OTTOBRE 2021 ANNO XLVI-230 CHESHVAN 5782

 

 

Libri

 

Rassegna

 

Vero Fazio – Il seguito della storia. Giacomo e Roberto Segre tra Breccia di Porta Pia e Grande guerra – Ed. Salomone Belforte& C. – 2021 (pp. 265, € 22) Giacomo e Roberto Segre, padre e figlio, sono stati due ufficiali del Regio Esercito; il primo comandò nel 1870 la batteria di artiglieria per realizzare la breccia di Porta Pia; il secondo si distinse del corso della Grande Guerra nel giugno 1918 nella seconda Battaglia del Piave. L’autore, appassionato cultore di storia militare, racconta, nella prima parte, la vita di Giacomo e della campagna per la presa di Roma; nella seconda parte, la vita di Roberto, la partecipazione alla grande guerra, la sua vicenda giudiziaria e conseguente riabilitazione; nella terza parte le conclusioni del racconto alle loro gesta. In un’appendice, corposa, la storia della Grande Guerra degli italiani e una bibliografia. Alcune illustrazioni ravvivano nel testo. (e)

 

Liana Elda Funaro - La scuola del silenzio. Per un profilo di Isacco Artom – Ed. Salomone Belforte& C. – 2021 (pp. 225, € 20) Il titolo del libro riprende una bella espressione di Isacco Artom che riassume uno stile di vita, un senso di riservatezza fattiva, di pudore nel mettere in pubblico i successi personali. Isacco Artom rappresenta una figura di spicco tra gli ebrei italiani del XIX secolo per il ruolo ricoperto, alla metà del secolo, quale segretario particolare del Conte di Cavour. L’autrice, docente presso l’Università di Firenze, ha studiato, in particolare, la storia dell’Ottocento e della contemporanea emancipazione degli ebrei italiani attraverso l’esame di carteggi dei protagonisti della scena culturale e politica nazionale e internazionale: i discorsi tenuti in Senato, appunti, articoli, relazioni, diari, onorificenze, poesie, il cifrario e il carteggio con i familiari. Il testo contiene tre capitoli: il primo esamina la carriera in diplomazia di Isacco attraverso la corrispondenza privata; il secondo le riflessioni, gli impegni, gli interventi e le lettere riguardanti la comunità ebraica; il terzo articoli di giornali e riviste, poesie e traduzioni; il quarto lettere alla famiglia e due diari. Un’appendice contiene, infine, lettere e frammenti inediti. Il testo è arricchito di fotografie. (e)

 

Alberto Gagliardo – A cercare un posto nel mondo. Storie di sopravvissuti ebrei in transito. Tradate 1945-1948 – Ed. Mimesis – 2021 (pp. 194, € 18) L’autore che aveva già pubblicato, nel 1999, il libro Ebrei in provincia di Varese, ha completato, adesso, il racconto delle storie degli ebrei che avevano avuto accoglienza, dal 1945 al 1948, nel campo profughi di Tradate, tra i maggiori in Italia. Il materiale è fondato su una varietà di fonti sia amministrative sia orali in cui è non agevole districarsi mettendo insieme, nella cornice storica e culturale, i matrimoni e le nascite registrati, i certificati che permettono di aggiornare il quadro delle presenze nel tempo, frammenti risultanti dalle storie dei singoli. Il cuore del testo, tuttavia, riguarda le interviste effettuate da David Pablo Boder, ebreo lettone trasferitosi dapprima in Messico poi negli USA, di grande interesse. Completano il testo una bibliografia, un glossario, l’indice dei nomi e numerose fotografie. (e)

 

Alan David Bauman – La guerra dei 6 giorni non terminò con mio padre – Ed. La città del sole – 2021 (pp. 247, € 18) L’autore è il figlio di Alberto Baumann che “ha realizzato opere scultoree e pittoriche e gioielli in oro e argento. Ha scritto e pubblicato poesie, racconti, testi di canzoni, articoli per giornali e riviste. Ha creato format televisivi”. Il testo comprende la sua autografia; un breve articolo “Il vento rosso di Isaia Cohn” da La voce della Comunità israelitica del maggio 1967; Il diario israeliano dal 9 luglio 1967 al 27 agosto 1967 in occasione della guerra dei sei giorni alla quale non poté partecipare essendo arrivato il giorno dopo della fine (da cui il titolo del libro); articoli del Giornale Shalom dal dicembre 1967 maggio 1969; due brevi articoli sul giornale Umanità; infine, altri due articoli di Shalom. Completano il testo fotografie di famiglia e di opere pittoriche. (e)

