OTTOBRE 2021 ANNO XLVI-229 CHESHVAN 5782

 

 

Prima pagina

 

 

 

Non ci dobbiamo preoccupare
Anna Segre

 

 

Assaltano le sedi della CGIL ma ci dicono che non ci dobbiamo preoccupare.

Inneggiano al fascismo orgogliosamente e senza timore, ma ci dicono che non ci dobbiamo preoccupare.

Un consigliere circoscrizionale neoeletto nella nostra città ringrazia i camerati ma ci dicono che non ci dobbiamo preoccupare.

Le teorie complottiste che in un modo o nell’altro vedono coinvolti gli ebrei proliferano, ma ci dicono che non ci dobbiamo preoccupare.

Il candidato di centrodestra alla carica di sindaco di Roma ha scritto che si parla molto di Shoah perché gli ebrei possiedono le banche e controllano la politica mondiale, ma ci dicono che non ci dobbiamo preoccupare.

Una parte dell’ebraismo italiano sembra voler chiudere un occhio di fronte a tutto questo in cambio di un’ostentata amicizia verso Israele, ma ci dicono che non ci dobbiamo preoccupare.

Nonostante le contiguità del partito con ambienti neofascisti messe in luce da inchieste giornalistiche e giudiziarie e la scelta evidente di dare spazio alla destra estrema e ai nostalgici nelle candidature per le elezioni comunali, un ex presidente della Comunità ebraica di Roma intervistato da un quotidiano esprime parole di apprezzamento per “il passo avanti compiuto da Fratelli d’Italia”, ma ci dicono che non ci dobbiamo preoccupare.

È difficile prevedere quale orientamento prevarrà nel Consiglio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane che sarà eletto tra pochi giorni e dunque non possiamo sapere quale sarà la voce dell’ebraismo italiano verso l’esterno nei prossimi quattro anni, ma ci dicono che non ci dobbiamo preoccupare.

Anche all’interno del mondo ebraico italiano non sono mancati, ancora di recente, episodi di intolleranza e incapacità di accettare le opinioni altrui. Non siamo in grado di prevedere se il prossimo Consiglio dell’Ucei si darà da fare per favorire il libero confronto delle idee oppure lo ostacolerà. Tuttavia ci dicono che non ci dobbiamo preoccupare.

Negli ultimi anni è capitato sempre più spesso di sentir dire da qualcuno che l’ebraismo italiano fuori da Milano e Roma non merita di essere sostenuto perché comunque non ha futuro. Dalla nostra posizione minoritaria e periferica non siamo in grado di prevedere quale peso avranno queste voci nel prossimo Consiglio dell’Unione. Tuttavia ci dicono che non ci dobbiamo preoccupare.

E allora di che cosa ci dobbiamo preoccupare?

Anna Segre

 

 

     Vignetta di Davì