si interrompessero del tutto. Tra gli insegnanti c’era Amos Luzzatto, che in quegli anni viveva ad Asti, e così per la prima volta ho avuto il piacere di ascoltarlo, piacere che poi si è ripetuto nel corso dei decenni in diverse occasioni, conferenze, convegni, raduni, ecc. Le sue lezioni erano sempre molto interessanti e a volte spiazzanti, smontava luoghi comuni e convinzioni diffuse, proponeva punti di vista inediti su argomenti di storia o ebraismo che credevamo di conoscere abbastanza bene. Peraltro lui stesso era una personalità insolita e affascinante nella sua poliedricità: medico, impegnato nel PCI, con una conoscenza ebraica vastissima (merito anche, ma non solo, dell’infanzia trascorsa con il nonno rabbino Dante Lattes). Queste sue diverse identità non erano a compartimenti stagni ma interagivano tra loro in modi sempre diversi e spesso inconsueti. Basta solo dare un’occhiata all’elenco dei suoi libri per rendersene conto: per esempio in questo momento ho tra le mani un suo testo sulla vita (Vita, Rosemberg & Sellier, 2012) che spazia dalla medicina alla filosofia e alla religione.

È stato prima consigliere e poi Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane per due mandati, dal 1998 al 2006. Un presidente insolito per quegli anni, un’autorità laica che era in grado di discutere di Torah e Talmud con i rabbini e che accoglieva le autorità israeliane parlando un ebraico perfetto. E in effetti la battaglia in favore dell’ebraico, contro l’abitudine che allora sembrava indiscutibile di parlare inglese, è stata una delle linee guida costanti nella politica di Amos come presidente dell’Ucei; oggi, con i viaggi verso Israele sempre più frequenti (Covid permettendo), con le numerose aliot dall’Italia e con la diffusione dei corsi di Ulpan per adulti anche in videoconferenza l’ebraico è effettivamente molto più parlato, e questo dimostra quanto la scommessa di Amos non fosse affatto campata per aria.

Cercava il dialogo in diversi ambiti: dialogo interreligioso, dialogo degli ebrei tra di loro (e anche per questo cercava di presentarsi come un Presidente Ucei super partes, al di là delle diverse posizioni e delle liste in cui erano stati eletti i consiglieri), dialogo degli ebrei con la società civile e con la politica, anche con quelle forze che apparivano più lontane da noi, come Alleanza Nazionale (suscitò molto scalpore il suo viaggio in Israele con Fini). Scelte non da tutti condivise (anche noi di HK siamo stati talvolta critici), ma che riconsiderate oggi rivelano la sua lungimiranza, se pensiamo, per esempio, che forse allora si poteva auspicare la nascita di una destra aperta e liberale, assai meno becera di quella attuale; oppure se pensiamo alla stagione successiva dell’UCEI, con le presidenze di Renzo Gattegna e Noemi Di Segni, che lo hanno senza dubbio seguito nella ricerca di dialogo e collaborazione tra tutte le anime dell’ebraismo italiano.

Vale la pena di ricordare che dopo aver lasciato la presidenza dell’Ucei Amos Luzzatto non ha abbandonato l’impegno nelle istituzioni ebraiche: è stato infatti Presidente della Comunità Ebraica di Venezia dal 2010 al 2013. E ancora non possiamo dimenticare che è stato (dal 2008 al 2012) presidente e successivamente presidente onorario del Centro Internazionale di Studi Primo Levi: un ruolo significativo che lo ha legato nuovamente alla nostra città in questi ultimi anni. Il giorno dopo la sua scomparsa il Centro lo commemorava sottolineando che “La sua intelligenza e la sua amicizia hanno lasciato un segno di luce nella nostra storia”.

Che il suo ricordo sia di benedizione.

Anna Segre

 


Amos Luzzatto

 

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