 

Isacco Sciaky – Il salonicchiota in nero. Ebraismo e sionismo nella “Nuova Italia” fascista (1918-1938) – Ed. Salomone Belforte& C. – 2009 (pp. 249, € 18) L’autore, nato nel 1896 a Salonicco, morto nel 1979 a Gerusalemme, ha insegnato nei licei italiani e poi nell’Università di Firenze; dopo l’alià, nel 1939, ha lavorato presso le scuole di Tel Aviv e l’Università di Gerusalemme. Il testo si presenta come una raccolta di articoli, testimonianze e note sull’ebraismo, sul nazionalismo ebraico e sul sionismo, apparsi su diversi giornali e riviste italiani, nel periodo dal 1918 al 1938, ed è stato curato da Vincenzo Pinto, studioso di identità nazionalista in età contemporanea, autore di una corposa introduzione. I primi scritti dell’autore riguardano i problemi di Salonicco, sua patria natia (donde il titolo del libro “salonicchiota”), gli altri, la realtà italiana sionista, revisionista, vicina alle posizioni filosofiche dell’idealismo di Giovanni Gentile nell’Italia fascista (donde l’aggettivo “in nero” nel titolo). Completano il testo, alcuni documenti, manoscritti e testimonianze, la sua biografia e, infine, una postfazione di Bruno Di Porto. (e)

 

Pietro Frenquellucci - Coloni. Gli uomini e le donne che stanno cambiando Israele e cambieranno il Medio Oriente – Ed. Leg – 2021 (pp. 266, € 22) L’autore, giornalista del Messaggero, ha raccolto testimonianze, riflessioni e altro materiale inedito, incontrando direttamente i coloni che vivono nei territori occupati della Cisgiordania. Ad oggi i coloni in Giudea e Samaria sono ben 463.000 e quindi, essendo tanti, ostacolano di fatto il progetto della pace tra israeliani e palestinesi con la realizzazione di due Stati, uno ebraico e uno palestinese. Nel corso di questi incontri, avvenuti nei luoghi dove vivono e lavorano, i coloni, i loro leader di oggi e i padri fondatori del movimento, professionisti e imprenditori, uomini e donne, persone comuni, parlano, raccontano la loro vita, spiegano le proprie idee guardando il futuro senza alcuna intromissione da parte dell’autore. “Terra, fede e sangue” è l’intreccio degli elementi cardine che spingono i coloni a rivendicare il territorio della Giudea e della Samaria o West Bank: l’amore per la terra, la fede nella religione dei padri, il sangue versato dal popolo ebraico per affermare, ieri come oggi, il proprio diritto a vivere nei luoghi della Bibbia. All’interno di Israele, il contrasto tra chi è a favore e chi contro gli “insediamenti” dei coloni diventa sempre più aspro a livello politico. Concludono il testo due interviste all’ex vicesindaco di Gerusalemme David Cassuto e al professor Sergio Della Pergola, massimo esperto mondiale di demografia ebraica (e).

 

Alberto Mello (a cura di) – Il testamento di Mosè. Antologia del Sifré Devarim (Deuteronomio) - Ed. Giuntina2021 (pp. 182, € 16) “Quello che noi chiamiamo Deuteronomio e che pressappoco significa ripetizione della legge, è l’ultimo libro della Torà che si conclude con il racconto della morte di Mosè. In ebraico, si intitola Devarim che vuol dire “Parole” dall’incipit del testo ma anche perché si tratta effettivamente di un libro discorsivo “fatto di parole profetiche di Mosè, parole inizialmente di rimprovero ma anche, di consolazione… L’esegesi rabbinica dello Shemà è al centro del Sifrè Devarim ed è determinante per tutto l’ebraismo… Il Sifré Devarim, come gli altri midrashim tannaitici, è un’opera principalmente dedicata all’halakhà del testo deuteronomico; essa commenta tutta la sezione centrale che è il codice legale (12-26). Prima e dopo, però, non tralascia altre sezioni del libro che sono narrative o poetiche …”. Questa antologia ne raccoglie gli aspetti più significativi: dalla giustizia alla preghiera, dall’idolatria all’imitatio Dei, dalla Terra d’Israele alla benedizione di Abramo (e)

