Israele

 

Elezioni a febbraio

di Israel De Benedetti

 

Zipi Livni non è riuscita a varare un nuovo governo a causa del diktat di Shas (il partito dei religiosi sefarditi): o un miliardo di shekel per nuovi assegni famigliari a ogni bambino o niente governo. In effetti Shas è il solo partito della attuale coalizione di governo che non ha nulla da temere dalle elezioni: nella peggiore delle ipotesi rimarrà con lo stesso numero di eletti attuale, dato che si tratta di un elettorato guidato dai rabbini, che vota sempre quello che questi ultimi dicono. Sotto questa ottica il diktat di Shas può intendersi come la prima battuta della nuova campagna elettorale.

Così si sono fissate le elezioni per il 10 febbraio 2009, e ci si dovrebbe aspettare un inizio di campagna elettorale in grande stile. In realtà non succede niente, forse qualcosa si muoverà in seguito ma per ora tutto è tranquillo, in un’apatia politica generale. Nessuno dei grandi partiti ha fatto sapere qual è il suo programma, non nella politica interna, non sulle trattative con i palestinesi, non sul piano sociale ed economico. Per ora tutti si limitano nella migliore delle ipotesi a mostrare le facce dei vari leaders, o a sventolare in conferenze stampa ben organizzate i nuovi acquisti, proprio come all’inizio delle stagioni calcistiche. Bibi Netanyahu per ora mantiene onorevolmente il primato: dopo l’acquisto del generale a riposo Dayan (un ramo collaterale) che nelle ultime elezioni si era messo a capo di un partito tipo "mani pulite" senza riuscire a sorpassare la percentuale minima prevista dalla legge, è stata la volta di Pnina Rosenblum, ex modella e attualmente dirigente di una casa di moda. Ma negli ultimi giorni il leader del Likud ha potuto presentare due acquisti di primissima qualità: Dan Meridor e Benni Beghin, già parlamentari e ministri nel precedente governo di Bibi che si erano allontanati da lui e in genere dalla politica da una decina d’anni. I due, considerati un tempo i "principini" del Likud, sono indubbiamente figure di primo piano e di provata onestà; il guaio è che Meridor si è dichiarato più volte favorevole a due stati per due popoli, mentre Beghin-figlio con ogni probabilità non avrebbe neppure firmato la pace con l’Egitto, voluta da suo padre. In questi giorni si parla della possibilità che il figlio di Rabin (!!!) si schieri con Netanyahu, che però non vorrebbe a nessun costo accettare nelle sue file Eppi Eitan. Eitan, un generale a riposo esponente della destra fanaticamente religiosa e nazionalista che non ha voluto inserirsi nella nuova coalizione nata dalla fusione di quattro partiti religiosi e che pare ci terrebbe invece molto ad entrare nel Likud. Netanyahu non è affatto entusiasta della proposta, che marchierebbe il suo partito come esponente della destra più integralista. In ogni caso con Meridor e Beghin in testa al partito, due politici di opposte tendenze, è chiaro che il leader del Likud non farà nulla nel campo della pace e della guerra, e nella migliore delle ipotesi manterrà il fragilissimo e pericoloso status quo. Nei giorni seguenti, altre adesioni di ex generali, ex capo della polizia e altri personaggi: tutti a quanto pare certi di poter salire sul carro vittorioso di Bibi. Però non tutti gli acquisti lo soddisfano: l’ex capo di Stato Maggiore Bughi Yaalon, il giorno dopo aver pubblicamente annunciato la sua entrata nel Likud ha lanciato un forte attacco contro tutti gli arabi cittadini di Israele (e quindi parte dell’elettorato), accusandoli di essere traditori e nemici di Israele.

Un’altra dichiarazione che certo non è piaciuta a Netanyahu è stata quella di rav Mordechai (guida spirituale del Shas, partito disposto a entrare nel prossimo governo se presieduto dal Likud e pronto a rappresentare il suo primo alleato chiedendo per sé il Ministero dell’Istruzione). Il rav ha affermato in pubblico che i maestri delle scuole statali non religiose sono tutti somari e insegnano solo quisquilie come la storia degli altri popoli…

Come già scritto, quattro partiti religiosi (dal Mafdal di una volta a tre partitini estremisti) si sono fusi in una coalizione, nella speranza di ottenere maggiori consensi.

Il Kadima e i Laburisti cercano anch’essi di aggiungere nomi famosi alle loro liste. Finora entrambi i partiti si sono limitati a vantare l’entrata nelle loro file di giornalisti abbastanza noti, mentre negli ultimi giorni si nota l’ uscita di alcuni nomi autorevoli (come Ami Ayalon, ex capo dei servizi segreti e attualmente ministro senza portafoglio) dalle file dei Laburisti.

A sinistra il Merez, da cui sono usciti due parlamentari di chiara fama come Ran Cohen e Yossi Beilin che hanno deciso di lasciare la politica, spera sull’appoggio di transfughi dai Laburisti (Barak fa di tutto per ammiccare al centro destra e ha perfino dichiarato, per poi smentire, di non escludere una sua partecipazione a un governo di Netanyahu). Un gruppo di intellettuali ed ex politici, da David Grossman a Amos Oz, dal professor Ben Ami a Uzi Baram e Avraham Burg, ha dichiarato di voler dare vita a una formazione che appoggerà il Merez in tutta la sua campagna elettorale. I nomi sono di grande fama e valore, bisognerà vedere il giorno delle elezioni quanti voti aggiungeranno.

Oggi come oggi (fine novembre) i sondaggi danno il Likud come il partito vincente (e questo spiega il fatto che in tanti cerchino di entrarci all’ultimo momento) con il Kadima alle spalle. Ovviamente il partito dei pensionati è destinato a sparire dopo la sua effimera apparizione, mentre si prospetta per il Merez un aumento dei suoi parlamentari. Gli altri partiti sarebbero più o meno nelle posizioni attuali. Resta un’incognita sulla possibilità che i due partiti più votati (Likud e Kadima) riescano a formare una coalizione governativa di maggioranza. Su questo punto le previsioni sono ancora incerte.

Israel De Benedetti

 

Ruchama 17 novembre 2008