OTTOBRE 2021 ANNO XLVI-229 CHESHVAN 5782

 

 

Libri

 

 

 

L’amore nell’ebraismo
Giorgio Berruto

 

L’amore ch’al cor gentil ratto s’apprende, dice Francesca, quello stesso amore condusse noi ad una morte. Amore anzi, con la maiuscola, perché Francesca ne fa una divinità esclusiva ed è in fondo per questo che è dannata per l’eternità, nonostante la commozione che suscita in Dante e nei lettori. La tradizione ebraica assimila gli amori ciechi come questo ad avodà zarà, culto straniero cioè idolatria, li considera dunque pericoli della massima rilevanza. A intervenire a proposito è Catherine Chalier nel recente L’amore nell’ebraismo. Filosofia e spiritualità ebraiche (Giuntina), che raccoglie sei lezioni tenute presso l’Istituto cattolico di Parigi. Chalier traccia un percorso che muove dal risveglio del desiderio, lo stesso che porta Abraham nel midrash ad alzare gli occhi verso il cielo e le stelle, e giunge a confutare l’antico pregiudizio di matrice cristiana secondo cui l’ebraismo sceglierebbe il vuoto legalismo (la severità, il timore, l’impersonalità) escludendo l’amore universale. Per Maimonide la contemplazione (cioè lo studio) del mondo naturale e delle meraviglie della creazione suscita il sentimento della piccolezza umana e l’amore di Dio. Secondo Jacob Anatoli è l’anima umana, creata a immagine di Dio, a desiderare e amare naturalmente il suo creatore. I chassidim parlano invece di sentimento della nostalgia per un Dio che dopo la creazione si sarebbe ritirato dal mondo lasciando nella molteplicità del creato barlumi isolati e nascosti che vanno cercati con fatica nel tentativo di avvicinarsi al creatore. Tutti gli esseri desiderano l’unità, dice il poeta Ibn Gabirol, perciò l’amore cosmico, l’amore dell’anima per il suo creatore e quello del popolo di Israele per Dio sono modalità diverse di una stessa nostalgia: quella di un ritorno verso l’uno. Queste posizioni molto distanti, dal razionalismo di Maimonide al chassidismo mistico imbevuto di elaborazioni neoplatoniche, condividono tuttavia lo schema di molteplicità e unità (creature e creatore) e lo slancio con cui risalire dalla prima alla seconda, anche se si differenziano profondamente per quanto riguarda gli strumenti. C’est tellement simple, l’amour, dice Garance nel film di Carné Les enfants du Paradis, forse il più bello tra i film d’amore mai girati: è così semplice l’amore, e in fondo sappiamo tutti che ha ragione lei. A patto di tenere ben presente che un amore vero non è un amore fanatico ma un amore giusto. Il magnifico e terribile personaggio di Francesca è lì a ricordarcelo.

Giorgio Berruto

 

Catherine Chalier, L’amore nell’ebraismo. Filosofia e spiritualità ebraiche, Giuntina, Firenze 2021, pp. 252, € 18

 

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