 

Hora Aboav – Crescere con le radici delle parole ebraiche – Ed. Lit/Castelvecchi, 2020 (pp. 231, € 20) Non una grammatica e neppure un semplice lavoro etimologico ma, facendo ricorso alla ghematria (basata sul valore numerico di ciascuna lettera dell’alfabeto), diffusa esplorazione dei diversi livelli di significato di una parola. Ecco dunque che, da un semplice vocabolo di uso comune, si può arrivare alle vette più alte della spiritualità. Il volume è in gran parte esito di un corso tenuto in una specie di yeshivà nel ghetto di Roma, ma anche frutto di molti anni di insegnamento e quindi di didattica applicata da Hora Aboav (specialista in Psicoterapia e Self Analisi Bioenergetica). La struttura del testo è organizzata in schede singole per ciascuna parola di cui si propone la lettura, mediante l’alternanza dei segni diacritici (vocali, non presenti nei testi originali dell’ebraico) creati dai masoreti sulla base della radice triletterale (s).

Luca De Angelis – Cani, topi e scarafaggi. Metamorfosi ebraiche nella zoologia letteraria – Ed Marietti, 2020 (pp. 211, € 15) Studioso della condizione ebraica e della modalità di espressione da parte degli scrittori italiani ed europei, l’autore traccia un percorso in cui si indagano “i modi in cui gli ebrei sono stati spogliati di umanità, considerati scarti umani e ridotti all’animalità”. A partire dalla potente tipizzazione di Shylock nel Mercante di Venezia che “ha certamente funzionato da anticamera di Auschwitz” per arrivare al Maus di Art Spiegelman, passando per Heine, Kafka, Svevo e altri casi esemplari in cui la percezione del loro tempo li fa vivere “nella condizione di scarafaggi”. Il bestiario giudaico del Mein Kampf, in gran parte ispirato alla parassitologia, trova eco anche in un testo di Primo Levi quanto in uno di Irène Némirowsky…”Lo sterminio ebbe una preparazione ideologico-culturale basata su una concezione biologica, perfino zoologica … suggerendo il rischio (per gli ariani) di degenerazione ed estinzione … per infiltrazione endogena”. (s)

Szczepan Twardoch – Il re di Varsavia – Ed. Sellerio, 2020 (pp. 510, € 15) Nei suoi romanzi l’autore sa mescolare il realismo storico con alternative psicologiche e visionarie. Nella fattispecie di questa storia definita “romanzo criminale, storico, morale e politico” si mescolano e sono compresenti questi diversi generi letterari. Creazione complessa e possente sullo sfondo della Varsavia del 1937, in cui agisce una folla di personaggi, ebrei e non, protagonisti e comprimari antropologicamente e psicologicamente ben definiti. “La normalità del Male, prezioso saggio di Francesco M. Cataluccio, completa e illumina una lettura che richiama il mondo magmatico di Isaac B. Singer e si avvale di una brulicante, cacofonica varietà di linguaggi anche gergali (plurilinguismo), di registri espressivi e di intersezioni tra piani temporali frutto di grande abilità narrativa. (s)

Elio Carmi (-a cura di) - La cucina della memoria. Ricette giudaico-monferrine raccolte dai ricettari di famiglia – Ed. Salomone Belforte, 2021 (pp. 150 / dono) Non desta meraviglia che una comunità nobile come quella di Casale Monferrato, che ha saputo conservare memoria dell’antico splendore con la stupenda sinagoga, con l’Archivio (dal 1588 ad oggi senza lacune) e con il Museo antropologico ed artistico conosciuto in tutto il mondo, trasmetta le sue tradizioni alimentari in questo elegante quanto semplice ricettario. Il volumetto, in bicromatismo su carta patinata, offre una vasta gamma di manicaretti (tutti rigorosamente attribuiti a chef che vanno dalla generazione delle nonne a quella dei nipoti e delle nipoti) e si ispira al detto yiddish che recita così: “Una persona può scordarsi di tutto ma non di mangiare”. (s)

