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Passaggi
L’antisemitismo nella Valle d’Aosta quasi senza ebrei

di David Terracini

 

Sul confine tra il Piemonte e la Valle d’Aosta ci sono due piccole frazioni chiamate Momigliano inferiore e Momigliano superiore. Le due località sono state forse un primo insediamento in Val d’Aosta di ebrei cacciati dalla francese Montmelian nella seconda metà del ‘300. Nella stessa Valle c’è un villaggio sconosciuto abitato oggi quasi solo da israeliani. Si chiama Herín, era diroccato e disabitato quando pochi anni fa un israeliano se ne è innamorato, ne ha restaurato una delle baite e, col passa-parola, famiglie di amici hanno deciso di far rinascere la località, che è diventata una piccola Gerusalemme per le vacanze.

Questi insediamenti, quello antico e quello di oggigiorno, sono forse il primo e il più recente agglomerato ebraico in una valle dove gli ebrei sono sempre stati pochi, isolati e “di passaggio”.

Passaggi è il titolo di questa ricerca particolarmente estesa e documentata, che Paolo Momigliano Levi ha dedicato alla Valle dove abita ed al popolo da cui discende. Professore di storia e filosofia, è stato per molti anni direttore dell’Istituto Storico della Resistenza e della Società contemporanea in Valle d’Aosta. Nel numero di Ha Keillah di maggio 2019 abbiamo pubblicato una sua intervista.

A proposito di insediamenti ebraici, ad Aosta c’è mai stato un ghetto? Al di là di una Rue du Temple e di tracce di due porte che delimitano una strada, non c’è memoria né sul posto, né in archivi, né in testi storici di agglomerati abitati stabilmente da soli ebrei. E di archivi e di testi Paolo Momigliano ne ha consultati a centinaia, per redigere questa ricerca di oltre 600 pagine, corredata di note, schede e documenti copiosissimi.

Qualche sparuto ebreo di passaggio in Valle d’Aosta, prestatore o commerciante, è rimasto registrato nei documenti dei secoli passati. Ma di ebrei sono piene le leggende popolari e le prediche del clero. Dall’800 i periodici locali, specie quelli della Curia, accusano il popolo ebraico di deicidio e di organizzare “sabba” satanici.

Il discorso cambia dopo il 1938, con le leggi razziali di Mussolini e col progressivo aggravarsi delle norme antiebraiche. A quel tempo la Provincia di Aosta comprende Ivrea e il Canavese. I giornali locali, e pure quelli diocesani, cambiano registro, e si adeguano alla linea del regime, identificando l’ebreo con lo straniero, di razza inferiore ma allo stesso tempo minaccia per la sicurezza dello Stato. Questa linea viene mantenuta durante la guerra fino all’arresto di Mussolini, attenuandosi progressivamente, per spegnersi con la Liberazione.

Con l’arrivo dei tedeschi dopo l’8 settembre del ’43 cominciano ad affluire in Val d’Aosta famiglie di ebrei con documenti falsi, si nascondono nei villaggi o tentano la fuga in Svizzera. E allora si assiste ad un fenomeno nuovo: i valdostani si trovano di fronte ebrei veri, impauriti, alcuni disperati. Come ovunque in Italia i preti, i conventi ed alcuni valligiani aprono loro le porte, rischiando la vita e dando priorità alla coscienza a fronte di premi offerti dai nazifascisti ai delatori. Montanari accompagnano i clandestini alla frontiera svizzera, alcuni fuggitivi riescono ad espatriare, altri vengono respinti a seconda delle direttive mutevoli emanate dalle autorità elvetiche alle guardie di frontiera. E, come è successo ovunque, alcuni delatori denunciano gli ebrei clandestini, che vengono scoperti. Dietro ai salvati ci sono stati dei salvatori, dietro alle vittime delle spie.

Il volume dedica un capitolo agli ebrei partigiani che hanno operato nella Valle ed un capitolo alle vicende del dopoguerra: il difficile reinserimento dei perseguitati nella vita di prima, i processi intentati ai capi fascisti responsabili di arresti, di torture e di eccidi, l’amnistia del ’46 - ‘47, la progressiva tendenza ad addossare ai soli tedeschi l’accusa delle atrocità.

Alle vicende particolari di singole di ebrei italiani, stranieri e delle loro famiglie sono dedicate le numerose schede che figurano in appendice, completate dall’indice dei nomi (oltre 2500!) trattati in varie parti del volume.

Passaggi, risultato di una ricerca pluriennale, un volume che potrebbe sembrare a prima vista indigesto, che è invece avvincente, anche per chi (come me) ha un feeling limitato con la storia.

 

David Terracini

 

Paolo Momigliano Levi, Passaggi, Ebrei in Valle d’Aosta, Ed. Le Château, 2020 pp.635, €25

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