Israele

 

Le prossime elezioni

di Gustavo Jona

 

Elezioni dopo due anni e mezzo; non sarà la prima volta che andiamo ad elezioni anticipate, anzi ben pochi sono i governi che sono riusciti a durare per l’intera legislatura.

Comunque questa volta, non è colpa di Olmert! Eli Ishai, il presidente del Shas, è riuscito a convincere il suo patrono Rav Josef a sostenere la sua posizione di non entrare nella coalizione di Zipi Livni, e tutto questo con la scusa che la pretendente alla presidenza del consiglio, nelle discussioni per il rifacimento del governo, ha rifiutato lo stanziamento di fondi importanti, tre miliardi e mezzo di NS, per aumentare sostanzialmente gli assegni famigliari delle famiglie con prole numerosa, fondi decurtati dal precedente ministro del tesoro, Beniamin Netaniau.

La ragione è tutt’altra, molto ma molto meno sociale, Ishai vive nel terrore, con la T maiuscola, che Arie Dery ritorni alla vita politica, mettendo a repentaglio la posizione di Ishai quale presidente di Shas. Negli ultimi tempi la cosa è apparsa lampante, quando Dery ha tentato di candidarsi al municipio di Gerusalemme, candidatura bocciata in un recente ricorso al tribunale, a causa di un problema legale: nella sentenza precedente contro Dery, che aveva messo fine alla sua brillante carriera politica, c’era un codicillo che comportava il divieto, per la durata di sette anni, alla nomina a cariche pubbliche. Ishai e Shas, non hanno fatto alcuno sforzo per superare l’ ostacolo nonostante mancassero solo alcuni mesi al termine del bando, e Dio sa che, se Shas si fosse impegnato, sarebbe stato uno scherzo riuscirci.

Per cui si va alle elezioni anticipate per mitigare le paure di Ishai, che bello!

L’attuale clima politico è caratterizzato da situazioni veramente strane: prendiamo ad esempio il Likud, visto che recenti sondaggi lo vedono come il prossimo vincitore delle elezioni (nella speranza che sia ancora vero il detto "L’uomo propone e Dio dispone").

Da una parte ci sono i candidati che ritornano al Likud, forse a causa dei sondaggi, benché in passato avessero espresso idee molto chiare e per niente favorevoli sulle posizioni e capacità di Netaniau, ad esempio Beni Begin, un principe (così sono definiti nel Likud, coloro che avevano un padre "adatto", come Menachem Begin, di buona memoria, oppure una lunga storia di appartenenza al movimento revisionista, come Dan Meridor). Bisogna però sottolineare che i sopracitati godono di un riconoscimento pubblico eccellente, persone molto serie ed oneste, specialmente in confronto ad altri partecipanti al milieu politico, per cui il loro ripensamento è almeno strano. Ambedue hanno lasciato il Likud da oltre un decennio, ed ora improvvisamente, dimentichi delle loro idee espresse in passato, sono rientrati nel Likud.

Un’altra figura che invece ha stranamente dimenticato le sue origini socialiste (vive tuttora in un kibbutz nell’Aravà) è l’ex capo di stato maggiore, Moshe Yaalom, che ha annunciato la sua iscrizione al Likud appena in tempo per candidarsi alle elezioni interne, trampolino obbligatorio per la candidatura alle elezioni generali.

Tralasciando il Likud, vediamo Uzi Landau, anche lui di casa reale, con profonde radici revisioniste, da parecchi anni ormai fuori dalla politica attiva, che ha deciso di "arruolarsi" nella piccola schiera di Avigdor Liberman, forse perché gli è stato assicurato il secondo posto nella lista elettorale (un partitino di estrema destra, molto democratico: tutte le decisioni sono prese a voce unica, quella di Liberman).

Ci vorrebbero probabilmente alcune pagine per descrivere i molteplici trasferimenti dal centro alla destra, dall’estrema destra al centro e così via.

Quanto sopra ci porta ad un’unica conclusione: la politica è ormai un posto di lavoro, neanche mal pagato; l’ideologia ormai appartiene a pochi, anzi pochissimi, partiti: i partiti politici ideologici stanno sparendo, vedi il superbo Mafdal (religiosi sionisti) che è scomparso dopo 52 anni come partito a se stante, e l’ultimo vero partito ideologico rimasto, è il Meretz, però troppo piccolo per poter influenzare il sistema politico israeliano.

Un’altra prova della quasi scomparsa dei partiti politici l’abbiamo avuta nella recente campagna per le elezioni municipali: il numero di candidati che si sono presentati a nome di partiti politici è stato minimo; la maggior parte si sono presentati, e sono stati anche eletti, a capo di liste personali.

 

La cosa che mi dà più fastidio nella politica israeliana è il gran numero di "generali" che fanno una seconda carriera in politica (mi dà fastidio benché abbia anche io un figlio ufficiale superiore, grazie a Dio senza aspirazioni politiche). Durante la seconda guerra del Libano tra i ministri c’erano un ex capo di stato maggiore, Shaul Mofaz, un generale, Beniamin Ben-Eliezer, un ex direttore dei servizi segreti e generale, Ami Ayalon, però i risultati non sono stati encomiabili. Lo stesso vale per gli ex direttori dei servizi segreti e dei servizi di controspionaggio, con una presenza abbondante in tutti i partiti.

È giusto dire che alcuni ex generali (o per esattezza bisogna dire generali della riserva) hanno trovato occupazioni civili. Slomo Yanai, è direttore generale di Teva, la più importante produttrice di farmaci generici al mondo, questo dopo un precedente periodo come direttore generale di una delle maggiori compagnie chimiche. Altri si sono dedicati alla politica municipale: Amram Mizna è stato sindaco di Haifa, e al termine del mandato è stato nominato d’ufficio facente funzione del sindaco di Jeruham, dove apporta la sua esperienza municipale con ottimo successo da più di cinque anni. Un altro è Ron Hulday, sindaco di Tel Aviv-Jafo (lui ci tiene molto al nome intero che è in fin dei conti il nome ufficiale, sottolineando cioè che è anche sindaco della minoranza araba di Giaffa): quest’ultimo è stato rieletto per un periodo di cinque anni, nelle recenti elezioni municipali. Altri si sono rivolti alle molteplici industrie che producono mezzi bellici, però in questi casi non si sa se le loro cariche sono basate sulle loro capacità direzionali o sulla loro esperienza militare.

Nell’industria sono pochi: si vede che in politica bastano competenze minori (la cosa è lampante considerando i loro sfolgoranti successi).

Gustavo Jona

Haifa, 4 dicembre 2008

 

Una piccola curiosità: come si dice Shahid in ebraico? Shas. Infatti solo ieri sera il Rav Josef ha assicurato che tutti coloro che voteranno Shas andranno direttatamente in Paradiso. Ci sono lamentele dalla parte maschile, dato che non ha promesso anche le settanta vergini.