Matti Friedman – Spie di nessun paese. Le vite segrete alle origini di Israele – Ed. Giuntina, 2021 (pp. 264, € 18) La copertina, a sfondo nero su cui campeggia solo il lettering rosso fuoco, ci immerge immediatamente nelle atmosfere a cui siamo avvezzi per le tante produzioni cinematografiche e televisive di thriller, polizieschi e noir… ma questi sono protagonisti speciali! La spia, per definizione, lavora a favore di questo o quel potere, ma coloro che animano queste intense pagine sono ebrei che rischiano la vita per una entità non ancora esistente. Sionisti in azione per realizzare lo Stato d’Israele: uno stato la cui popolazione sarà quanto mai diversificata, un kibbutz galuiot (riunione di diaspore) costituita da individui accomunati dall’appartenenza al popolo, ma le cui caratteristiche somatiche e conoscenze linguistiche saranno state influenzate dalle aree culturali e geografiche di provenienza (tipo europeo/ tipo arabo) Questa la chiave che ha aperto le porte a coloro che, avendo fattezze e lingua araba, si sono infiltrati ed hanno realizzato imprese tali da considerarli fondatori del Mossad. (s)

Alberto Cavaglion - Decontaminare le memorie. Luoghi, libri, sogni. – Ed. aad, 2021 (pp. 150, € 16) Il processo di decontaminazione cui fa riferimento l’autore è concetto espresso da Primo Levi ed equivale ad una presa di distanza, ad uno sguardo obliquo e lento per rigenerare l’approccio e rivalutare il merito. Si tratta dunque di luoghi dove la natura ha ricoperto le fosse comuni e i boschi sono cresciuti sulle ceneri, ma anche di binari e stazioni ferroviarie, di stadi e campi di internamento, teatro di indicibili violenze. A fronte della marea montante e dilagata di razzismo e antisemitismo, la questione di fondo è dunque l’interrogativo di quanto siano stati efficaci i viaggi della memoria, le testimonianze, le pietre d’inciampo, i filmati… messi in atto per formare una generazione migliore, e di quanto sia inefficace la didattica della Shoah. Cavaglion propone dunque di elaborare alternative decontaminanti, rimanendo “sulla soglia del paesaggio della memoria … accantonando la spavalderia di chi pensa di saper dare risposte … deponendo i panni curiali dell’educatore … confessando la propria impossibilità a spiegare l’inspiegabile”. (s)

Daniele Susini – La resistenza ebraica in Europa. Storie e percorsi 1939-1945 – Ed.Donzelli, 2021 (pp. 239, € 28) Obiettivo della ricerca è mostrare la varietà dei modi di opporsi, mettendo in discussione gli stereotipi sul comportamento degli ebrei che in generale non compresero l’entità delle persecuzioni. Si mira dunque a superare il cosiddetto “paradigma vittimario” che consegna alla Storia l’immagine dell’ebreo rassegnato e passivo: le misure persecutorie non vennero esplicitate interamente, ma graduate in modo da essere subite nell’illusoria speranza che quella fosse l’ultima. Si sono dunque individuati i vari tipi di resistenza: armata-opposizione-resilienza (voler restare vivi) –culturale – organizzata - maschile-femminile e altro. Lo studio e la definizione di “resistenza ebraica” prendono avvio già nel 1943 ad opera di Léon Poliakov e Joseph Billig che, sopravvissuti, diedero avvio ad una vasta raccolta documentaria, poi proseguita negli anni fino a giungere alla affermazione di Susini: “Gli ebrei non furono vittime speciali, fu speciale e senza precedenti il contesto di cui furono vittime … In molti casi salvarsi significò darsi una nuova morale, forzare le leggi e compiere atti che, in condizioni normali, sarebbero stati considerati riprovevoli”. La fulgida e tragica resistenza armata del giovane partigiano torinese Emanuele Artom, presentato da Alberto Cavaglion, conclude il prezioso saggio. (s)

