OTTOBRE 2021 ANNO XLVI-229 CHESHVAN 5782

 

 

Libri

 

 

Recensioni in breve
 

Carlo Pancera, Il coraggio di Eva e altri racconti biblici reinterpretati per il nostro tempo. Una introduzione laica alla spiritualità ebraica, Biblion, Milano 2021, pp. 502, € 26.

La prospettiva è plurale: archeologica e geostorica, comparativa nel contesto del vicino Oriente antico, testuale, simbolica, perfino allegorica. La bibliografia e la sitografia vasta e varia. Carlo Pancera è un lettore colto e serio, un appassionato della materia che si rivolge al curioso non specialista per cui la Torà o Bibbia non rappresenta una fonte di ispirazione per convinzioni e comportamenti, se non in senso generico, ma un ricchissimo libro di conoscenza. Oggi l’analfabetismo della cultura biblica è diffuso come mai prima, mentre minoranze significative sia in ambito ebraico sia cristiano fanno di quel corpus di testi, anche se variamente letto, il riferimento per definire le proprie identità. In altre parole, i testi vengono letti quasi solo da gruppi che si definiscono religiosi in contesti ermeneutici orientati religiosamente. Ma si tratta di un patrimonio testuale troppo importante per lasciarlo unicamente nelle loro mani.

Da questa premessa parte Pancera, che offre un massiccio volume pieno di interpretazioni e commenti a Bereshit/Genesi, impreziosito da riproduzioni in bianco e nero di Chagall. Il titolo è fuorviante perché non di racconti si tratta, ma di una serie di disquisizioni e approfondimenti su passi, temi e personaggi del primo libro della Torà che si intrecciano e si estendono in molteplici direzioni. La ricchezza del lavoro di Pancera, secondo chi scrive, coincide significativamente con la sua più evidente debolezza. Da una parte Il coraggio di Eva è costruito sulla base di migliaia di riferimenti e citazioni, non è diretto a dimostrare una tesi ma apre alla curiosità, divagando invita alla divagazione colta. Dall’altra però è dispersivo, con parentesi sempre nuove che si aprono e depistano, rendono difficile l’orientamento in un labirinto che si avvicina più a una colossale bibliografia ragionata, oppure alla affascinante mappa mentale dell’autore, che a un libro organico e chiaramente strutturato. Insomma, è prezioso perché rende conto dei molteplici rivoli in cui si scinde il grande fiume del testo, ma quando i rivoli sono troppi e troppo piccoli rischiano di scomparire inghiottiti dal terreno prima di arrivare al mare. L’autore vuole dare conto delle tante voci che nei secoli e anche oggi, non solo da una prospettiva tradizionale di studi, si sono soffermate sulle meraviglie della creazione, il diluvio e la distruzione di Sodoma, le vicende dei patriarchi, la migrazione in Egitto. Il dichiarato intento divulgativo si scontra però con l’accumulo di materiali senza una sufficiente selezione.

Giorgio Berruto


 

Roberto Attias, Io e la mamma. Dramma semiserio per madre castrante e figlio attore cane. Ovvero come rovinarsi la vita con gioioso masochismo in salsa ebraica, Edizioni Efesto 2021, pp.231, € 13,50

Testo a tratti divertente, a tratti spiazzante, a tratti un po’ inquietante. Una madre ebrea (“post hippie, post sessantottina, post qualsiasi cosa”) completamente diversa da quelle a cui ci hanno abituati la letteratura e il cinema se non per il fatto di essere castrante anche lei a modo suo, pur alternando presenza distratta e lunghe assenze. Vicende improbabili e sopra le righe raccontate dal protagonista, narratore inattendibile (ma la sua inattendibilità, clamorosamente evidente in alcuni punti, sembra scomparire altrove, per esempio quando delinea il ritratto della nonna, comunista laica ma orgogliosamente ebrea, che attira la simpatia dei lettori anche nelle sue piccole debolezze). Il mondo ebraico romano emerge di tanto in tanto, defilato, visto di lontano, con riferimenti a persone e luoghi appena accennati (tranne nel finale) ma, che, forse proprio per questo, hanno un gradevole sapore di verità.

Anna Segre

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