Israele

 

Tre racconti di Israel De Benedetti

Israele, dopo

di Reuven Ravenna

 

Dopo I sogni non passano in eredità e Anni di rabbia e di speranze, scritti di bilancio, per così dire, della sua esperienza di haver kibbutz, salito in Eretz Israel dopo la drammatica esperienza delle persecuzioni in Italia, Corrado Israel De Benedetti si cimenta in un genere letterario per lui nuovo, la narrativa. I tre racconti, fortemente impregnati di elementi autobiografici per i luoghi descritti, le esperienze vissute, le atmosfere di determinati periodi storici, costituiscono un approccio alla problematica delle comunità collettivistiche israeliane, spesso osservate, in passato, da lontano, come interessanti esperimenti sociali, concretizzazione di un’utopia abbastanza riuscita, fiore all’occhiello dell’epopea sionista. L’evoluzione della società ha fatto sì che dall’apologia si sia passati, a poco a poco, alla visione critica di un mondo di uomini con i loro difetti, le loro passioni, capace di suscitare, a seconda delle ideologie, rimpianti per l’epoca eroica del chalutzismo o scontate denigrazioni degli avversari antichi e attuali degli ideali socialisti sempre più in minoranza, almeno fino alla crisi attuale del capitalismo mondiale.

Nel primo racconto, Yeled Kuz, Corrado ci presenta un caso non raro negli anni delle grandi alyoth, il difficile inserimento dei giovani ‘olim in kibbutz, nel mondo della collettività chalutzistica: "i figli del di fuori", sopravvissuti a un mondo feroce, contrapposti agli "uomini nuovi", costruttori di un futuro radioso. Senza abbellimenti, assistiamo allo scontro tra l’olé di provenienza borghese-diasporica e i suoi nuovi compagni sabra, in una sequela di sfide, di contrasti sentimentali, che si concluderà, un po’alla De Amicis, nell’abbraccio finale dei due contendenti, Ariel, l’ole’ hadash e Amos, il "native", mi si perdoni l’espressione, feriti in una delle battaglie della Guerra del Giugno ’67.

Michal e Nur potrebbe essere il simbolo dei quaranta anni posteriori alla Guerra dei Sei Giorni, catena senza fine di colpi e contro-colpi di un conflitto sanguinoso, con tregue di speranza, traumaticamente infrante da guerre e Intifade. Le vicende di una ragazza di Kibbutz e di un giovane di Jenin che il destino farà incontrare fatalmente, una in veste di vittima e l’altro, spinto più dalla sfiducia che da una spinta ideologica, di shaid. Una luce, che potrebbe essere una forzatura letteraria, se non conoscessimo esempi reali. La madre di Michal non si arrende al dolore e cerca il padre di Nur, che decide di incontrarla. Un esile barlume di umanità in una situazione di diffidenza e di odio reciproco che sembra essere costante elemento della nostra condizione esistenziale.

Il mondo del kibbutz è un microcosmo concreto, che si è profondamente modificato, come tutta la società di Israele. In Sui campi di cotone, la novella più romantica, tocchiamo con mano questa realtà, tramite il flirt di un veterano con una giovane che "scenderà" in America, con il contrappunto di tragedie personali e drammi nazionali.

Altre opere di narrativa, di teatro, di cinema trattano già questi temi, ma siamo grati a Corrado per aver portato ancora una volta al lettore italiano l’immagine (la fotografia, come egli l’ha definita in una recente presentazione del libro) del kibbutz nella sua varietà umana, nei suoi costumi, inquadrandola nella cornice dei campi e delle colline del suo Negev settentrionale. Un merito non da poco, in un tempo nel quale ci si limita alla cronaca incessante delle vicende medio-orientali, con visioni spesso preconcette, superficiali, distorte.

Reuven Ravenna

 

Corrado Israel De Benedetti, Yeled Kuz, Michal e Nur, Sui campi di cotone. Racconti di Israele, dopo, Le Château, Aosta 2007, € 12,00