Chaim Grade – Fedeltà e tradimento – Ed. Giuntina, 2021 (pp. 200, € 18) La tematica che innerva i due testi è in realtà il dilemma con cui si misura lo stesso Grade (uno dei migliori scrittori yiddish del Novecento) e cioè se sia meglio restare ancorati agli studi religiosi con le loro certezze date dalla fede o se piuttosto non sia opportuno aprirsi al mondo laico e scientifico con i suoi dubbi emancipandosi. Mentre “Il giuramento” si svolge con piglio narrativo sulla storia di personaggi raccontati in ordine cronologico e sequenziale, il secondo testo si presenta piuttosto come un dialogo filosofico tra due interlocutori che sostengono tesi opposte. Importante è la datazione del secondo testo, scritto dopo la Shoah, che starebbe a dimostrare quanto la visione laica della razionalità e della conoscenza sia fallita, avendo causato “la rovinosa bancarotta della razionalità occidentale”. Analogamente si contrappone l’interrogativo su come si possa ancora credere in Dio che avrebbe permesso la Shoah. (s)

Maurice Carre – La famiglia Singer – Ed. Tre Editori, 2021 (pp. 229, € 18) L’unica occasione che il nipote Maurice ebbe di vedere insieme i tre fratelli (sua madre Esther, Israel B. e Yitzak) fu durante una vacanza estiva, quando lui, bambino perspicace, ne osservò il comportamento e le stranezze. Gelosia, invidia, disprezzo, risentimento sono le manifestazioni osservate dal piccolo affascinato da quegli adulti bizzarri: uno legge appollaiato tra i rami di un albero, l’altro scrive in una soffitta dove nidificano gli uccelli, la madre, totalmente immersa nelle conversazioni con gli altri intellettuali yiddish polacchi della compagnia, lo trascura totalmente. In realtà la famiglia al completo comprende anche il terzo figlio maschio che, per decisione della madre Batsheva, almeno lui sarebbe stato religioso dopo la fuga dall’ebraismo degli altri due: “per devozione filiale egli è dunque rimasto accanto a lei ” diventando un Gaon, un capo, un maestro. E gli altri figli commentano: “lei gli ha stritolato l’anima – gli ha tolto la voglia di vivere – lo ha  sepolto vivo”. Uno scrittore è anche una persona comune, banale, strana, un esemplare umano non sempre da imitare… ma questi tre narratori attraverso i ricordi del nipote (narratore arguto anch’egli) rivelano una genialità speciale, testimoniata dalla capacità di descrivere quell’universo ebraico mitteleuropeo da cui sono fuggiti, immortalandolo però nei loro libri. (s)

Sholem Aleichem – Panico nello Shtetl. Racconti di Kasrilevke – Ed. Bollati Boringhieri, 2021 (pp. 280, € 19) Sholem Naumovic Rabinoviz, instancabile divulgatore della lingua e della letteratura yiddish, prolifico autore di testi di vario genere letterario, conobbe fama universale con il romanzo Tewje, il lattaio ambientato nella Polonia zarista in cui gli ebrei avevano trovato un modus vivendi. La saggezza semplicistica del misero lattaio, analfabeta ma ricco di umanità e di fede, rappresenta il tipico ebreo orientale, narrato con “umorismo e pietas” secondo le categorie individuate da Claudio Magris. In questi racconti i sempliciotti dei villaggi sono gettati nel panico dall’affacciarsi di eventi che non sono in grado di affrontare in quanto strettamente avvinti alle ataviche tradizioni: l’arrivo della modernità, sinonimo di assimilazione, trova un antidoto nell’umorismo tragico di “anime povere ma gioiose”. (s)

Emuna Elon – La casa sull’acqua – Ed. Guanda, 2021 (pp. 348, € 18) Straniero ad Amsterdam, dove pure è nato, il protagonista vi torna per trovarvi traccia dei genitori e vi si aggira in una sorta di spaesamento in cui, respingendo la concreta realtà del presente, riesce a trovare pallidi indizi su ciò che è avvenuto al tempo di guerra. L’intersecarsi dei piani temporali narrativi affatica il lettore che resta tuttavia avvinto e desideroso di assistere al ritrovamento delle tessere di un mosaico destinato a rimanere incompleto. A tanti anni di distanza dai fatti ancora ci si chiede perché gli ebrei siano stati così fiduciosi ed obbedienti, perché le liste siano state stilate e consegnate, perché hanno cucito la stella gialla sul cappotto… Altra tessera mancante è quella sulla rete resistenziale olandese nel suo prodigarsi per salvare bambini ebrei dandoli in adozione a famiglie cattoliche che non li hanno mai restituiti ai genitori biologici eventualmente sopravvissuti. (s)

Samuele Rocca – Mai più Masada cadrà. Storia e mito della fortezza di Erode – Ed. Salerno, 2021 (pp. 256, € 20) Con questo saggio si realizza una forse definitiva, certamente completa, messa a punto dello stato dell’arte degli studi su Masada: l’episodio storico ma anche il nascere e il modificarsi nel tempo del mito connesso con l’identità ebraica, il sionismo e lo stato d’Israele. Ancora oggi resta misterioso il suicidio collettivo, in aperta violazione di uno dei divieti più importanti nell’ebraismo, (sebbene codificato nel Talmud in epoca successiva) e molti studiosi sono inclini a ritenerlo una scelta retorico-narrativa di Giuseppe Flavio, tuttora unica fonte diretta a cui attingere. Gli scavi condotti a suo tempo dal famoso archeologo Ygael Yadin, nell’opera più importante della sua carriera e con l’ausilio della tecnologia avanzata allora disponibile, non sono riusciti a confutare lo storico… per cui si può concludere che quanto asserito “ha una base fattuale”. (s)

Roberto Riccardi – Un cuore da campione. Storia di Ludwig Guttman inventore delle Paralimpiadi – Ed. Giuntina, 2021 (pp. 176, € 15) Bebe Vio e Alex Zanardi (insieme a molti altri atleti) rappresentano oggi il più alto esempio di forza di volontà “volendo essere con gli altri … non come gli altri”. Il concetto di recupero della persona invalida o invalidata, sollecitandone la determinazione e l’autostima, nacque nel 1944 in un ospedale inglese per i feriti di guerra, nella mente e nel cuore del medico direttore: Ludwig Guttman, ebreo tedesco scampato alla Shoah. Un modo rivoluzionario di intendere il corpo e i rapporti umani applicato ai giovani soldati, mutilati nel corpo e sedati, ormai considerati scarti umani irrecuperabili, mediante il semplice lancio di una palla, rimbalzata di letto in letto a risvegliare e riportare in vita quelle infelici creature. La storia delle Paralimpiadi prende avvio dalla competizione del 1960 a Roma e da allora non si è più fermata. (s)

Marcella Filippa – Ursula Hirshmann. Come in una giostra – Ed. Aras, 2021 (pp. 173, € 16) Preziosa ed interessantissima biografia di una donna eccezionale per formazione, frequentazioni, peso politico oltre che per la vita privata, gli affetti e, non meno importanti, doti innate e bellezza. Moglie, poi vedova, di Eugenio Colorni da cui ebbe tre figlie (la più nota delle quali è Renata Colorni, somma traduttrice dei classici tedeschi), si risposò con Altiero Spinelli, da cui ebbe altre tre figlie (la più nota delle quali è Barbara Spinelli), Ursula affiancò, nel privato come pure nel pensiero politico, due degli esponenti di spicco del nascente federalismo europeo e contribuì alla redazione del Manifesto di Ventotene (Per un’Europa libera e unita, progetto di Manifesto) nel 1944. Nel 1975 il suo impegno sociale e politico la porterà a promuovere l’iniziativa “Femmes pour l’Europe” in cui si possono scorgere i prodromi e cogliere i frutti della campagna di “empowerment”da parte della donna nella società contemporanea. (s)

Luca De Angelis – Un grido vero. Riflessioni su Primo Levi – Ed. Giuntina, 2021 (pp. 216, € 16) Molti sono gli studi pubblicati dall’autore (membro della International Conference on Jewish Italian Literature) sulla condizione ebraica e sulle modalità di esprimerla. Da questo originale saggio emerge “la divaricazione che sussiste fra l’immagine di sé e l’effettiva natura dei suoi pensieri sulla natura dell’Uomo, sulle ferite prodotte dal Male…”(A. Cavaglion). In Primo Levi tutto ruota attorno ad Auschwitz in merito alla possibilità di scrivere ancora, di testimoniare, di raccontare ( in prosa o in poesia), trovando le parole per dirlo, poiché chi lo ha sperimentato fino in fondo non lo ha potuto raccontare. Secondo Cavaglion tutta l’opera di Levi non è che un’unica sequenza di Se questo è un uomo in cui Levi non si allinea ad alcun altro scrittore, rivendicando la propria identità di “testimone”. La testimonianza non può rientrare nei generi letterari se non a rischio della perdita di credibilità, pur restando un dovere ineludibile. (s)

Oscar Levy – Il fuggitivo – Ed. Free Ebrei, 2021 (pp. 195,€/) Testo antologico, curato da Vincenzo Pinto, degli scritti sparsi dell’ebreo tedesco ”antisemita” che, avendo studiato a fondo il pensiero politico e filosofico di Nietzsche, curò la prima traduzione ed edizione inglese dell’intero corpus delle opere. Il volume presenta introduzioni e commenti anche di altri autori, quali Gobineau, Heine, Disraeli ecc… e alcuni componimenti poetici dello stesso Levy. Il curatore osserva come Oscar Levy sia “ un autore dimenticato dai libri di storia per via del suo dialogo con gli antisemiti” e si augura che “il lettore attento e privo di pregiudizi abbia modo di capirne le ragioni analizzando le sue tesi e quelle degli interlocutori”. (s)

Jonathan Lichtenstein – L’ombra di Berlino – Ed. Mondadori, 2021 (pp. 286, € 20) Opportuna e risolutiva appare la citazione che, dopo duecento pagine di riflessioni ed analisi sulla figura del padre (sopravvissuto grazie ad uno dei Kindertransport) l’autore trae da W. G. Sebald: “chi sopravvive alle catastrofi collettive ha già fatto esperienza della propria morte” e deve vivere al di là della “propria parziale estinzione” rinascendo a nuova vita. Il sopravvissuto tiene sepolto dentro di sé il suo passato non condividendolo neppure con i familiari più stretti, e la riappropriazione di quel passato è processo estremamente cauto e graduale. Il procedere della vicenda è volutamente rallentato quasi temendo di giungere troppo bruscamente alla meta. I protagonisti di questo sofferto mémoir sono due: il padre e il figlio. Quest’ultimo, vittima di seconda generazione, porta in sé un carico di “non detto” che gli impedisce di vivere una vita normale nonostante le apparenze e il nodo tra i due si scioglierà soltanto dopo aver condiviso il viaggio nella Berlino dove tutto è cominciato. (s)

Colori e sapori della cucina ebraica italiana – a cura di Claudia Debenedetti –Ed. Salomone Belforte, 2021 (pp. 210, consultabile in Biblioteca) Il popolo di Israele, unito dalla sua storia e dalla Torah con i suoi principi etici, è ulteriormente coeso dal patrimonio culturale rappresentato, tra molto altro, dal rispetto delle regole della Kasherut. Ed ecco un ricettario, protetto da una robusta copertina rilegata, quasi a voler proteggere e conservare a lungo i segreti della cucina ebraica italiana, ma in special modo quelli della famiglia della fanciulla cui tutto ciò è dedicato. Di generazione in generazione, da nonna a nipote, si tramanda un patrimonio di sapienza che “nonne eccellenti” hanno conservato e documentato anche con immagini private: tavole sontuosamente imbandite per riunioni conviviali, in occasione delle principali ricorrenze religiose, dove il contenuto delle portate e l’ordine delle stesse è codificato da un rito preciso quanto antico. (s)

a cura di Enrico Bosco e Silvana Momigliano Mustari,
con la collaborazione della biblioteca "E.Artom" della Comunità Ebraica di Torino